Articoli, saggi, R.C.A. -  Menin Alessandro - 2013-07-04

ART. 144 CODICE ASSICURAZIONI: NO ALLINTERVENTO IN CAUSA DELLA ASSICURAZIONE DEL DANNEGGIATO – Alessandro MENIN

Sommario. 1. Preambolo. – 2. La legittima scelta processuale di convenire in giudizio la compagnia assicurativa del danneggiante ex art. 144 cod. ass. –  3. La Illegittimità della costituzione della assicurazione  del danneggiante in nome e per conto di quella del danneggiato. – 3.A. Inefficacia erga omnes della Convenzione CARD. – 3.B. Inesistenza di procura e/o di trasferimento di poteri di rappresentanza giudiziale ai sensi della CARD. –  3.C. Insussitenza della legittimazione di rappresentanza processuale in base al "mandato irrevocabile di rappresentanza". – 3.D. Insussistenza della legittimazione di rappresentanza processuale in base ad una "delegazione cumulativa". – 4. L'inammissibilità dell'intervento in proprio della assicurazione del danneggiato. – 5. Il rapporto con il danneggiato e l'inadempimento contrattuale.

1. Preambolo

La fantasia delle compagnie di assicurazione non ha veramente limiti.

Dopo aver imposto la riforma (in pejus) delle procedure di risarcimento dei danni da sinistro stradale, aver tentato di imporre l'approvazione di inique tabelle per il risarcimento delle macro-lesioni, aver cercato di considerare come non più esistenti (o mai esistite) voci di danno riconosciute da dottrina e giurisprudenza, ora azzardano il nuovo coupe de théâtre, volendo togliere al danneggiato anche il diritto di avere, in causa, la controparte che si è scelto.

Accade, infatti, sempre più di frequente, che un danneggiato da sinistro stradale, dopo aver inutilmente tentato di ottenere il giusto risarcimento, sia costretto ad instaurare una causa civile.

Ecco che, in virtù della normativa in vigore, pur rivolgendo l'originaria richiesta di risarcimento alla propria assicurazione, in caso di fallimento della trattativa stragiudiziale, egli è libero di introdurre il giudizio con la procedura che valuta più proficua al raggiungimento del suo scopo risarcitorio: verso il solo danneggiante (ex art. 2054 c.c.); verso il proprio assicuratore (ex art. 149 cod. ass.) ovvero attraverso la vocatio in ius del danneggiante e del di lui assicuratore (ex art. 144 cod. ass.).

Ma tutto ciò non sta bene alle compagnie assicurative, le quali tentano di far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta, attraverso la costituzione della compagnia del danneggiato in nome per conto della compagnia del danneggiate, ovvero con l'intervento volontario della prima ad adiuvandum della seconda (che rimane contumace).

Un simile comportamento processuale è giustificato, solitamente, attraverso il deposito di un documento che le assicurazioni hanno denominato "mandato irrevocabile di rappresentanza", atto che, a parere delle compagnie, legittima la costituzione della assicurazione del danneggiato in qualità di mandataria della assicurazione del danneggiante ai sensi degli artt. 77 e 317 cpc.

L'intervento volontario ed in proprio della compagnia del danneggiato, invece, sempre a parere delle società di assicurazione, troverebbe fondamento normativo nell'art. 1 bis della convenzione C.A.R.D. , la quale,  essendo prevista (si badi, non regolata) dall'art. 13 dpr 254/2006, avrebbe efficacia erga omnes; gli obblighi da essa derivanti costituirebbero, quindi, l'interesse giudicamente apprezzabile che giusitifcherebbe l'intervento in casua.

Infine, ma non ultimo, sempre a parere delle compagnie, l'intervento proprio in causa della assicurazione del danneggiato contro il medesimo, non è condotta impropria e disdicevole, tutt'altro, essa sarebbe a garanzia e tutela dell'assicurato perché andrebbe ad aumentare il numero dei debitori in solido nei cui confronti egli avrebbe diritto di ottenere il pagamento, e ciò in base ad uno schema giuridico riconducibile alla delegazione cumulativa non liberatoria, di cui all'art. 1268 cc.

