Amministrazione di sostegno - Generalità, varie -  Redazione P&D - 15/01/2021

2020: un anno di amministrazione di sostegno nella giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione - Carlo Bianconi

Anche nel 2020 le Sezioni civili della Suprema Corte hanno avuto modo di occuparsi di amministrazione di sostegno.
Nel corso dell’anno appena finito, l’attenzione dei Giudici di legittimità è stata invocata principalmente su questioni processuali, diversamente da quanto accaduto negli anni precedenti, allorquando la Corte ha prodotto importanti arresti in materia di presupposti della misura (Ord. Sez. I del 28.2.2018 nr. 4709 in tema di analfabetismo; Ord. Sez. I del 07.3.2018 nr. 5492 in tema di prodigalità; Ord. Sez. I del 15.5.2019, nr. 12998 in ambito sanitario), oltre che di capacità al compimento di atti e negozi particolarmente rilevanti (Sent. Sez. I del 11.5.2017 nr. 11536, in tema di capacità sponsale; Ord. Sez. I del 21.5.2018, nr. 12460 in tema di capacità di donare e testamenti factio).
Nondimeno, quasi “sul filo di lana” (Ord. Sez. I del 31.12.2020 nr. 29981, Est. Terrusi), la Cassazione ha preso posizione sulle fondamentali questioni del dissenso del beneficiando rispetto all’apertura della misura di protezione, e della rilevanza della presenza di una rete familiare protettiva, sancendo il principio di diritto per cui “l'equilibrio della decisione [in ordine alla apertura della misura, n.d.a.] deve essere garantito dalla necessità di privilegiare il rispetto dell'autodeterminazione della persona interessata, così da discernere le fattispecie a seconda dei casi: se cioè la pur riscontrata esigenza di protezione della persona (capace ma in stato di fragilità) risulti già assicurata da una rete familiare all'uopo organizzata e funzionale, oppure se, al contrario, non vi sia per essa alcun supporto e alcuna diversa adeguata tutela; nel secondo caso il ricorso all'istituto può essere giustificato, mentre nel primo non lo è affatto, in ispecie ove all'attivazione si opponga, in modo giustificato, la stessa persona del cui interesse si discute”.
Si noti, con riferimento al tema del dissenso del beneficiando, come la pronuncia in discorso richiami, seppur fugacemente, un precedente: si tratta di Sez. I, sent. del 27.9.2017 nr. 22602 (la quale, punto 18.6, aveva affermato che, al ricorrere dei presupposti, e perdurante il rifiuto del beneficiando, “la scelta della nomina dell'amministratore di sostegno s'impone laddove la riluttanza della persona fragile si fondi su un senso di orgoglio ingiustificato”).
Rimanendo in campo sostanziale, merita menzione una pronuncia della Seconda Sezione (Sent. del 04.3.2020 nr. 6079 Est. Oliva) che, traendo spunto da una controversia successoria, ha approfondito la questione del discrimine tra le diverse misure di protezione (ivi compresa la curatela degli inabilitati), soggiungendo, quale rilevante considerazione, che alla amministrazione di sostegno cd. assistenziale non si applicherebbe il disposto di cui all’art. 411, comma 2, c.c. – nonché, per esso, i richiami/limiti ivi contenuti – e che dunque, in tali casi, “il beneficiato è pienamente capace di disporre del suo patrimonio, anche per testamento e con disposizione in favore dell'amministratore di sostegno, a prescindere dalla circostanza che tra i due soggetti (amministratore e beneficiato) sussistano vincoli di parentela di qualsiasi genere, o di coniugio, ovvero una stabile condizione di convivenza”.
Quanto al contenuto del decreto di nomina, con particolare riferimento al potere del Giudice (anche del reclamo) di discostarsi dalle risultanze della consulenza tecnica, va segnalata l’Ord. Sez. I del 19.2.2020, nr. 4266, Est. Pazzi (pronuncia che affronta anche la questione processuale relativa al rinnovo della CTU in sede di gravame, in mancanza di espressa istanza di parte).
Trait-d-union tra le pronunce aventi ad oggetto profili sostanziali, e quelle di segno squisitamente processuale è rappresentato dall’arresto di cui alla Ord. Sez. I del 27.2.2020, nr. 5380 Est. Fidanzia; occupandosi del tema delle facoltà processuali dei beneficiari di amministrazione di sostegno, la Corte ha chiarito che i medesimi “sono dotati di una autonoma legittimazione processuale non solo ai fini dell'apertura, ma anche per impugnare i provvedimenti adottati dal Giudice Tutelare nel corso di tale procedura, essendo, invece necessaria l'assistenza dell'Amministratore di Sostegno e la previa autorizzazione del Giudice tutelare, a norma del combinato disposto dell'art. 374 c.c., n. 5 e art. 411 c.c., per l'instaurazione di giudizi nei confronti di soggetti terzi estranei a tale procedura” (nel caso di specie, il beneficiario aveva impugnato il decreto con cui il Giudice tutelare aveva stabilito la rappresentanza dell’a.d.s. anche per gli atti di straordinaria amministrazione, e la Corte territoriale aveva ritenuto inammissibile il reclamo, siccome direttamente interposto dal beneficiario, per carenza della rappresentanza dell’a.d.s. e di autorizzazione del Giudice tutelare, n.d.a.).
