Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Giovanni Catellani - 03/03/2018

A proposito del convegno sul progetto di Vita

Una settimana fa a Reggio Emilia, il convegno sul Progetto di Vita ha confermato il respiro e le prospettive di questa nuova visione cendoniana. La lectio di Paolo Cendon ha introdotto i partecipanti nel mondo del riconoscimento dei diritti delle persone fragili attraverso il paradigma del desiderio. Desiderio da mantenere, da coltivare, da tutelare nonostante un futuro incerto per chi, affetto da necessità di assistenza continuativa e globale, perde i genitori o i familiari che lo assistono. Visione trasversale alle diverse difficoltà e alle differenti fragilità, riconoscimento irrinunciabile: una persona, ogni soggettività, è fatta di tanti aspetti, di tanti strati, necessita di assistenza materiale, morale, sanitaria, ma anche della possibilità di caratterizzarsi attraverso i desideri. L’esistenza nel suo manifestarsi complessivo è infatti, ancora una volta, il cuore che pulsa dietro questa progettualità che richiede una effettiva presa in carico del soggetto fragile. Presa in carico che può coinvolgere diversi soggetti, dall’interessato ai familiari, dall’amministratore di sostegno al Giudice tutelare, fino ai servizi socio assistenziali, ma che deve innanzitutto vedere il ruolo centrale dell’Amministrazione Comunale. Non a caso, il registro dei Progetti di Vita è stato costituito a Reggio Emilia presso l’Ufficio di Stato Civile, l’Anagrafe, perché è il luogo che rappresenta la comunità più di quanto dica l’approccio normalmente burocratico - amministrativo. E’ l’ufficio che cura i nostri documenti di identità, è il luogo nel quale noi cittadini identifichiamo il Comune quale entità pubblica alla quale rivolgersi per differenti esigenze, a partire dalla nascita sino alla morte. E’ l’ufficio presso il quale registriamo le Disposizioni Anticipate di Trattamento (il c.d. testamento biologico), o i patti di convivenza. E’ un ufficio che ha predisposto un’apposita Carta dei Servizi per dire ai cittadini di cosa possono beneficiare. Importante allora che anche il Progetto di Vita delle persone con particolare fragilità trovi il suo riferimento di comunità presso l’ufficio di Stato Civile. Non a caso, e giustamente, su questo sito, Andrea Castiglioni ha scritto: “Grande occasione di riscatto per ogni amministrazione comunale. Non so perché, ma lo trovo una cosa bellissima.” Nel convegno reggiano, questa nuova possibilità è stata illustrata nei sui risvolti concreti dalle colleghe Letizia Davoli e Cecilia Barilli. Gli amici Massimo Zanoni e Marco Sessa hanno sottolineato, da un lato come il Progetto di Vita sia da mettere in relazione necessaria con l’amministrazione di sostegno, dall’altro come sia una visione che deve arricchire l’insieme dei diritti della fragilità. Tra un intervento e l’altro, grazie al cuore e alla regia di Annalisa Rabitti, presidente delle Farmacie Comunali Riunite, hanno parlato delle loro storie tre genitori di persone fragili e un disabile che grazie ai suoi desideri ha realizzato una parte della sua soggettività. Storie capaci non solo di commuovere ma, soprattutto, di dirci come il Progetto di Vita garantisca ad una speranza di trasformarsi in realtà. Una visione, quella di Paolo Cendon, nel nome di un diritto civile che si fa strumento di vicinanza e protezione, di sostegno presente e futuro. Alle possibilità del diritto civile deve affiancarsi un’amministrazione comunale capace di essere protagonista, anche tramite una sussidiarietà illuminata. Altre battaglie per il futuro della presa in carico della fragilità dovranno allora passare per la casa comune.