In pratica, il danneggiato dovrebbe ringraziare la azienda assicuratrice a cui da anni paga il premio perchè essa non lo difende e lo sostiene nella sua richiesta risarcitoria contro il responsabile, ma si pone come ulteriore avversario processuale, pronta a chiedere la reiezione delle sue richieste ed a far di tutto perché egli perda la causa.

Siamo al paradosso.

Ebbene, con le riflessioni che seguono si vuol tentare di restituire (meglio, di garantire) al danneggiato da sinistro stradale la libertà di continuare  a scegliere contro chi intentare una causa di risarcimento (e soprattutto, poi, di ritrovarlo in causa quale contraddittore), evidenziando quelli che sono gli errori, le forzature e le storture giuridiche utilizzate dalle compagnie di assicurazioni per scippargli anche questo diritto.

Però, prima di iniziare, ci verrà consentito di chiudere questo breve preambolo con le parole della dr.ssa Maria Grazia Rinaldi, giudice di pace di Bologna, la quale non più di un paio di mesi or sono, investita di un caso come quello che ci occupa, ha così stigmatizzato la situazione nella sentenza non definitiva n. 1688 del 5 aprile 2013: "invero, non si comprende perché, - di fronte alla via maestra del mandato tradizionale – ci si debba arrovellare, nelle aule di giustizia, peraltro non disoccupate, su questa questione".

Infine, ma non meno importante, debbo ringraziare dott.ssa Ylenia Coppo per l'aiuto in fase di ricerca e di stesura.

2. La legittima scelta processuale di convenire in giudizio la compagnia assicurativa del danneggiante ex art. 144 cod. ass.

Prima di tutto, è necessario ricordare come un danneggiato da sinistro stradale, nella fase extra-giudiziale, debba rivolgere le proprie richieste alla propria compagnia di assicurazione, secondo quanto stabilito dall'art. 149 cod. ass; detto obbligo, per la fase giudiziale, diviene una semplice facoltà, poiché, sempre l'art. 149 cod ass., prevede l'azione diretta solamente come una tra le diverse possibilità che l'ordinamento offre a chi ha subito danni in un incidente stradale.

E', infatti, insegnamento ormai consolidato nella giurisprudenza di merito quello fornito dalla Corte Costituzionale, la quale ha stabilito che l'azione diretta nei confronti del proprio assicuratore e l'azione oridinaria di responsabilità civile sono tra loro alternative, ma non escludenti, e di conseguenza non violano i principi costituzionali in materia di diritto alla difesa e di giusto processo (Corte Cost., sent. 180/2009; Corte Cost., ord. n. 192/2010).

Pertanto,accanto alla nuova azione diretta contro il proprio assicuratore è ammessa l'esperibilità dell'azione ex art. 2054 c.c., e l'ulteriore possibilità di agire contro l'assicuratore del responsabile civile.

In definitiva, il danneggiato, in virtù della normativa in vigore, pur rivolgendo l'originaria richiesta di risarcimento alla propria assicurazione, in caso di fallimento della trattativa stragiudiziale è libero di introdurre il giudizio con la procedura che valuta più proficua al raggiungimento del suo scopo risarcitorio: verso il solo danneggiante (ex art. 2043 c.c.); verso il proprio assicuratore (ex art. 149 cod. ass.) ovvero attraverso la vocatio in ius del danneggiante e del di lui assicuratore (ex art. 144 cod. ass).

L'interpretazione costituzionalmente orientata del Giudice delle Leggi, d'altro canto, appare in linea con la direttiva 2005/14/CE, che obbliga gli Stati membri a provvedere affinchè le persone lese da un sinistro, causato da un veicolo assicurato, possano avvalersi di un'azione diretta nei confronti dell'impresa che assicura contro la responsabilità civile la persona responsabile del sinistro.