Venendo al tema della competenza per territorio, spesso affrontato dai Giudici di legittimità, la Corte ha ribadito che la stessa si radica con riferimento alla dimora abituale del beneficiario, la quale ultima coincide, salvo prova contraria, con la sua residenza, ovverosia con il luogo in cui egli ha stabilito la sede principale dei suoi affari ed interessi; a ciò ha aggiunto quale requisito, specificandolo in varie occasioni, il carattere volontario dello
stabilimento, il quale postula un elemento soggettivo, la cui sussistenza resta esclusa per definizione nel caso di sottoposizione a pena detentiva (cfr. Ord. Sez. VI del 13.3.2020, nr. 7241, Est. Caiazzo, nonché Ord. Sez. VI del 11.9.2020 nr. 18943 Est. Parise), ed anche in caso di scelta che non appaia chiara, consapevole, definitiva e duratura (cfr. Ord. Sez. VI del 09.9.2020, nr. 18682, Est. Parise; fattispecie nella quale il trasferimento della beneficiaria era stato “forzato” o comunque influenzato da una parente, n.d.a. e l’analoga Ord. Sez. VI del 17.9.2020, nr. 19431 Est. Iofrida).
Con riguardo al tema della competenza funzionale in ordine al reclamo di cui all’art. 720-bis c.p.c., deve essere naturalmente segnalata l’Ord. Sez. VI del 26.8.2020 nr. 17833, Est. Nazzicone.
Con tale provvedimento interlocutorio, la Sez. VI ha rimesso la causa alla attenzione del Primo Presidente, per la eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, in ordine alla questione se “la competenza della corte d'appello sul reclamo, prevista dall'art. 720-bis c.p.c., sussista per qualsiasi provvedimento pronunciato dal giudice tutelare con riguardo alla misura dell'amministrazione di sostegno, in deroga all'art. 739 c.p.c., oppure se tale speciale competenza per l'impugnazione sussista unicamente per provvedimenti del giudice tutelare aventi natura decisoria, ferma restando la competenza del tribunale, alla stregua della disposizione comune predetta”.
L’occasione, come noto, prende le mosse dalla pronuncia della Prima Sezione (Sent. 11.12.2019 nr. 32409 Est Lamorgese) secondo cui “in materia di amministrazione di sostegno, per individuare il giudice competente a conoscere dell'impugnazione dei provvedimenti adottati dal giudice tutelare, non occorre indagarne la natura ordinatoria o decisoria, perché l'art. 720 bis, comma 2, c.p.c., norma speciale rispetto all'art. 739 c.p.c., prevede espressamente che il reclamo debba essere proposto sempre innanzi alla corte d'appello e non al tribunale.”
Tale pronuncia si è posta in contrasto con il tradizionale orientamento della Suprema Corte, per il quale la previsione della corte d'appello quale giudice competente a decidere l'impugnazione avverso i decreti del giudice tutelare, ai sensi dell'art. 720-bis c.p.c., deve ritenersi limitata ai provvedimenti a natura decisoria e, dunque, idonei ad acquistare efficacia di giudicato, sia pure rebus sic stantibus; in ogni altro caso, vale a dire per tutti i provvedimenti di natura meramente ordinatoria ed amministrativa (assai più numerosi), che attengono alla gestione concreta e che sono, per definizione, sempre modificabili e revocabili in base ad una rinnovata valutazione degli elementi acquisiti, resta la competenza generale del tribunale in composizione collegiale per il procedimento di reclamo, ai sensi dell'art. 739 c.p.c. (Ord. Sez. VI del 12.12.2018, n. 32071; Sent. Sez. I del 13.1.2017, n. 784; si veda, infine, il peculiarissimo caso trattato da Sent. Sez. I del 07.6.2017 nr. 14158).
La Corte ha poi precisato, in un caso affatto particolare, come sia il tema della competenza funzionale del giudice del reclamo, sia ogni profilo di competenza territoriale, debba in ogni caso – anche in materia di amministrazione di sostegno – essere affrontato solo successivamente alla eventuale questione pregiudiziale di giurisdizione (Ord. Sez. VI del 27.2.2020 nr. 5298, Est. Acierno, avente ad oggetto l’inammissibilità del regolamento di competenza, assorbito dal difetto di giurisdizione del giudice italiano).
Per concludere si segnala, per il suo impatto potenzialmente rilevante in termini pratici, la Sent. Sez. V – Trib. del 13.7.2020, nr. 14846 Est. Perrino, la quale, affrontando per la prima volta il problema, ha affermato che “in tema di IVA, posto che l’attività
svolta dall’amministratore di sostegno è precipuamente volta alla cura della persona, l’amministrazione del patrimonio non configura, di norma, attività economica e, quindi, imponibile, a meno che non sia volta a ricavare introiti con carattere di stabilità o, comunque, sia espletata a titolo oneroso”.