Lavoro - Lavoro -  Maria Rita Mottola - 20/05/2020

20 maggio 1970 - 20 maggio 2020 Lo Statuto dei lavoratori

Il 20 maggio è festa nella mia casa: è il compleanno di mio marito. Abbiamo date particolari da ricordare nella nostra famiglia: i miei genitori si sposarono un sabato 11 settembre 1955. Penso che a Voi la data dell’11 settembre evochi il disastro delle Torri Gemelle. A me no, a me ha sempre ricordato insieme alla gioia per mamma e papà, la morte di Salvador Allende.

11 settembre 1973 “Il Palacio de la Moneda deve essere evacuato prima delle 11, altrimenti sarà attaccato dalle forze aeree”. L’ultimatum del generale Augusto Pinochet che cinge d’assedio il Palazzo Presidenziale a Santiago del Cile.

Qualcuno dei lettori è forse troppo giovane per ricordare il perché di quel golpe. Dietro l’azione violenta dei militari probabilmente la Cia come risposta alla nazionalizzazione delle miniere del rame, patrimonio naturale ed inalienabile dei cileni. La dittatura militare fu spietata e sanguinaria. Ma ciò che accadde all’economia cilena fu altrettanto devastante. L’economia venne affidata ai "Chicago Boys” un gruppo di giovani economisti cileni formatisi presso l'Università di Chicago, allora guidata da Milton Friedman e Arnold Harberger. Liberismo e privatizzazione, azzeramento di ogni beneficio sociale in particolare di quello pensionistico. Tale politica economica venne esportata in tutto il mondo in particolar modo nei paesi che accedevano ai prestiti del Fondo Monetario Internazionale. Condizione per ottenere i prestiti era attivare politiche neoliberiste e privatizzazioni anche contro l'orientamento dei governi a cui si rivolgeva. Se vogliano ridurre tutto a uno slogan possiamo affermare: pubblicizziamo le perdite e privatizziamo i profitti. Ecco ciò che volevano gli economisti: uno Stato che soccorresse le aziende private “spalmando” su tutti le spese di gestione delle attività, e consentendo così alle aziende di trattenere per sé solo i vantaggi economici, il profitto. Friedman fu nel 1976 insignito del Nobel ma Amartya Sen nel suo libro “Hunger and Public Action” scrisse:

” Il cosiddetto esperimento monetarista che, nella sua forma più pura rimase in piedi in Cile fino al 1982, è stato oggetto di varie controversie, ma pochi hanno osato considerarlo positivo… La cosa più importante che si registrò nel periodo post-1973 fu una considerevole instabilità e nessuna consistente e monotòna tendenza alla crescita economica… I miglioramenti che successivamente si ebbero nella riduzione della mortalità infantile e nell’aumento della speranza di vita alla nascita furono dovuti al tradizionale intervento dello Stato, mantenuto anche dopo la presa del potere da parte di Pinochet.”

Mentre nell’America latina nel corso degli anni Settanta si insediano i regimi militari (Cile e l’Uruguay, Brasile, Paraguay, Argentina e Repubbliche del Centro America) in Italia i lavoratori, dopo lunghe stagioni di scioperi, ottengono alcune vittorie significative. Tra queste lo Statuto dei lavoratori che stabilisce, innanzitutto, i diritti di espressione e di organizzazione sui luoghi di lavoro e il diritto a intervenire direttamente sulla prevenzione e salvaguardia della salute. Una legge di grande civiltà.

Vogliamo citare la Fondazione Giuseppe Pera che oggi ricorda tale evento epocale. Così riporta il comunicato:

in occasione di questo anniversario, reso ancora più significativo per cadere in un periodo in cui tutte le parti sociali sono chiamate ad una rinnovata responsabilità, conferma l'impegno a promuovere iniziative attente al futuro, alle nuove esigenze di protezione dei lavoratori mantenendo fermo l'insegnamento di Giuseppe Pera, la sua attenzione alle implicazioni economiche e sociali del diritto del lavoro e la sua ferma fiducia nel libero confronto. Una fiducia che, vogliamo ricordare proprio oggi, Giuseppe Pera confermò essere la stella polare del suo lavoro anche in occasione della stesura del "Commentario breve allo Statuto dei Lavoratori". Scriveva nel 1971 alla collega Assanti, che aveva posizioni diverse dalle sue: "è bene che nel libro risultino impostazioni cordialmente divergenti, soprattutto perché va in mano agli studenti e io voglio che gli studenti sappiano che tutto è opinabile".[1]

Che bell’insegnamento. Così opposto al pensiero unico e all’unico pensiero che sembra voler prevalere oggi. Impostazioni cordialmente divergenti.

In questi 50 anni abbiamo assistito, per lo più inermi, alla distruzione del lavoro, della sua difesa, dell’idea stessa di lavoro.

Vale qui ricordare come nel Codice civile ottocentesco si sosteneva che il lavoro non dovesse avere alcuna garanzia di stabilità perché solo lo schiavo si vincola per sempre al suo padrone. Che modo civile di consentire ai datori di lavoro di licenziare a piacimento e liberarsi dei più facinorosi, di coloro che non accettavano le ingiustizie, di governare il salario riducendolo a piacimento.

Poi il codice borghese e fascista (lasciatemi usare queste etichette), borghese perché è di chiara impostazione liberista e fascista perché promulgato nel 1942, ancora in carica il Governo Mussolini, compie una svolta e tutela il lavoro, ne tutela la stabilità, tutela la salute.

La Costituzione repubblicana addirittura fa del lavoro la pietra d’angolo, quella essenziale per tutto l’impianto democratico. Le leggi degli anni successive proseguono su tale strada.

Quando l’inversione di tendenza? Secondo la mia esperienza lavorativa allorquando si scopre la possibilità di utilizzare in modo anomalo le cooperative che non sono più uno strumento meraviglioso in mano ai lavoratori per autogestirsi ma diventano un meccanismo per rendere il lavoratore socio e come socio soggetto a maggiori obblighi e con meno diritti. La strada è spianata e rovinosamente naufraga nel lavoro interinale, nel lavoro precario, nei call center, nelle partite IVA, nei rader. Nella precarizzazione violenta di “Sorry we missed you”, il film di Ken Loach.

Sino all’oggi quando si invoca il diritto alla pagnotta in sostituzione del diritto alla dignità.

La nostra cultura del lavoro ha radici antiche di duemila anni. Non siamo greci che consideravano il lavoro una schiavitù, neppure abbiamo mantenuto la cultura barbarica del nord che vedeva come arte nobile solo quella guerriera, siamo cristiani. Il lavoro è essenziale, l’opera dell’uomo contribuisce al completamento della creazione del mondo. Il lavoro è nobile e dona la ricchezza più grande: la libertà.

Chiediamo libertà non dateci pagnotte.

 

[1] www.diritto24.ilsole24ore.com/art/avvocatoAffari/newsStudiLegaliEOrdini/2020-05-19/cinquant-anni-fa-approvazione-statuto-lavoratori-ricorda-fondazione-giuseppe-pera