Interessi protetti - Generalità, varie -  Paolo Cendon - 29/04/2019

A volte: perdonare gli sbadati, punire i malvagi, anche nel diritto civile

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Perché investire maggiori energie, da parte dell’ordinamento, nel biasimo dei gesti intenzionali, premeditati, rispetto a quanto non accada per (i comportamenti iscritti entro) l’area della colpa o del rischio?

I piani del discorso sono molteplici.

Ci sono le giustificazioni collocantisi sul terreno dalla morale, in primo luogo.
Ama il prossimo tuo come te stesso;
non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te; 
isci in modo che la tua condotta sia elevabile a misura della condotta universale.

Ci sono poi le ricadute - con qualche pizzico di spiritualità in meno, alcune dosi di ragion pratica in più - sul terreno aquiliano.

Vale a dire.

Sì alla comprensione verso manovre o iniziative potenzialmente dannose (anche rispetto all’eventualità di un’imprudenza) ogniqualvolta sia chiaro che una minaccia
risarcitoria, innescata già a quel livello soggettivo, deprimerebbe l’autore rispetto a cimenti la cui attuazione appare preziosa per la collettività.

No invece ad immunità risarcitorie laddove emerga essere state, le facoltà o libertà in questione, utilizzate dal titolare per dar fastidio agli altri;

- o perché era proprio quell’evento lesivo, causalmente lontano/sofisticato, che si mirava ad arrecare (intended consequences never too remote),

- o perché, da parte del convenuto, si è voluto comunque uno degli antecedenti storici nella catena, e si era indifferenti all’idea, o addirittura all’oscuro della possibilità, che finisse per derivarne questa o quella conseguenza, pur probabile in se stessa, e magari anche improbabile oggettivamente (fraus omnia corrumpit).

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