Ebbene, questa facoltà di scelta (e non obbligo) risulta indigesta alle compagnie di assicurazioni che, attraverso una serie di giustificazioni, a mio avviso infondate, tentano di eludere il dictum della Corte Costituzionale, cercando di far rientrare dalla finestra la compagnia di assicurazione sbattuta fuori dalla porta.

Nelle controversie avviate ex art. 144 cod. ass nei confronti di danneggiante e di lui assicurazione rca, sI assisite, infatti, sempre più spesso alla costituzione dell'assicurazione del danneggiato  (quella che ha seguito il danno nella fase extra-giudiziale); e ciò tanto con comparsa di costituzione e risposta in nome e per conto della assicurazione del danneggiante (attraverso il deposito di un documento che le assicurazioni hanno denominato "mandato irrevocabile di rappresentanza" atto che, a parere delle compagnie, legittima la costituzione della assicurazione del danneggiato in qualità di mandataria della assicurazione del danneggiante ai sensi degli artt. 77 e 317 cpc), quanto con un atto di intervento volontario ed in proprio (che troverebbe fondamento normativo nell'art. 1 bis della convenzione C.A.R.D. , ovvero  in base ad uno schema giuridico riconducibile alla delegazione cumulativa non liberatoria, di cui all'aert. 1268 cc.).

Come si vedrà poco sotto, tutte le giustificazioni delle compagnie di assicurazione sono prive di fondamento giuridico.

3. La Illegittimità della costituzione della compagnia del danneggiante in nome e per conto di quella del danneggiato.

A. Inefficacia erga omnes della Convenzione CARD.

Il primo argomento che viene utilizzato in questo caso è la presunta opponibilità a tutti degli accordi contenuti nella Convenzione CARD (convenzione stipulata tra le sole imprese assicuratrici  - e nemmeno tutte - al fine di regolare tra loro i rapporti economici in caso di applicazione dell'indennizzo diretto).

Nulla di più falso.

Il richiamato accordo, invero, è un mero atto di natura privatistica e contrattuale che "non può avere rilevanza giuridica nei confronti dei terzi essendo un mero accordo tra compagnie di assicurazioni, e non avendo, di conseguenza, alcuna forza di legge vincolante per i danneggiati" (Giudice di Pace di Treviso, sent. non def. 774/2011).

Infatti, come osservato da attenta giurisprudenza di merito, la convenzione CARD "è stipulata tra assicuratori per regolare i rapporti che tra essi intervengono ma alla quale l'assicurato resta del tutto estraneo" (Giud. Pace Torino 18 aprile 2011, n. 3781).

In definitiva ci si chiede: com'è possibile che un atto privato di natura contrattuale possa legittimare l'esercizio di diritti davanti all'Autorità Giudiziaria, in contrasto con le norme che disciplinano la materia e, per di più, per effetto di un semplice accordo cui l'assicurato è estraneo? Si finirebbe per imporre al danneggiato una controparte che non ha scelto.

La limitata efficacia della CARD solo tra le parti sipulanti è ribadita anche dal Tribunale di Torino, il quale non ha mancato di sottolineare che: "l'accordo CARD è sorto in forza di una norma regolamentare (il reg. 254/2006) diretta a disciplinare la procedura di risarcimento diretto di cui all'art. 150 C.d.A.; esso non può quindi trovare legittimazione normativa quando, come nel caso di specie, si sia al di fuori di tale ambito" (Trib. Torino 22 gennaio 2013, n. 389).

Infatti, è bene ricordarlo, la CARD non è regolata dal DPR 254/2006, è solamente in esso prevista, all'art. 13, ove è disposto che  "le imprese di assicurazione stipulano fra loro una convenzione ai fini della regolazione dei rapporti organizzativi ed economici per la gestione dei risarcimento diretto".

Di più, la CARD è un accordo nemmeno obbligatorio per le imprese di assicurazioni, tanto che Probus Insurance company ltd ed Euro Insurances Limited non vi hanno aderito!

