Persona, diritti personalità - Generalità, varie -  Redazione P&D - 04/02/2019

A proposito del volume “I diritti umani nelle disposizioni anticipate di trattamento” (di Michela del Vecchio) – Linda Zullo

L’opera è uno dei tasselli che compongono la collana diretta da Annalisa Gasparre dal nome “Periferie esistenziali” (edito da Key editore) la quale, in omaggio agli studi del Prof. Cendon sui diritti esistenziali,  impegna vari autori nella trattazione di situazioni giuridiche soggettive strettamente collegate al concetto di persona. 

I tratti comuni ai diversi temi trattati sono certamente l’attualità delle questioni giuridiche proposte, gli spunti giurisprudenziali e dottrinali più recenti ma soprattutto l’intento di rivolgersi ad un pubblico che non sia solo quello degli operatori del diritto, dal momento che parlare di diritti della persona significa svolgere riflessioni su diritti che riguardano tutti. 

Il volume di Michela del Vecchio ricostruisce il dibattito nel nostro Paese sul fine vita,  evidenziando le tappe giurisprudenziali e legislative di un travagliatissimo percorso che ha portato alla luce la legge entrata in vigore il 29 gennaio 2018 n. 219, avente ad oggetto il consenso informato e l’introduzione delle disposizioni anticipate di trattamento. 

L’autrice mette in luce anzitutto i principi fondanti del testo normativo che ruotano attorno alla realizzazione di  diritti come quello all’autodeterminazione, alla salute, all’identità personale e al diritto a non soffrire, richiamando anche  le numerose fonti sovranazionali che ribadiscono la centralità della “dignità umana”. 

Si evidenzia come il  Legislatore abbia inteso riscrivere il rapporto medico-paziente che viene ora ricondotto al concetto di “relazione di cura” caratterizzato da un costante coinvolgimento del paziente nelle decisioni in ordine ai trattamenti sanitari cui sottoporsi, favorendo una pianificazione condivisa delle cure  in relazione alla sua volontà e alla patologia di cui soffre. Non manca un’attenta riflessione sull’applicazione della legge per quanto concerne  le persone minori o incapaci, in particolare  sul forte accento che la stessa pone sulla valorizzazione del loro arbitrio: essi devono essere resi edotti del loro stato di salute e delle cure possibili in modo parametrato alla capacità di comprensione.

In questo contesto, come ideale prolungamento del colloquio fra medico e paziente, si inseriscono le DAT a supporto del paziente che  non sia in grado di prestare o negare il consenso a taluni trattamenti sanitari. L’autrice propone un’attenta analisi di questa fondamentale novità legislativa che si esplicita in una manifestazione di volontà resa ora per allora, in previsione di una futura ed eventuale incapacità di autodeterminarsi. 

Il volume, grazie alla chiarezza espositiva e all’esaustività della trattazione, rappresenta una preziosa occasione non solo per conoscere a fondo la struttura della legge su uno dei temi più delicati del nostro tempo, ma anche per riflettere su come il fine vita sia diventato uno dei momenti più importanti del diritto di autodeterminazione dell’individuo.