Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2015-10-10

ARTICOLO 9 DEL DECRETO MINISTERIALE N. 1444 DEL 2 APRILE 1968: QUALE RATIO? - Riccardo MAZZON

la ratio dell"articolo 9 del decreto ministeriale n. 1444 del 2 aprile 1968

non è diretta alla tutela della riservatezza

è quella, essenzialmente, di evitare la creazione di intercapedini in grado di impedire la libera circolazione dell'aria

Quanto alla ratio che sorregge il disposto in esame, essa non è diretta alla tutela della risrvatezza,

"la distanza prevista dall'art. 9, d.m. 2 aprile 1968, n. 1444 è volta non alla tutela della riservatezza, ma alla salvaguardia di imprescindibili esigenze igienico sanitarie e, a differenza delle distanze dal confine, è tassativa ed inderogabile per via di private pattuizioni; di conseguenza essa è operante nel caso sia in cui una sola delle due pareti frontistanti sia finestrata, sia quando la nuova opera sia di altezza inferiore rispetto alle preesistenti vedute o parzialmente nascosta dal muretto e dalla recinzione di confine" Consiglio di Stato, sez. IV, 20/07/2011, n. 4374 (Annulla Tar Liguria, sez. I, n. 1233 del 2006) P. ed altro c. (avv. Massa, Villani) c. G. ed altro c. (avv. Levrero, Lorenti) Foro amm. CDS 2011, 7-8, 2391 (s.m.)

ma è quella, essenzialmente, di evitare la creazione di intercapedini in grado di impedire la libera circolazione dell'aria, come tali produttive di insalubrità oltreché riduttive di luminosità (per motivi igienico – sanitari (cfr., amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto):

"l'art. 9 d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, laddove prescrive la distanza di dieci metri tra le pareti finestrate di edifici antistanti, va rispettata in tutti i casi, trattandosi di norma volta ad impedire la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico-sanitario, e pertanto non è eludibile. Pertanto, le distanze tra le costruzioni sono predeterminate con carattere cogente in via generale ed astratta, in considerazione delle esigenze collettive connesse ai bisogni di igiene e di sicurezza, di modo che al giudice non è lasciato alcun margine di discrezionalità nell'applicazione della disciplina in materia di equo contemperamento degli opposti interessi. In materia di distanze legali, l"art. 136 d.P.R. n. 380 del 2001 ha mantenuto in vigore l"art. 47 quinquies, commi 6, 8, 9, della legge nazionale n. 1150 del 1942, per cui in forza dell"art. 9 del d.m. n. 1444 del 1968 la distanza minima inderogabile di 10 metri tra le pareti finestrate e di edifici antistanti è quella che tutti i Comuni sono tenuti ad osservare, ed il giudice è tenuto ad applicare tale disposizione anche in presenza di norme contrastanti incluse negli strumenti urbanistici locali, dovendosi essa ritenere automaticamente inserita nel prg al posto della norma illegittima. Inoltre, se la deroga è consentita solo per piani particolareggiati e le lottizzazioni convenzionate, in tale previsione non può ricomprendersi il permesso di costruire" Consiglio di Stato, sez. IV, 02/11/2010, n. 7731 F. c. C. s.r.l. , Com. Parma Il civilista 2011, 3, 22 (nota BUFFONE) – conforme, nel senso che mira ad evitare essenzialmente la creazione di intercapedini in grado di impedire la libera circolazione dell'aria, come tali produttive di insalubrità oltreché riduttive di luminosità e dunque non autorizzabili per motivi igienico - sanitari; pertanto, tale disciplina è applicabile anche in caso di sopraelevazione: Cons. St., sez. V, 19.10.99, n. 1565, BLT, 2000, 171; - conforme, in quanto l'art. 9 d.m. 2 aprile 1968 prescrive che la distanza di dieci metri tra pareti finestrate va rispettata in tutti i casi, trattandosi di norma volta ad impedire la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico-sanitario e, pertanto, non eludibile in funzione della natura giuridica dell'intercapedine: T.A.R. Sicilia Catania 27.10.94, n. 2373, TAR, 1994, I, 4692.



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