In definitiva, se l'accordo di cui si discute non è obbligatorio per le compagnie di assicurazione che operano della responsabilità civile auto, men che meno esso può ritenersi obbligatorio per un privato cittadino.

B. Inesistenza di procura e/o di trasferimento di poteri di rappresentanza giudiziale ai sensi della CARD.

Altro argomento utilizzato dalle assicurazioni del danneggiato per giustificare la propria legittimazione a costituirsi in giudizio quale mandataria di quella del danneggiante è il contenuto dell'art. 1 bis della convenzione CARD, rubricato "Poteri di rapprensentanza dell'impresa Gestionaria".

In forza di tale articolo le imprese assicuratrici aderenti alla Convenzione riconoscerebbero la procedura di risarcimento diretto come obbligatoria anche qualora il danneggiato ritenga di rivolgere la propria richiesta risarcitoria alla sola impresa Debitrice (cioè quella del responsabile civile); di conseguenza dovrebbe essere l'impresa Gestionaria (cioè quella del danneggiato) ad assumere, inaudita altera parte, e in forza di tale disposizione, la gestione.

Oltre alla rappresentanza sostanziale, secondo le assicurazioni, ogni impresa aderente conferirebbe, per tutti i casi in cui si trovi ad assumere la veste di Debitrice, ad ogni altra impresa aderente, che si trovi correlativamente ad assumere il ruolo di Gestionaria, il potere di rappresentarla in giudizio ai sensi dell'art. 77 c.p.c., in tutte le vertenze relative alla gestione del sinistro e in ogni grado del giudizio.

Errore giuridico di non poco conto, posto che la CARD si limita a definire la disciplina integrativa di una sistemazione di interessi predeterminata dalla legge in modo inderogabile, e non ad impartire o consentire rappresentanze processuali a seconda di casi, voglia o volontà degli aderenti, né, tantomeno, crea meccanismi di surrogazione soggettiva automatica.

Di conseguenza, nel caso in cui il danneggiato si avvalga della facoltà di citare il responsabile e la di lui assicurazione rc auto, a costituirsi in giudizio deve essere quest'ultima e non la compagnia del danneggiato stesso ritenedosi rappresentante processuale perché, a suo, dire così recita l'art. 1 bis della CARD; quest'ultima, infatti, non può di certo sostituirsi ad una norma di legge, né vi può derogare.

Come già puntualizzato poco sopra, infatti, la convenzione è, appunto, solo una convenzione, ovvero un accordo di tipo privatistico generale tra compagnie di assicurazioni, che, di certo, non assume alcun valore al di fuori degli accordi tra aderenti, il qule ha efficacia solo  tra le parti, con finalità di gestione interna dei rapporti tra le parti.

Certo un accordo generico di gestione di un sinistro non può minimamente venire assimilato ad una procura legittimante la rappresentanza processuale, ovvero sostituirsi ad una norma di legge.

Un tanto è stato rilevato anche dagli attenti giudici che operano all'ombra della Mole Antoneliana, laddove è stato sottolineato che  gli accordi CARD sono meri "atti di natura privatistica che non possono legittimare l'esercizio di diritti davanti l'autorità giudiziaria in contrasto con le norme che disciplinano la materia" (Trib. Torino 22 gennaio 2013, n. 389).

C. Insussitenza della legittimazione di rappresentanza processuale in base al "mandato irrevocabile di rappresentanza".

Il terzo argomento che viene utilizzato è supportato, solitamente, dal deposito di una copia di quello che le imprese di assicurazione hanno denominato "mandato irrevocabile di rappresentanza".

Solitamente in detta "procura" si legge: "La società YYYYY ... conferisce a ... [elenco di 71 società di assicurazioni in ordine alfabetico] ... un mandato irrevocabile a compiere ogni attività, nessuna eslcusa, che si renda necessaria per la gestione e la liquidazione del danno nei sinistri nell'ambito di applicazione degli art. 141 e 149 del Codice delle Assicurazioni".

