-  Marra Angelo D.  -  27/08/2015

20 RIGHE DI OGGI: TEORIA E PRATICA DEI DIRITTI UMANI - Angelo D. MARRA

I diritti umani sono bellissimi. Hanno un linguaggio tutto loro: sono proposizioni di speranza, vita, dignità. Ti dicono ciò che puoi fare, ciò che hai diritto di diventare; non enunciano proibizioni e divieti. Viene in mente Benigni che commenta la Costituzione: un diritto del poter fare, un diritto promozionale. Un linguaggio nuovo che, come tutti i linguaggi, va imparato. Questo vale anche per la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta – così si usa dire – a New York nel 2006. Ogni volta che ne rileggo un articolo me ne "innamoro", questo perché il linguaggio dei diritti umani ricorda che la vita è bella e degna di essere vissuta. Inoltre, la Convenzione del 2006 parla alle persone disabili delle loro vite e dei loro diritti usando la "voce" di altri disabili, e lo si vede leggendola: i disabili della Convenzione fanno sesso, scelgono dove vivere, partecipano alla comunità, si divertono, studiano, lavorano, fanno famiglia. Provare per credere! Il problema dei diritti umani è, però, che questi vanno praticati oltre che enunciati. Il linguaggio dei diritti umani va utilizzato per impararlo veramente e – rispetto alle disposizioni normative – vale più che mai il detto che la pratica val più della grammatica! Ci sono tanti modi per "usare" i diritti umani: c'è l' empowerment, c'è l'aumento della consapevolezza intorno alla disabilità di chi disabile non è, e c'è – infine – l'uso nelle aule di tribunale. Empowerment significa "assunzione di potere": chi sperimenta questo processo smette di 'essere agito' da altri e diventa attore della propria vita. Apprende d'esser degno di avere diritti e non dover attendere i favori degli altri.





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