Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-11-11

ART. 43 DDL STABILITA 2015: ADELANTE CON JUICIO – Alceste SANTUARI

Pubblica amministrazione

Rispetto alle attese create, il testo di ddl Stabilità 2015 sembra essere stato ridimensionato con riferimento alle società partecipate

Nella versione originaria dell"art. 43 del disegno di legge recante "legge di Stabilità 2015", i primi quattro commi stabilivano un crono-programma di scadenze stringenti (a decorrere dal 1 gennaio 2015 fino al 31 marzo 2016). Si trattava di un percorso operativo obbligato con cui gli enti locali avrebbero dovuto attuare, sotto la supervisione e il monitoraggio della Corte dei Conti, un processo di razionalizzazione delle partecipazioni (dirette ed indirette) nelle società pubbliche. Tale processo rispondeva – come è noto – all"esigenza di ridurre in modo strutturale gli assets entro il 31 dicembre 2015, in ossequio ai criteri individuati nel c.d. "Piano Cottarelli" presentato il 7 agosto scorso, che di seguito sintetizziamo:

-        eliminazione delle società considerate "scatole vuote";

-        eliminazione delle società non necessarie;

-        processi di aggregazione tra soggetti che svolgono attività similari;

-        contenimento dei costi di funzionamento;

-        riorganizzazione della governance societaria.

Nella nuova edizione dell"art. 43, i commi sopra citati non sono stati più riprodotti, benché nella relazione contenuta nel disegno di legge si continui a leggere che "la disposizione si inserisce nel quadro delle previsioni di cui all"art. 23 del decreto legge 24 aprile 2014, n. 66, da cui ha avuto luogo il rapporto Cottarelli recante "programma di razionalizzazione delle partecipate locali".

La nuova versione dell"art. 43 prevede un set di incentivazioni a favore delle aggregazioni tra soggetti operanti nei spl a rilevanza economica, così da rilanciare gli investimenti, ribadendo e rafforzando l"obbligo per gli enti locali di partecipare agli organi di governo degli ambiti territoriali ottimali. Come è noto, non trattasi di novità assoluta, in quanto già da qualche anno la costituzione di ambiti ottimali di riferimento per la gestione dei spl è considerata quale componente di un moderno sistema di programmazione, organizzazione e gestione dei servizi pubblici locali.

Si aggiunga che l"art. 43 conferma l"esclusione dal patto di stabilità delle spese per investimenti degli enti locali che procedano a dismissioni totali o parziali delle proprie partecipate, dismissioni che avvengono in forma volontaria e non più obbligata e cogente.

Il "depotenziamento" dell"art. 43 rispetto alla precedente versione è stato sottolineato dalla Corte dei Conti che, nel corso dell"audizione del 3 novembre 2014 sul ddl di stabilità 2015, ha evidenziato che la razionalizzazione delle società partecipate "è argomento di primaria attenzione sul processo di revisione della spesa pubblica, essendo evidenti le esigenze di un profondo riordino in un settore ad alto rischio per gli equilibri della finanza pubblica e con ampi margini di efficientamento".

Tuttavia, la Corte dei Conti segnala che la nuova versione del ddl di Stabilità 2015 "si limita a dettare disposizioni che disciplinano" gli ATO, "integrando e modificando quanto già previsto dall"art. 3-bis del DL 138/2011".

Se il ddl di Stabilità 2015 nella sua versione aggiornata e qui oggetto di commento non sembra rispondere alle attese di quanti (ancora una volta) immaginavano un riordino complessivo della disciplina delle società partecipate e quindi dei spl, si può forse "contare" sulle previsioni contenute nel disegno di legge (AS 1577) elaborato dal Governo in materia di organizzazione della P.A., il cui art. 15 contiene una specifica delega afferente il riordino della disciplina dei spl, che di seguito riportiamo:

Art. 15.

(Riordino della disciplina
dei servizi pubblici locali)

1. Il decreto legislativo per il riordino della disciplina in materia di servizi pubblici locali è adottato sulla base dei seguenti princìpi e criteri direttivi, che si aggiungono a quelli di cui all'articolo 12:

a) definizione dei poteri di regolazione e controllo delle autorità indipendenti;

b) definizione dei criteri per l'individuazione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica;

c) individuazione delle modalità di organizzazione e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica in coerenza con la disciplina dell"Unione europea in materia di concorrenza;

d) definizione dei criteri per la definizione degli ambiti territoriali ottimali e per l'individuazione degli enti di governo responsabili dell'organizzazione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica;

e) definizione dei criteri per l'esercizio delle funzioni dei comuni in forma associata;

f) individuazione delle modalità di gestione del servizio pubblico e tipologie di affidamenti;

g) individuazione delle modalità e degli strumenti per assicurare la trasparenza delle procedure di affidamento;

h) individuazione dei termini e delle modalità adeguati ad assicurare la corretta e tempestiva attuazione delle norme in coerenza con la disciplina dell"unione europea anche con riferimento alla scadenza degli affidamenti;

i) coordinamento con la normativa dell"Unione europea e nazionale in materia di appalti e concessioni e di regolazione dei servizi pubblici;

l) individuazione dei meccanismi di premialità per gli enti locali che ricorrono alle procedure ad evidenza pubblica e favoriscono l'aggregazione degli ambiti gestionali secondo criteri di economicità ed efficienza;

m) disciplina dei regimi di proprietà e di gestione delle reti nel settore dei servizi pubblici locali di rilevanza economica;

n) individuazione degli indirizzi per la definizione dei regimi tariffari;

o) individuazione delle funzioni di governo, organizzazione, regolazione e controllo dei servizi pubblici locali a rilevanza economica, delle amministrazioni pubbliche e delle autorità di regolazione che ai diversi livelli di governo presiedono alle diverse funzioni e delle regole della loro interazione.



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