I. E' lampante che con un simile atto non viene conferito a nessuna delle 71 compagnie citate alcuna valida procura o mandato ad litem, poichè l'oggetto di esso resta sempre una attività che la Gestionaria  è obbligata a svolgere per legge in nome proprio e delle cui obbligazioni risponde in nome proprio.

Basti pensare che anche in assenza di "mandato" i danneggiati che legittimamente invocano l'azione nei confronti delle Gestionarie possono farlo, citandole direttamente in giudizio nella loro qualità di assicuratrici dirette, e le stesse stanno in giudizio in nome proprio ai sensi dell'art. 149 cod. ass.; e se per caso le Gestionarie risulteranno soccobenti saranno esse, in proprio, ad essere obbligate ad adempiere; e per il caso di inadempimento agli obblighi derivanti da una sentenza, saranno sempre  le Gestionarie ad essere soggette ad esecuzione come qualsiasi debitore, non certo le presunte mandanti.

Insomma, detto ipotetico mandato  nulla aggiunge a quanto già dice la legge.

Inoltre, come non ha mancato di sottolineare l'oculato Giudice di Pace di Piacenza, "la procura rimane comunque atto negoziale che resta nell'ambito della autonomia tra privati e come tale certamente non può incidere sui diritti dei terzi né può modificare le norme processuali che disciplinano la materia in particolare l'art. 81 c.p.c. che in tema di sostituzione processuale prevede che fuori dai casi previsti espressamente dalla legge, nessuno può far vale nel processo un nome proprio un diritto altrui. Il mandato non è una procura generale e certamente non comporta alcun conferimento di poteri generali alla compagnia gestionaria, tanto meno di rappresentanza processuale. La stessa Cassazione ha più volte ribadito che il potere rappresentativo processuale, con la correlativa facoltà di nomina dei difensori e conferimento di procura alla lite può essere conferito soltanto a colui che sia investito di potere rappresentativo di natura sostanziale in ordine al rapporto dedotto in giudizio e poiché al mandatario non sono stati conferiti poteri generali in mancanza di tali poteri è esclusa la legittimazione ad processus del preteso rappresentante (si veda per tutte Cass. sez.Un. 2479/2009)". (giud. Pace Piacenza, sent. non def. 4 aprile 2012 n. 282, in www.personaedanno.it).

II. Oltre a non avere alcuna efficacia, il "mandato irrevocabile" non contempla la fattispecie di cui trattasi, ovvero la procedura azionata ai sensi dell'art. 144 C.d.A.

Infatti, anche a voler ritenere, per ipotesi, tale "procura" esistente, essa non è certamente valida per il caso in cui il danneggiato abbia deciso di agire in base al disposto di cui all'art. 144 cod. ass.

Nel "mandato irrevocabile", infatti, si fa espresso riferimento solamente agli art. 141 e 149 C.d.A.: "Con l'adesione alla Convenzione, ogni impresa conferisce a tutte le altre imprese aderenti un mandato irrevocabile a compiere ogni attività (...) nei sinistri rientranti nell'ambito di applicazione degli art. 141 e 149 del Codice della Assicurazioni (...)".

Dunque nell'ipotesi in cui il danneggiato non scelga quelle procedure, preferendo rivolgere direttamente la propria richiesta di risarcimento alla compagnia del responsabile civile, non sembra affatto utilizzabile tale forma di conferimento di presunti poteri di rappresentanza in capo all'impresa Gestionaria.

Quanto detto trova conforto anche nella lettura sistematica degli artt. 144 e 149 C.d.A.

Infatti, mentre l'art. 149 prevede l'intervento dell'assicuratore del responsabile nella procedura di risarcimento diretto al fine di estromettere la compagnia del danneggiato (ma solo ammettendo la responsabilità del danneggiante), nell'art. 144, che disciplina l'azione esperita nei confronti del responsabile e della sua compagnia assicurativa, non è previsto l'intervento dell'assicuratore del danneggiato.

