Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Paolo Cendon - 06/03/2018

Abbandonati alla misericordia di Allah?

 Zona Borderline esistenzial/sanitaria, portatori di fragilita’ a rischio - Pamela è ancora fra noi, qualcosa dalla sua vicenda abbiamo capito

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Qualche decreto giudiziale, rispetto a chi sta male ed è a rischio, evita di prendere posizione nettamente; nulla dice di concreto, sembra affidarsi alla misercordia di Allah: lasciando in sostanza il ‘beneficiario discorde’ nelle mani dell’amministratore di sostegno, quando ci sia, o di un curatore; il quale si sentirà autorizzato a fare o a non fare così, genericamente, tutto ciò che riterrà comodo e utile. 
Col rischio (va sottolineato) che il gestore stesso – magari un parente poco amoroso, un vicario/killer di passaggio, un avvocato con 40 fascicoli da gestire in contemporanea - intervenga o si assenti poi in modo disinvolto, arbitrario, innescando o legittimando rituali di violenza silenziosa, da parte di chissà-chi, oppure esiti di sopraffazione invisibile, presso terzi: abusi clandestini, contenzioni sproporzionate, recupero di terapie medievaleggianti, eccessi farmacologici, senza riguardi o garanzie per l’assistito. 

Insufficienza tendenziale dei richiami allo ‘stato di necessità’ – Non si puo’ stare a guardare sino all’ultimo momento

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  I meriti di un richiamo all’art. 54 c.p.  come norma ‘salvavita’ ( non punibilità di chi abbia "commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile”) appaiono evidenti nei casi di incidenti stradali, di infortuni sul lavoro, di break-down ospedalieri repentini, di tentativi di suicidio, di analoghe fattispecie di emergenza fisica.

  Lo sono assai meno, ecco il punto, nei casi non sia stata ancora varcata, dalla persona, la frontiera - appena vista sopra - del pericolo davvero grave e imminente (quindi niente ‘stato di necessità’); e sia già palese tuttavia l’opportunità di “fare qualcosa”, di tentare il possibile, onde arginare le ombre  funeste che si annunciano, che incombono nel tempo e nello spazio.