Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2014-01-13

ART. 416TER C.P. E SIGNIFICATO DI 'EROGAZIONE DI DENARO' - Cass. Pen. 32820/12 - Francesco M. BERNICCHI

Il reato di scambio elettorale politico mafioso si ottiene dal combinato disposto di due norme:

Il comma 3 dell'art. 416 bis: "L'associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgano della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali."

e l'articolo 416 ter:" La pena stabilita dal primo comma dell'articolo 416-bis si applica anche a chi ottiene la promessa di voti prevista dal terzo comma del medesimo articolo 416-bis in cambio della erogazione di denaro"

Il reato di scambio elettorale politico mafioso è stato "rivisitato" dalla scarna giurisprudenza che in questi vent"anni è riscontrabile.

Si possono individuare in particolare due segmenti della fattispecie che sono stati sottoposti a un"intensa opera ermeneutica da parte della giurisprudenza:

le locuzioni a)"promessa di voti prevista dal terzo comma dell"art. 416 bis", e l"espressione b) "erogazione di denaro".

Per quanto concerne l'erogazione di denaro c'è stato ampliamento avvenuto con due distinte "rimodulazioni ermeneutiche" concernenti, rispettivamente, le parole "erogazione" e "denaro".

Denaro: cominciando dalla seconda, recenti pronunce hanno sostenuto l"applicabilità del reato anche nei casi in cui la prestazione del "politico" abbia per oggetto non il denaro ma anche "qualsiasi bene che rappresenti un valore appunto di scambio in termini di immediata commisurazione economica, restando invece escluse dalla portata precettiva altre utilità, che solo in via mediata possono essere trasformate in utili monetizzabili e, dunque, economicamente quantificabili" (così Cass. 30 novembre 2011, n. 46922 e Cass. 11 aprile 2012, n. 20924). Sembra proprio una evidente "forzatura" del dato testuale, ben al di là del confine tra interpretazione estensiva ammissibile e vera e propria analogia in malam partem.

Altre sentenze si sono limitate ad affermare, senza argomentare, che il reato si perfeziona quando alla promessa mafiosa di voti corrisponda da parte dell"agente "l"erogazione di denaro o altra utilità" (Cass. 5 giugno 2012, n. 1390)

Erogazione: la giurisprudenza ha affrontato il problema se intenderlo

in senso "forte", e cioè chiedendo per integrare il requisito l"effettivo versamento del denaro da parte dell"autore in favore degli esponenti mafiosi;

oppure in senso "debole", ossia accontentandosi di una promessa di versamento materiale, con la conseguenza di considerare quale momento di perfezione del reato la stipula del patto con l"assunzione reciproca degli impegni (procacciamento elettorale vs denaro).

In una recente sentenza della I sezione della Cassazione si affermi che il secondo orientamento è dominante (Cass. 2 marzo 2012, n. 32820): "Il reato di scambio elettorale politico-mafioso si perfeziona al momento delle reciproche promesse, indipendentemente dalla materiale erogazione del denaro, essendo rilevante – per quanto attiene alla condotta dell"uomo politico – la sua disponibilità a venire a patti con la consorteria mafiosa, in vista del futuro e concreto adempimento dell"impegno assunto in cambio dell"appoggio elettorale"



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