Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2013-08-11

ART. 873 C.C., DISTANZE E CONFINI: DISPOSIZIONI RESTRITTIVE SOPRAVVENUTE MA JUS EDIFICANDI GIA' ESERCITATO - RM

Siccome gli strumenti urbanistici locali, essendo essenzialmente diretti alla tutela dell'interesse pubblico nel campo urbanistico, trascendono l'interesse dei privati, anche in tema di distanze fra costruzioni, in ipotesi di successione di norme regolamentari – richiamate dall'articolo 873 del codice civile - nel tempo, le disposizioni sopravvenute sono - salvo il limite del già avvenuto esercizio dello jus edificandi: - cfr., amplius, "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto - di immediata applicazione, anche se più restrittive:

"in tema di distanze fra costruzioni ed in ipotesi di successione di norme nel tempo, le disposizioni più restrittive sopravvenute sono di immediata applicazione, poiché gli strumenti urbanistici locali, essendo essenzialmente diretti alla tutela dell'interesse pubblico nel campo urbanistico, trascendono l'interesse dei privati; ne consegue che, sopravvenuta una nuova regolamentazione, le nuove costruzioni devono ad essa adeguarsi, ancorché l'autorizzazione a costruire fosse legittima sulla base della previgente normativa. Tale principio trova peraltro un limite nel già avvenuto esercizio dello jus aedificandi, con la concreta attuazione dell'opera, poiché in tale ipotesi la nuova disciplina non può spiegare efficacia retroattiva, né vulnerare situazioni pregresse e già consolidate" Cassazione civile, sez. II, 22/09/2010, n. 20038 Fabris c. Pasin ed altro Giust. Civ. 2010, 12, 2746 Giust. civ. Mass. 2010, 9, 1246.

Quanto al limite del già avvenuto esercizio dello jus edificandi, si confronti la pronuncia così generalmente massimata,

"in materia di violazione delle norme dettate per il rispetto delle distanze legali, lo ius superveniens che contenga prescrizioni più restrittive, non incontra la limitazione dei diritti quesiti e non trova applicazione per le costruzioni che al momento della sua entrata in vigore possono considerarsi già sorte per l'attuale realizzazione delle strutture organiche, che costituiscono il punto di riferimento per la misurazione delle distanze legali" Cassazione civile, sez. II, 24/06/2008, n. 17160 Pesaresi e altro c. Soc. Edil Michele 74 coop. e altro Giust. civ. Mass. 2008, 6, 1019 Giust. Civ. 2009, 2, 381

attraverso la quale la Suprema Corte ha cassato, con rinvio, la sentenza del giudice di merito che aveva fatto riferimento a normative relative a due diversi strumenti urbanistici, succedutisi nel tempo, per la misurazione dell'altezza degli edifici e il calcolo delle distanze:

"con atto di citazione notificato l'8.4.1982 P.A., Pe.Al., p.a., M.F., P.P. cui succedevano nel corso del processo gli eredi P.M. ed M.E., G.A. cui succedevano in pendenza del processo gli eredi G.L., G.F. ed Ma.Er. convenivano in giudizio dinanzi al Tribunale di Ancona la S.r.l. Cooperativa S. Michele e, premesso di essere proprietari di due fabbricati edificati su suolo confinante con il lotto su cui la suddetta cooperativa aveva realizzato alcune costruzioni, assumevano che quest'ultima nel costruire aveva occupato una parte del suolo di loro proprietà, non aveva rispettato la distanza minima dal fabbricato più vicino prevista dallo strumento urbanistico locale ed aveva alterato lo stato dei luoghi provocando il ristagno delle acque piovane entro la loro proprietà; gli attori chiedevano quindi la demolizione delle opere realizzate in violazione delle norme sulle distanze, l'esecuzione dei lavori atti ad impedire le infiltrazioni d'acqua e di umidità e la condanna della Cooperativa S. Michele al risarcimento dei danni. La Società convenuta costituendosi in giudizio contestava il fondamento delle domande attrici di cui chiedeva il rigetto. Con sentenza del 24.1.1996 l'adito Tribunale, in parziale accoglimento delle domande attrici, ordinava la demolizione delle opere illegittimamente realizzate e condannava la convenuta al risarcimento dei danni nella misura di L. 27.000.000 oltre interessi legali sulla somma originaria rivalutata anno per anno per lo sconfinamento della costruzione della convenuta nella proprietà degli attori. Avverso tale sentenza proponevano impugnazione la Cooperativa S. Michele ed i soci assegnatari dei rispettivi appartamenti B. R., C.U., C.F., I. L., M.R., O.L., P. N. e R.G.; resistevano al gravame P.M. ed P.A. quali eredi di P.P. ed M. E., P.A. anche in proprio, G.L., G.F. ed Ma.Er. quali eredi di G. A., Pe.Al., p.a. e M.F." Cassazione civile, sez. II, 24/06/2008, n. 17160 Pesaresi e altro c. Soc. Edil Michele 74 coop. e altro Giust. civ. Mass. 2008, 6, 1019 Giust. Civ. 2009, 2, 381.

In particolare, la Corte di Appello di Ancona, con sentenza del 29.4.2002, in riforma della decisione di primo grado, aveva respinto le domande proposte dagli appellati, con l'atto di citazione introduttivo del primo grado di giudizio, attraverso il seguente ragionare:

"il Giudice di Appello, dopo aver ritenuto tardiva e comunque infondata l'eccezione degli appellati di nullità della Consulenza Tecnica d'Ufficio espletata nel secondo grado di giudizio, ha premesso nel merito che secondo le prescrizioni del piano regolatore generale del 1975 la distanza minima tra edifici doveva essere pari ai 3/4 dell'altezza dei medesimi, e che per altezza si intendeva quella "massima tra quelle delle varie fronti, misurata dal piano di utilizzo (piano terreno sistemato al piede della fronte) alla linea di intradosso dell'ultimo solaio"; la Corte territoriale, rilevato che il profilo essenziale della controversia riguardava il significato da attribuire alla nozione di piano di utilizzo, ha ritenuto che, mentre il piano di campagna è per definizione quello preesistente all'intervento edilizio, il piano di utilizzo fa riferimento alla conformazione del terreno risultante dalla ultimazione dell'intervento edilizio, ossia al piano di calpestio esistente al piede della fronte; pertanto, poichè l'altezza dell'edificio della Cooperativa risultava, facendo coincidere il piano di utilizzo con il livello di riporto, pari a metri 8,52, conseguentemente la distanza stabilita come minima dallo strumento urbanistico locale era pari a metri 6,39, come tale osservata nella fattispecie, posto che il fabbricato della Cooperativa era stato eretto a metri 6,67 da quello degli appellati. Infine il Giudice di Appello ha ritenuto insussistente, sulla base dell'accertamento compiuto dal Consulente Tecnico d'Ufficio di secondo grado, qualsiasi sconfinamento delle opere di recinzione sulla base dei rispettivi atti di frazionamento della proprietà confrontati sia con lo stato dei luoghi sia con le risultanze catastali" Cassazione civile, sez. II, 24/06/2008, n. 17160 Pesaresi e altro c. Soc. Edil Michele 74 coop. e altro Giust. civ. Mass. 2008, 6, 1019 Giust. Civ. 2009, 2, 381.



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