Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Maria Rita Mottola - 24/02/2018

Addebito tra violenze e tradimenti – Cass. 19 febbraio 2018, n. 3923

La S. C. conferma la sentenza della Corte d’appello di Napoli che aveva riconosciuto la responsabilità di entrambi i coniugi l’uno che con atteggiamenti violenti aveva offeso la moglie, l’altra che conduceva una relazione extraconiugale.

La Corte richiamano sé stessa ricorda come per consolidata giurisprudenza la fedeltà non può essere considerato un obbligo di serie B e conseguentemente l’infedeltà è di per sé sola sufficiente a determinare la responsabilità del fallimento matrimoniale quando avviene per modalità e momento a essere l’unica vera ragione del dissenso. In altre parole, per giustificare una relazione sentimentale extra coniugale è necessario che il coniuge dimostri che la convivenza era ormai priva di quei requisiti di collaborazione e affetto indispensabili all’unione matrimoniale. Tale orientamento si manifestava già nel 2007 con la sentenza n. 25618 e veniva confermato da più recenti arresti ( Cass. n. 16859/2015; Cass. n. 917/2017).

Anche le modalità adottane dal coniuge infedele sono rilevanti perché possono determinare una più grave offesa alla dignità ed all’onore dell’altro coniuge.  Anche su questo punto la S.C. era stata precisa e fondante sin dalla sentenza  n. 15557 del 2008 (poi riconfermata da Cass. n. 8929/2013; Cass. n. 21657/2017).

Incombe sulle parti l’onere della prova dei fatti dedotti e quindi al coniuge tradito la prova dell’adulterio e all’altro la prova che la situazione familiare e affettiva era ormai naufragata per altri e differenti motivi (Cass. 14.02.2012, n. 2059).

Nel caso di specie così conclude la Corte <<Tali principi risultano osservati dalla Corte territoriale laddove, nel valutare le risultanze processuali (puntuali e circostanziate annotazioni contenute nel diario della ricorrente, telefonate e "squilli" durante le giornate) ha ritenuto provata nel senso sub b) la relazione della moglie, ed ha affermato che la separazione non è stata determinata dalla mediocrità della storia coniugale ma da tale relazione - qualificata come un evento recente ed emotivamente duro, intervenuto mentre il marito ancora tentava in modo grossolano approcci con la moglie - oltre che dalle inammissibili aggressioni fisiche del marito, in ragione delle quali la separazione gli era stata, correttamente, addebitata già dal Tribunale>>

Ma la fedeltà è ancora un valore? E ha un’importanza generale, per così dire sociale?

Nella concezione del nostro legislatore e in una lettura, costituzionalmente orientata, del quadro normativo non si può negare che la fedeltà è intesa, in senso ampio ed affettivo, come l’affidarsi all'altro e il confidare nell'altro. È espressione di reciproca fiducia, di onestà, di sincerità, di rispetto più che di esclusività di rapporti sessuali. È la possibilità di abbandonarsi e di abbandonare cautele e circospezione per realizzarsi pienamente. La Cassazione precisa come a <<seguito all'abrogazione dell'art. 156 c.c. non sussistono a carico dei coniugi separati obblighi di carattere morale derivanti dal matrimonio ma solo obblighi di natura patrimoniale. Non sono conseguentemente valutabili fatti commessi in violazione di obblighi non più esistenti quando la separazione è stata pronunziata o consensualmente accettata. In particolare, l'obbligo di reciproca fedeltà anche dopo la separazione non trova riscontro nella lettera della legge e non si concilia con la funzione che, dopo l'introduzione del divorzio, l'istituto della separazione intende assicurare. Per la necessaria contestualità tra il giudizio di improseguibilità della convivenza e il giudizio di addebitabilità non è consentito, una volta che la separazione è stata pronunciata o omologata, stabilire con giudizio "a posteriori" che il fallimento dell'unione coniugale avrebbe potuto essere imputato a fatti e comportamenti diversi da quelli già considerati. Il mutamento del titolo della separazione per fatti conosciuti successivamente alla pronuncia è precluso dagli effetti del giudicato nell'ipotesi di separazione giudiziale con o senza addebito ed è in conflitto con l'accordo omologato nell'ipotesi di separazione consensuale>> (Cass. 19.9.1997, n. 9317, FD 1998, 14,  nota Mora). Ciò dimostra, a contrario, che durante il matrimonio sono dovuti comportamenti a prevalente contenuto morale (la sentenza citata si riferisce ad episodi avvenuti in un periodo successivo alla separazione e risponde ad una concezione ormai superata da consolidato indirizzo). Del resto, anche in ambito strettamente economico, in materia contrattuale, è obbligatoria una condotta improntata alla buona fede perché, secondo la teoria dell'affidamento, il contraente deve comportarsi secondo canoni di correttezza, ponendo  in essere comportamenti consoni alle aspettative della controparte. L'onestà della condotta assurge, dunque, ad elemento essenziale di attuazione del principio normativo. In tale contesto è utile citare, come anche nella giurisprudenza ecclesiastica, nell'ambito del matrimonio canonico annullabile per vizi ab origine, si sia costruita una visione giuridica ampia della communio vitae coniugalis  la cui essenza <<consiste nell'integrazione interpersonale fra i coniugi, nella mutua integrazione psicosessuale, che - essendo totius vitae - necessariamente si estende alla comunione intellettiva, affettivo-volitiva e sessuale. Ciò che però rileva ai fini della dichiarazione di invalidità del contratto matrimoniale - è che la parte sia incapace, che le sia impossibile porre in essere questa vitae communio, e ciò avviene soltanto se l'abnormità che ha colpito il contraente sia talmente grave da rendere intollerabile a sé o all'altro partner il consortium vitae coniugalis. Le cause che possono provocare questa incapacità possono essere genetiche, costituzionali, ambientali, culturali o comunque lesive del processo maturativo della persona; non solo, ma l'anomalia deve essere abituale, non episodica, insanabile, almeno in breve tempo e con mezzi ordinari e leciti; di più, ovviamente, deve esistere al momento del matrimonio o, quanto meno, essere latente in actu primo proximo>> (Sacra Rota, 1.3.1989, DE,. 1989, II,193). È evidente che il valore dell’onestà e sincerità nei rapporti personali tra coniugi diventa fondante anche della loro capacità di trasmettere questi valori ai figli e più in generale alla comunità. Sono valori nuovi di collaborazione sociale ma con radici antiche.

Ma torniamo al quesito iniziale: cosa può fare il coniuge che si sente irrimediabilmente attratto da un nuovo amore? Come già da molto tempo affermato ha l’obbligo morale e giuridico di iniziare una causa di separazione personale. Solo così può evitare l’addebito e anche un possibile risarcimento del danno da esso derivante.

Per approfondimenti La fedeltà nel matrimonio Parte I e Parte II ed. Key