Legislazione e Giurisprudenza, Ordinamento penitenziario -  Redazione P&D - 2014-11-24

ART. 41 BIS O.P. :DIRITTO DEL MAFIOSO ALLA CORRISPONDENZA - Cass. Pen.47595/14 – Giulia Chiarini

- Divieto di interazione previsto dall"art. 41 bis O.P.

- Diritto del detenuto sottoposto al regime dell"art. 41 bis O.P. di coltivare i propri affetti familiari

- Trattenimento della corrispondenza per la prevenzione dei pericoli


La Corte di Cassazione afferma che il detenuto sottoposto al regime dell"art. 41 bis O.P. ha il diritto di mantenere contatti con i familiari attraverso la corrispondenza quando, detti contatti, non siano un pericolo per i beni tutelati dalla norma (prevenzione dei reati e sicurezza dell"Istituto di pena).

La pronuncia in esame trae origine dal ricorso promosso dalla Procura Generale della Repubblica di Ancona avverso l"ordinanza emessa in data 10.04.2013 dal Tribunale di Sorveglianza di Ancona.

Tale ordinanza accoglieva i reclami proposti dal detenuto sottoposto al regime dell"art. 41 bis O.P. contro i provvedimenti emessi dal Magistrato di Sorveglianza con i quali si disponeva di trattenere la posta in arrivo ed in partenza tra il detenuto reclamante e suo nipote, anch"esso "mafioso".

Il Tribunale di Sorveglianza, nell"accogliere i reclami del detenuto, affermava che quest"ultimo avesse il diritto di coltivare i propri affetti familiari, nonostante il divieto di interazione previsto dall"art 41 bis O.P., in quanto le lettere non rappresentavano un pericolo né per la prevenzione dei reati, né per la sicurezza dell"Istituto di pena.

A parer della Cassazione il ricorrente fonda la sua richiesta su motivi che rappresentano pericoli ipotetici ed astratti mentre l"ordinanza del resistente si basa sull"assenza del pericolo concreto in quanto, il controllo sulla corrispondenza intercorsa tra il detenuto ed il nipote non aveva rilevato nessun tipo di pericolo per l"ordine e la sicurezza pubblica.

La finalità special-preventiva che si persegue attraverso l"art 41 bis O.P. è quella di recidere o, quanto meno, quella di non favorire i rapporti tra i mafiosi per evitare lo scambio di informazioni relative all"attività dell"organizzazione alla quale appartengono e, soprattutto è quella di evitare l"influenza tra i componenti di una stessa cosca.

Nel caso di specie il Tribunale di Sorveglianza non aveva ritenuto sussistenti i predetti pericoli ed aveva permesso la corrispondenza tra il detenuto ed il nipote, benché entrambi mafiosi, perché sottoposta a controllo era stata ritenuta assolutamente priva di motivi di sospetto.

Nell"emettere l"ordinanza oggetto del ricorso, il Tribunale di Sorveglianza aveva considerato lo stretto rapporto di parentela tra i due detenuti ed aveva effettuato una valutazione prognostica positiva in relazione ai precedenti rapporti epistolare intercorsa tra i due in quanto considerati non pericolosi.

Il ricorrente, invece, aveva posto alla base della sua richiesta l"astratto pericolo che il detenuto avesse contatti con altri mafiosi (peraltro liberi) e, mosso dalla convinzione che il "mafioso" si avvalesse, nella corrispondenza suddetta, di un linguaggio convenzionale al fine di inviare messaggi ad altri appartenenti all"organizzazione mafiosa, chiedeva il trattenimento delle lettere in arrivo ed in partenza.

La Cassazione dichiara inammissibile tale ricorso ritenendo fondata a livello sia logico che giuridico l"ordinanza del Tribunale di Sorveglianza e permette anche ai detenuti mafiosi di coltivare gli affetti familiari attraverso l"invio di lettere, qualora queste, non ledano il bene giuridico tutelato dall"art. 41 bis O.P.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati