Varie, Reato -  Redazione P&D - 2014-05-14

ART. 587 C.P. L'ABBANDONO MATERIALE E MORALE COSTITUISCE UN REQUISITO DELLA FATTISPECIE OGGETTIVA DA LEGGERE IN CHIAVE SOGGETTIVA - Cass. pen. 26663 - Eleonora MONTARULI

La corte di Cassazione chiarisce in questa pronuncia il significato da attribuire all"elemento oggettivo della condizione di abbandono morale e materiale, dopo aver ripercorso l"iter formativo di questa fattispecie di reato e aver individuato la ratio nella considerazione da parte del legislatore delle condizioni di turbamento psichico ed emotivo connesse al parto e al contesto di  particolare difficoltà in cui esso viene a collocarsi. Questa è la ragione alla base del meno severo trattamento sanzionatorio previsto dall"art 587 c.p., rispetto alla fattispecie generale di omicidio volontario.

Gli elementi specializzanti previsti dall"art 587, argomenta la Suprema corte, sono due: il dato cronologico ("immediatamente dopo il parto") e le condizioni di abbandono morale e materiale della madre durante il parto. Tali elementi devono sussistere oggettivamente e congiuntamente, tuttavia, la questione intorno alla quale ruota la vicenda è da ricondursi all"interpretazione del secondo di tali elementi.

Con la sentenza in commento, la Corte fornisce la seguente interpretazione: "l"abbandono materiale e morale costituisce un requisito della fattispecie oggettiva da leggere in chiave soggettiva: la concreta situazione di abbandono non deve rivestire carattere di oggettiva assolutezza, in quanto è sufficiente a integrare la situazione tipica anche la percezione di totale abbandono avvertita dalla donna nell"ambito della complessa esperienza emotiva e mentale quale quella che accompagna la gravidanza e poi il parto".

La nozione di "abbandono materiale e morale" è stata oggetto di diverse interpretazioni da parte della Suprema Corte. Secondo un primo e più restrittivo indirizzo, tale requisito sarebbe integrato esclusivamente quando "la madre è lasciata in balia di se stessa senza alcuna assistenza sicchè ella senta di trovarsi in uno stato di isolamento che non lascia prevedere l"intervento di terzi né un qualsiasi soccorso materiale o morale  per cui disperi di poter assicurare la sopravvivenza al neonato Così Cass. pen., sez. I, 29 luglio 1999, n. 9694, in Cass. pen., 00, 2274. In senso conforme: Cass. pen., sez. I, 26 giugno 2007, n. 24903, in Ced 236840; Cass. pen., sez. V, 5 maggio 2004, n. 21081, in Cass. pen., 93, 2525; Cass. pen., sez. I, 12 settembre 1985, n. 7997, in Cass. pen. 87, 552, la quale afferma che le condizioni di abbandono possono ritenersi sussistenti solo quando la madre venga a trovarsi in uno stato di isolamento tale che non consenta l"aiuto di presidi sanitari o di altre persone.

V"è poi un diverso e più estensivo indirizzo interpretativo, fatto proprio dalla sentenza in commento, che ritiene integrato il requisito dell"abbandono materiale e morale anche quando sia possibile, nel contesto ove avviene il parto, il ricorso da parte della madre all"aiuto di presidi sanitari (Cass. pen. sez. I, 1 agosto 1991, n. 8480, in Cass. pen., 92, 2751). In generale per tale secondo orientamento l"integrazione dell"elemento oggettivo del reato "non richiede che la situazione di abbandono materiale e morale rivesta un carattere di oggettiva assolutezza, trattandosi di un elemento da leggere in chiave soggettiva, in quanto è sufficiente anche la percezione di totale abbandono avvertita dalla donna nell"ambito di una complessa esperienza emotiva e mentale quale quella che accompagna la gravidanza e poi il parto (Così Cass. pen., sez. I, 7 ottobre 2010, n. 40993, in Ced 248934, che riprende Cass. pen., sez. I, 3 ottobre 1986, n. 1007, inCass. pen., 88, 603).



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