E' oramai pensiero dominante nella Giurisprudenza di merito che una simile sostituzione rappresentativa sia illegittima e vada duramente osteggiata, così come evidenziato da Giudice di Pace di Bologna: " Si deve in primo luogo dire che non si è reperito un solo precedente che conforti la tesi della compagnia. Al contrario, la giurisprudenza formatasi in tutta Italia ha rilevato la nullità delle costituzioni di compagnie che pretendevano legittimazione processuale con un mandato quale quello oggi prodotto. Tale posizione si sta consolidando anche presso questo stesso Ufficio, e non solo" (Giud. Pace Bologna, sent. non def. 5 aprile 2013, n. 1688; conformi Giud. Pace Bologna ord. 12 gennaio 2012; Giud. Pace Imola, ord. 21 dicembre 2011;  Giud. Pace Bologna, ord. 21 giugno 2011; Giud. Pace Fidenza, sent. 24 gennaio 2012, n. 34; Giud. Pace Torino, sent. 28 novembre 2011, n. 10842; Giudice di Pace di Torino, sent. 18 aprile 2011, n. 3781; Trib. Torino, IV sez., sent. 22 gennaio 2013, n. 389; Giudice di Pace di Taranto, ord. 11 agosto 2010).

Evidente, ancora una volta, la totale carenza di legittimazione processuale rappresentativa in capo alla compagnia del danneggiato che pretenda di costituirsi in nome e per conto di quella del danneggiante.

D. Insussistenza della legittimazione di rappresentanza processuale in base ad una "delegazione cumulativa".

Ultimo argomento (per lo meno da me conosciuto) utilizzato dalle assicurazioni per salvare il salvabile, è quello di fa rientrare il chimerico "mandato irrevocabile" in una pretestuosa e fantasiosa "delega cumulativa", richiamando, a tal fine, le norme contenute negli artt. 1268 e 1273 c.c.

Nella realtà, il richiamo alle norme citate è errato e furoviante.

Infatti, secondo la Convnezione CARD, le compagnie di assicurazioni non si delegano e non si accollano alcunchè, semplicemente anticipano gli esborsi per i risarcimenti, pagamenti che poi trovano un adeguato bilanciamento nella così detta camera di compensazione, ove le assicurazioni operano la restituzione forfetaria del denaro anticipato, salva compensazione tra debiti e crediti sorti tra le medesime a causa dei sinistri pagati.

Di un tanto si è già accorto il Tribunale di Torino, il quale ha seraficamente liquidato questa questione, non lasciando adito ad alcun dubbio: "nemmeno possono trovare applicazione gli artt. 1273 e 1268 c.c. in quanto nella specie gli accordi interni tra le compagnie, cui il creditore è estraneo, non hanno ad oggetto l'assunzione del debito altrui, con subentro nella medesima posizione del debitore originario (non essendo espressamente pattuita tale assunzione dell'obbligazione), ma un "rinvio" del danneggiato al suo assicuratore in contrasto con la lettura costituzionalmente orientata dell'art. 149 cod. ass." (trib. Torino 22 gennaio 2013, n. 389).

*****

Non si può che concludere, quindi, per la più completa inammissibilità della costituzione della assicurazione del danneggiato in nome e per conto di quella del danneggiante per la totale carenza di legititimazione processuale rappresentativa ex art. 77 cpc.

*****

4. Sull'ammissibilità della costituzione della compagnia di assicurazione del danneggiato quale interveniente volontaria.

Anche l'intervento volontario in proprio, che si ritiene debba essere inquadrato nell'istituto dell'intervento ad adiuvandum ai sensi dell'art. 105 cpc., pone diversi problemi e dubbi, che investono tanto la legittimazione della impresa del danneggiato all'utilizzo di un simile istituto, tanto i rapporti con le altre parti processuali, quanto i rapporti contrattuali con il proprio assicurato.

I. Quando una assicurazione interviene volontariamente in un processo ove è parte il suo cliente, vien naturale pensare che essa ritenga doveroso dare man forte a quest'ultimo, prendendone, dove occorra, le difese.

