Articoli, saggi, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2015-01-23

ART. 2043 E ART. 2050 C.C.: FONDANO DOMANDE DIVERSE? - Riccardo MAZZON

i rapporti tra l'articolo 2050 e l'articolo 2043 del codice civile

fondano domande diverse?

la responsabilità per fatto illecito prevista dalla norma generale dell'articolo 2043 del codice civile e quella per l'esercizio di attività pericolosa, di cui all'articolo 2050 stesso codice, hanno presupposti in parte differenti sicché, qualora il danneggiato faccia valere il primo tipo di responsabilità, il giudice non potrà ravvisare d'ufficio l'altro

La responsabilità per fatto illecito prevista dalla norma generale dell'articolo 2043 del codice civile e quella per l'esercizio di attività pericolosa, di cui all'articolo 2050 stesso codice, hanno presupposti in parte differenti sicché, qualora il danneggiato faccia valere il primo tipo di responsabilità, il giudice non potrà ravvisare d'ufficio l'altro - a meno che l'attore non abbia, sin dall'atto introduttivo del giudizio, enunciato in modo sufficientemente chiaro situazioni di fatto suscettibili di essere valutate come idonee, in quanto compiutamente precisate, ad integrare la fattispecie contemplata dall'articolo 2050 del codice civile (cfr. amplius il volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012):

"quando l'attore abbia invocato in primo grado la responsabilità del convenuto ai sensi dell'art. 2043 c.c., il divieto di introdurre domande nuove (la cui violazione è rilevabile d'ufficio da parte del giudice) non gli consente di chiedere successivamente la condanna del medesimo convenuto ai sensi degli art. 2050 (esercizio di attività pericolose) o 2051 (responsabilità per cose in custodia) c.c., a meno che l'attore non abbia sin dall'atto introduttivo del giudizio enunciato in modo sufficientemente chiaro situazioni di fatto suscettibili di essere valutate come idonee, in quanto compiutamente precisate, ad integrare la fattispecie contemplata da detti articoli. A tal fine, tuttavia, deve ritenersi insufficiente un generico richiamo alle norme di legge che disciplinano le suddette responsabilità speciali, ove tale richiamo non sia inserito in una argomentazione difensiva chiara e compiuta" (Cass. civ., sez. III, 20 agosto 2009, n. 18520, GCM, 2009, 7-8, 1200; conforme, comportando una mutatio libelli non deducibile neppure con la memoria ex art. 183 c.p.c.: Trib. Milano 30 novembre 2005, GiustM, 2005, 12, 89; conforme, in caso di domanda con la quale era stata chiesta la condanna del convenuto, proprietario di una cava in cui aveva trovato la morte un ragazzo che vi si era recato a compiere una escursione alla guida della propria moto fuoristrada, precipitando in una buca apertasi all'improvviso nel terreno, a titolo di responsabilità per attività pericolosa anziché a titolo di responsabilità per fatto illecito: Cass. civ., sez. III, 24 novembre 2005, n. 24799, GCM, 2005, 7/8; conforme Cass. civ., sez. III, 31 luglio 2002, n. 11356, GCM, 2002, 1413; conforme Cons. St., sez. VI, 4 giugno 2002, n. 3168, FACDS, 2002, 1494; conforme Cass. civ., sez. III, 22 ottobre 2002, n. 14905, GCM, 2002, 1834; conforme Cass. civ., sez. III, 6 marzo 1998, n. 2483, GCM, 1998, 522, Studium Juris, 1998, 831; conforme Cass. civ., sez. III, 5 agosto 1997, n. 7214, DR, 1998, 169; conforme Cass. civ., sez. III, 1 luglio 1998, n. 6418, GCM, 1998, 1432; conforme Cass. civ., sez. III, 28 novembre 1998, n. 12088, GCM, 1998, 2482) -,

né lo stesso danneggiato potrà dedurre per la prima volta, in appello o in cassazione, l'esistenza della diversa specie di responsabilità, ciò importando la necessità di nuove indagini di fatto; si confronti, in argomento, la seguente pronuncia, secondo la quale il giudice civile che, in sede di rinvio a seguito di annullamento della sentenza penale di proscioglimento pronunciato ai soli effetti civili dalla Corte di cassazione, dichiara responsabile il convenuto sulla base dell'art. 2050 c.c., in tali sensi accogliendo la domanda risarcitoria proposta dalla P.C. nel giudizio penale, incorre nella violazione dell'art. 112 c.p.c., mentre lo stesso giudice viola la norma di cui all'art. 394 del codice di rito civile se omette di dichiarare l'inammissibilità della domanda con cui la P.C., riassumendo la causa, chiede che la responsabilità sia affermata, anziché in base alla colpa del convenuto, in conseguenza dell'avere questi causato il danno nell'esercizio di un'attività pericolosa, atteso che la responsabilità civile fatta valere in seno al giudizio penale ne postula l'imputabilità almeno a titolo di colpa (se non di dolo):

