Cultura, società - Cultura, società -  Maria Beatrice Maranò - 14/11/2017

A 35 anni dalla morte del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa : Memo ed il Generale, da un testo di Cristiano Gatti, regia di Alfredo Traversa

A 35 anni dalla morte del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, al Teatro Orfeo a Taranto splendida prova, da attore e regista di Alfredo Traversa, egregiamente accompagnato da Federico Passariello jr e Amando Cavallo, e con l'aiuto alla regia di Antonella Fanigliulo, con " Memo ed il Generale"  tratto da un romanzo  di Cristiano Gatti.  Un testo egregiamente adattato al teatro che non vuole parlare di eroi e di icone da celebrare e santificare ma di memoria, immortalità laica ed eredità che nel caso specifico, Carlo Alberto Dalla Chiesa, uomo e uomo di Stato, lascia, con il suo sacrificio, finanche, in un paesino in terra bergamasca. A raccogliere questa eredità è Memo un ragazzino adolescente, portato in scena dall'esordiente e bravissimo Amando Cavallo, che, condotto per mano da un professore “ giusto” riesce a dare un senso alla propria vita attraverso il motto Oraziano divenuto poi bandiera dell’Illuminismo, grazie a Immanuel Kant, “sapere aude”, abbi il coraggio di sapere: l’invito è di pensare con la propria testa, avendo il coraggio, di sfidare il sentire comune e far avanzare non solo noi stessi, ma anche la comunità in cui viviamo, in altre parole “ lo sforzo di elevarsi”, come dice il professore, interpretato da Traversa, in un intenso monologo finale. La motivazione del testo di Gatti e dell’adattamento teatrale di Traversa è la ricerca del senso di quel famigerato assassinio: “certe cose non si fanno per coraggio, si fanno solo per guardare più serenamente negli occhi i propri figli e i figli dei nostri figli." scrisse nel “Delitto imperfetto. Il generale, la mafia, la società italiana", Nando Dalla Chiesa. Protagonisti, due avvenimenti concomitanti : la vittoria ai Mondiali dell’ ‘82 e un assassinio per mano della mafia di una coppia di sposi che aveva celebrato il matrimonio solo due mesi prima. Questa coppia di sposi si conobbe a Genova e la loro bellissima storia d'amore è narrata da Edgarda Ferri nel saggio " Il perdono e la memoria" pubblicato da Rizzoli nel '98.  Al comandante della Pastrengo capitò di trovarsi nel capoluogo ligure, alla sfilata degli alpini. Sul palco c'erano alcune ragazze che gettavano fiori alle penne nere. Una di loro, singolarmente carina, che il comandante non prese nemmeno in considerazione, scambiandola per una ventenne, quando arrivò all'ultimo garofano, invece di farlo volare giù, lo infilò nella tasca della divisa del generale. Ed è da quel fiore rosso galeotto color fiamma che tutto ebbe inizio: senza che lui nemmeno se n'accorgesse, cominciò allora, infatti, la storia d'amore tra Carlo Alberto Dalla Chiesa ed Emanuela Setti Carraro. ("Anche in divisa aveva un fascino dolcissimo" disse la novella sposa).... Antonia Setti Carraro, mamma di Emanuela, racconta così alla giornalista  Ferri la reazione della figlia al parere "assolutamente contrario" dei genitori riguardo a quel matrimonio "sbilanciato", (per i trentadue anni di differenza tra i due) la scena è più viva delle parole: "Non era affatto d'accordo Emanuela che, zitta fino a quel momento, di colpo si è alzata, ha fatto il giro del severo salotto antico, è passata dietro le spalle del padre sfiorandogli affettuosamente una guancia con le labbra, ed è andata diritta a sedersi sulle ginocchia del generale esclamando: E io lo sposo lo stesso".
Protagonista sonoro del testo teatrale oltre le musiche è un urlo che, come quello di Munch, viene anch’esso dipinto, ma da Dio. Irruente ed imponente è l’urlo del Generale interpretato da un'ineccepibile Passariello, quasi un invocazione per chiamare alle sue responsabilità uno Stato assente...di gioia è l’urlo della vittoria dei Mondiali ....di rabbia e disperazione è l’urlo della preghiera rivolta ad un Dio che sembra non esserci quando permette che vengano uccisi in modo così efferato i suoi figli, così tanto “ giusti” : ed è proprio in questa preghiera “ urlata”, eccellente prova d’attore di Traversa, che lo spettacolo raggiunge il suo culmine!
Uno spettacolo che, come il testo da cui è tratto, muove da un impegno civile e ha lo scopo di essere un messaggio per i giovani che spesso si trovano in presenza di bivii importanti : studiare o lavorare , farsi furbi o mantenere la pulizia morale, perchè la mafia come sosteneva Leonardo Sciascia e ripeteva Giovanni Falcone si combatte a scuola con un esercito di maestri di scuola elementare. Per quei casi strani della vita, proprio la notte precedente alla prima teatrale, a Taranto e provincia, si svolgeva l' operazione ‘Lampo’: 13 arresti con scacco ad una frangia della sacra corona unita e la sera del debutto invece la partita Italia - Svezia. Traversa regista ed attore sfornato a pieni voti dall’accademia Silvio D’Amico ha collaborato anche con la Rai, ed era rimasto molto colpito dal volume di Cristiano Gatti, pubblicato nel 2008 per "Prima Pagina". “Non c’è solo l’anima dell’Italia”, afferma lo stesso Traversa, “non solo la tipica esaltazione degli italiani per le cose di poco conto, non solo le fumose partigianerie politiche, non solo gli intrighi del potere. C’è soprattutto la visione di una vita che proprio oggi fatica a farsi sentire, un modus vivendi sepolto dalle visioni “rivoluzionarie” in tutti i sensi, che ci hanno fatto perdere il vero significato dell’esistenza”.... Finito lo spettacolo, chiuso il sipario tornando a casa ci si chiede se è valsa la pena il sacrificio di Dalla Chiesa ( che nell'ultimo e dolcissimo tentativo di salvare la moglie è stato ammazzato mentre la teneva stretta tra le braccia)...e si ripensa a Memo che quasi ideale successore del Generale, in un paesino di montagna, ha combattuto per tenere vivo il motto che a sua volta aveva ereditato dal suo professore: “ sapere aude” e la risposta, arriva, pensando ed urlando ( con quello stesso registro sonoro degli urli sul palcoscenico ) e più o meno recita così:" comunque vada ne è valsa la pena"!