Ciò non succede nel caso che analiziamo.

Negli innumerevoli tentativi posti in essere dalle compagnie assicurative di intervenire volontariamente con le finalità qui in discussione, esse sostengono che la costituzione in giudizio dell'impresa del danneggiato non rappresenti un pregiudizio per la sua posizione processuale, bensì un aumento di garanzia.

Riesce difficile condividere questa affermazione dal momento che il danneggiato, quale soggetto debole e, semmai, soggetto da tutelare, si ritrova ad avere come controparti non più due, ma ben tre diversi soggetti!

Qui, infatti, l'impresa che assicura la rc auto del danneggiato interviene per dar contro a quest'ultimo, per affossarlo, per vederlo perdere la causa, per sentirne dichiarare la responsabilità o, almeno, la soccombenza.

Insomma, l'intervento viene effettuato (come vorrebbe l'art. 149 ove è prevista normativamente una ipotesi di intervento) non a fini di semplificazione e di ausilio del proprio assicurato, ma per ostacolare l'accoglimento della pretesa del proprio cliente! (cfr. Trib. Torino 22 gennaio 2013, n. 389).

Ma se così è,  non si comprende dove stia il "diritto relativo all'oggetto o dipendente dal titolo dedotto nel processo", ovvero l'esistenza di "un proprio interesse" in capo all'assicurazione del danneggiato che ne giustifichi l'intervento nella causa.

Detto in altri termini: può esistere un interesse dell'assicuratore a vedere la soccombenza del proprio assicurato, di fronte al responsabile civile evocato in giudizio?

Si crede di no, anche perché sia per il codice civile sia per il codice delle assicurazioni, l'assicuratore ha il compito di intervenire per provvedere al risarcimento dei danni subiti da chi è rimasto incolpevolmente coinvolto in un sinistro stradale.

Oltrettutto, dato che l'art. 149 cod. ass., al comma 6, non consente al danneggiato di convenire in giudizio entrambe le compagnie assicuratrici, imponendogli di agire nei confronti dell'una o dell'altra, non si comprende per quale ragione dovrebbe, invece, permettersi alle stesse compagnie di stabilire, di comune accordo, la compartecipazione di quella del danneggiato nel giudizio promosso contro quella del responsabile civile.

Da ciò discende che "si deve ritenere che le compagnie di assicurazione non debbano assumere atteggiamenti che nulla hanno a che vedere con tale obbligo e tanto meno chiedere il rigetto della domanda che il proprio danneggiato – assicurato abbia legittimamente posto in essere contro l'assicuratore del responsabile del danno stesso e contro quest'ultimo. Da quanto rilevato si deve ritenere che ad ammettere impropriamente nel caso di specie l'intervento volontario (...)  si riconoscerebbe all'interveniente la possibilità di agire di fatto in conflitto di interessi con il proprio assicurato, il che deve reputarsi inammissibile" (Giud. di Pace Treviso, sent. 6 settembre 2011, n. 774).

II. L'intervento ad adiuvandum della assicurazione del danneggiante da parte di quella del danneggiato, è evidente, crea un corto circuito difficilmente sanabile.

Come si è accennato, infatti, le due assicurazioni hanno una posizione sostanziale antitetica, dal momento che ogni una potrebbe, in ipotesi, essere oggetto di domanda di manleva da parte del proprio assicurato.

Qualora venga posto in essere l'intervento volontario per cui si discute, l'impresa che assicura il danneggiato, pertanto, si potrebbe trovare ad assumere due posizioni processuali incompatibili: la prima a sostegno delle ragioni del responsabile civile, la seconda di garante del danneggiato.

Ed in entrambi casi essa assumerebbe detta posizione in proprio.

Ciò, in pratica, comporterebbe da un lato, il dovere (o almeno l'interesse) di sostenere le ragioni della assicurazione del danneggiante contro il danneggiato, motivo per il quale avverrebbe l'intervento volontario, da altro lato, l'obbligo di mantenere indenne il danneggiato nel caso in cui le ragioni dell'impresa del responsabile vengano accolte.