"difatti, nei casi in cui la responsabilità sia imputata all'autore dell'illecito in base (quantomeno) alla colpa, e tale colpa si possa accertare ricorrendo anche a presunzioni, il giudice civile, nell'accertare l'esistenza del reato e per gli effetti che da ciò derivano sul piano risarcitorio, si può bensì servire di tali presunzioni, ma senza che ciò urti contro il generale principio secondo cui, nel giudizio di rinvio, non si possono proporre domande nuove (e costituisce nuova domanda quella che postuli l'affermazione della responsabilità civile non sulla base dell'art. 2043 e della colpa, ma in applicazione dell'art. 2050 e del criterio di imputazione della responsabilità previsto per il danno da attività pericolosa)" (Cass. civ., sez. III, 23 febbraio 2005, n. 3751, GCM, 2005, 2; DR, 2005, 677; conforme Cass. civ., sez. III, 5 agosto 1997, n. 7214, GCM, 1997, 1333).

Peraltro, ove una determinata questione giuridica - che implichi un accertamento di fatto - non risulti trattata in alcun modo nella sentenza impugnata, il ricorrente che proponga detta questione in sede di legittimità, al fine di evitare una statuizione di inammissibilità per novità della censura, ha l'onere non solo di allegare l'avvenuta deduzione della questione innanzi al giudice di merito, ma anche di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Corte di cassazione di controllare "ex actis" la veridicità di tale asserzione prima di esaminare nel merito la questione stessa:

"nella specie, vertendosi in materia di responsabilità del proprietario di un cavallo per i danni occorsi ad una minore sbalzata a terra dall'animale, a seguito della sentenza del giudice di secondo grado, che aveva escluso detta responsabilità ex art. 2052 c.c., per il fatto che l'animale era stato noleggiato al padre della minore, e che l'incidente era occorso fuori del recinto del maneggio, il ricorrente aveva censurato tale decisione per non aver valutato se trovasse applicazione la presunzione di responsabilità sancita dall'art. 2050 c.c., costituendo la gestione di un maneggio esercizio di attività pericolosa, allorché i cavalli siano affidati a soggetti che, per la loro giovane età ed inesperienza, non offrano garanzie di adeguata capacità di controllo dell'animale. La S.C. ha ritenuto inammissibile la censura, rilevando che, poiché la responsabilità ex art. 2050 c.c. ha presupposti di fatto non coincidenti con quelli della responsabilità ex art. 2052 c.c., presa in esame dal giudice di secondo grado, il ricorrente avrebbe dovuto indicare se ed in quale atto processuale aveva proposto la predetta questione" (Cass. civ., sez. III, 12 settembre 2000, n. 12025, GCM, 2000, 1920).

Parimenti, la pretesa avanzata per chiedere l'adempimento di un'obbligazione risarcitoria ex articolo 2043 del codice civile non varrà ad interrompere la prescrizione dell'azione (da identificarsi non solo in base al petitum ma anche alla causa petendi), successivamente esperita ai sensi dell'articolo 2050, medesimo codice:

"la pretesa avanzata per chiedere l'adempimento di un'obbligazione risarcitoria ex art. 2043 c.c. non vale ad interrompere la prescrizione dell'azione, successivamente esperita di risarcimento ex art. 2049, 2050, o 2051 c.c., difettando il requisito della pertinenza dell'atto interruttivo all'azione proposta, in quanto le domande suddette si pongono in una relazione di reciproca non fungibilità e derivano da diritti c.d. "eterodeterminati", per la cui identificazione occorre fare riferimento ai relativi fatti costitutivi, tra loro divergenti sul piano genetico e funzionale" (Cass. civ., sez. III, 16 gennaio 2006, n. 726, GCM, 2006, 3).



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