Biodiritto, bioetica - Generalità, varie -  Redazione P&D - 08/08/2020

Aborto con la pillola: non serve il ricovero

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"L'aborto farmacologico è sicuro. Va fatto in day hospital, nelle strutture pubbliche e private convenzionate, e le donne possono tornare a casa mezz'ora dopo aver assunto il medicinale". La novità è nelle nuove linee d'indirizzo per l'interruzione volontaria di gravidanza che verranno emanate dal ministero della Salute. Pagine elaborate dopo che il ministro Roberto Speranza ha ricevuto il parere del Consiglio superiore di sanità, cui si era rivolto all'indomani dal blitz leghista in Umbria che vietava l'uso della Ru486 senza ricovero.

 

"Le evidenze scientifiche sono molto chiare. Il Consiglio di Sanità e le società di ginecologia e ostetricia hanno espresso un parere favorevole univoco. Queste nuove linee guida sono un passo avanti importante e rispettano pienamente il senso della legge 194, che è e resta una norma di civiltà del nostro Paese", dice ora il ministro.

Parole importanti in un'Italia dove il 70% dei ginecologi è obiettore, dove durante il lockdown le donne si aggiravano disperate tra le regioni e gli ospedali chiusi per virus.

E dove, a giugno, la governatrice umbra vietava l'aborto farmacologico in ambulatorio, richiamandosi a vecchie indicazioni in attesa di essere aggiornate dalla politica.

 

Le direttive approvate dieci anni fa, subito dopo l'introduzione della pillola abortiva in Italia, consigliavano per sicurezza tre giorni di ricovero per l'aborto farmacologico, lasciando libertà di scelta alle Regioni. Poi l'uso, le esperienze nel mondo e in molte Regioni che parlavano di metodo sicuro, hanno reso la pratica più spesso ambulatoriale. Anche perché, pure dopo l'aborto chirurgico con tanto di anestesia, la maggior parte delle donne firma per tornare a casa. Eppure col farmaco nel nostro Paese si fa solo il 20% degli aborti, il cui numero totale è comunque in calo, mentre in altri Stati europei si arriva al 90%.

 

Il parere alla base delle nuove linee guida del ministero contiene un'altra novità: vi si sottolinea come l'aborto farmacologico possa essere praticato fino a 63 giorni di gestazione, perché "non esistono evidenze scientifiche che sconsiglino la somministrazione alla nona settimana". Viene quindi superata la limitazione a 7 settimane che vigeva finora.