Questo particolare non è sfuggito alla più oculata giurisprudenza di merito, la quale non ha mancato di mettere in luce il paradosso che verrebbe a crearsi nel caso in cui si lasciasse legittimazione passiva in capo alle imprese assicuratrici dei danneggiati: qualora l'impresa Gestionaria vincesse la causa sarebbe lei stessa a dover risarcire il proprio assicurato, e dunque, si giungerebbe al paradosso di una parte che agisce in giudizio contro sè stessa! (cfr. Giud Pace Taranto, ord. 11 agosto 2010; similmente Giud. Pace Torino, sent. non def. 15 aprile 2011, n. 384).

In definitiva,l'intervento volontario è da considerarsi contra legem sotto il profilo processuale della carenza di interesse ad agire ex art. 100 c.p.c., oltre che da considerarsi inammissibile per lo stravolgimento della funzione sottesa al contratto assicurativo rca che ne deriva, essendo evidente il conflitto di interesse (sostanziale e processuale).

5. Il rapporto con il danneggiato e l'inadempimento contrattuale.

Una ultima riflessione, a margine e conclusione.

Il comportamento processuale tenuto dalle assicurazioni deve essere posto in relazione al rapporto contrattuale che lega assicuratore e cliente\danneggiato.

- Non vi è chi non veda nella condotta della impresa, che anziché difendere i diritti del proprio assicurato pagante tenta di sostenere le ragioni opposte, un chiaro inadempimento al contratto in essere tra i due.

L'assicurazione rc auto, infatti, imposta dall'art. 122 cod. ass., rientra nel più ampio genus del contratto di assicurazione della responsabilità civile, disciplinato dall'art. 1917 c.c., secondo il quale "l'assicuratore è obbligato a tenere indenne l'assicurato di quanto questi, in conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell'assicurazione, deve pagare a un terzo, in dipendenza della responsabilità dedotta nel contratto".

Le compagnie assicurative, intervenendo in causa o costituendosi in nome e per conto delle altre aderenti al sistema CARD, con la propria condotta processuale fanno esattamente il contrario, contravvenendo, quindi, a quelli che sono i propri doveri contrattuali: "proprio con riferimento agli obblighi contrattuali imposti all'assicuratore dal contratto per il quale l'assicurato ha pagato un premio si deve infine ribadire che ad esso è chiesto di manlevare il suo assicurato dalle richieste del terzo danneggiato e non certo di agire per opporsi alle legittime richieste che esso assicurato od altri come avviene nel presente caso, intenda formulare a sensi delle norme vigenti" (Giud. Pace Torino, sent. non def. 15 aprile 2011 n. 384).

- Come se non bastasse, l'art. 9 del D.P.R. 254/2006, rubricato "Assistenza tecnica e informativa ai danneggiati", al comma 1, prima parte, stabilisce che "L'impresa, nell'adempimento degli obblighi contrattuali di correttezza e buona fede, fornisce al danneggiato ogni assistenza informativa e tecnica utile per consentire la migliore prestazione del servizio e la piena realizzazione al risarcimento del danno".

Si badi, l'art. 9 parla di obblighi di correttezza, obblighi di buona fede, e di assistenza utile per consentire la migliore prestazione del servizio.

Operare in direzione diametralmente opposta, contrastando in un processo le richieste del proprio assicurato anzichè fornirgli assistenza per la piena realizzazione del risarcimento del danno è una chiara violazione degli impegni contrattuali indicati dalla norma di cui sopra.

Pertanto, ove l'assicurazione del danneggiato dovesse esssere ammessa a partecipare alla controversia che questi ha avviato seguendo le disposizioni di cuiall'art. 144 cod. ass, non resterà che richiedere i danni da inadempimento contrattuale, con buona pace dei diritti del danneggiato/assicurato.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati