Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Lombardi Filippo - 2014-09-25

ARTICOLO NON FIRMATO E RESPONSABILITA' DEL DIRETTORE - CASS. PEN. 31813/2014 - F. LOMBARDI

Nota a Cassazione Penale, sez. V, 4 aprile 2014 - 18 luglio 2014, n. 31813

Presidente Dubolino, Relatore Caputo.

Un articolo, dal nome "Sporcizia, cibi avariati e irregolarità. Messi i sigilli a due ristoranti etnici", veniva reputato dai giudici di merito lesivo della reputazione di Tizio, titolare di uno dei due ristoranti coinvolti nella vicenda. Ciò in quanto, pur essendo la notizia della chiusura vera con riferimento ad entrambi i locali cui l"articolo si riferiva, l"articolista li accomunava con riguardo alle cause, che, invece, erano tutt"altro che identiche.

Più nello specifico, la condotta di chi aveva redatto l"articolo - carente in termini di chiarezza e dovizia di particolari - aveva finito per addossare a Caio colpe che egli non aveva, vale a dire l"irregolarità del locale in termini di igiene e l"impiego di una donna eritrea in stato di gravidanza, le quali erano certamente in grado di suscitare un forte sentimento di disapprovazione da parte del lettore nei confronti della struttura, e di menomare in tal modo la reputazione della persona offesa.

Non essendo stata accertata l"identità dell"articolista, veniva condannato per diffamazione ex art. 595 c.p. il direttore del quotidiano, per due ragioni:

1) egli doveva reputarsi autore dell"articolo non firmato, in assenza di elementi che consentissero di attribuire lo stesso ad altri soggetti.

2) veniva considerata sussistente l"accettazione del rischio di ledere l"altrui reputazione in luogo della colposa omissione di controllo. Il dolo indiretto veniva in concreto rinvenuto in base al contenuto obbiettivamente diffamatorio dell"articolo.

La Corte di Cassazione, con la sentenza in epigrafe, smentisce l"orientamento seguito dal Tribunale e dalla Corte d"Appello, ribadendo il principio per cui il direttore del giornale risponde di regola ex art. 57 c.p. (che stigmatizza una omissione colposa di controllo), a meno che non sia provato il concorso con l"articolista nel delitto di diffamazione o la diretta paternità dello scritto offensivo. Detta paternità non può essere automaticamente desunta dal solo fatto che non sia nota l"identità dell"effettivo articolista, tutt"al più questa circostanza generando un più stringente obbligo di controllo sul contenuto dell"articolo da parte del direttore.

Altresì, il Giudice della Nomofilachia rinviene la carenza di motivazione in ordine alla volontà di ledere la reputazione del terzo, poiché essa veniva dedotta dalla anonimia del redattore dell"articolo e dal solo contenuto diffamatorio di quest"ultimo, e non sulla scorta di parametri sintomatici ed aggiuntivi rispetto all"oggetto degli scritti, quali la loro correlazione con il contesto sociale dal quale traggono ispirazione, la forma, l'evidenza e la collocazione tipografica loro assegnata nello stampato, "circostanze, queste, che sono espressione del meditato consenso e della consapevole adesione del direttore al suo oggetto, quale manifestazione del convincimento e della partecipazione attiva di colui che la deve autorizzare" (in termini, Cass. pen., sez. V, 26 settembre 2012, n. 41249, rv 253752).

In sintesi, questa la massima del Giudice di Legittimità:

"La pubblicazione di un articolo di stampa senza indicazione dell'autore non dimostra di per sé che ne sia autore il direttore del quotidiano o del settimanale che lo pubblica. Certo il direttore che autorizza la pubblicazione di uno scritto anonimo assume un obbligo di verifica più rigoroso. Ma ciò non esclude che il titolo della sua eventuale responsabilità permanga quello previsto dall'art. 57 c.p., ove non ne risulti provata la paternità dello scritto ovvero il concorso nel delitto di diffamazione".

Reso in altri termini, la Corte delinea come criterio tendenziale di punibilità del direttore la responsabilità ex art. 57 c.p., salvo che venga giudicato sussistente e motivato in maniera idonea (in base ai criteri sintomatici prima elencati) il concorso doloso con l"articolista, o salvo che venga provata la sua diretta paternità con riguardo all'articolo diffamatorio.



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