Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Michela Del Vecchio - 21/05/2018

Adozione di maggiorenne e assenso dei figli dell’adottante – Trib. Roma 129/2017

La I Sezione Civile del Tribunale di Roma si è pronunciata sulla richiesta ex art. 311 c.c. dell’assenso per l’adozione di un maggiorenne (nella specie figlio di primo matrimonio del coniuge dell’adottante).

Alla domanda dell’adottante si sono opposti i suoi figli deducendo l’esistenza di un rapporto di filiazione biologica fra le parti e chiedendo una CTU ematologica.

Con la decisione in esame il Tribunale di Roma ha respinto l’opposizione indicata evidenziando come l’accertamento della qualità di figlio non può rivestire il carattere incidentale dovendo essere solo l’effetto di una delle azioni tipiche previste nel codice civile.

Già il Tribunale di Trento, in precedenza, con sentenza del 10 marzo 2005 si era pronunciato sul medesimo tema autorizzando l’adozione da parte di un uomo della figlia maggiorenne avuta dalla moglie nel precedente matrimonio. In tale analisi il Tribunale di Trento respinse l’opposizione avanzata dal padre biologico della ragazza sul presupposto dell’assenza dell’affectio familiaris fra i due e soprattutto del disinteresse dimostrato dal primo ad assistere moralmente e materialmente la figlia.

Nella fattispecie al vaglio del Giudice capitolino l’opposizione invece dei figli del richiedente viene respinta sul presupposto, come detto, dell’inammissibilità di “un’eccezione dello status di figlio”: status giuridico che, per la rilevanza umana e sociale – prima – e giuridica –poi – delle relazioni personali che si costruiscono fra i due soggetti, non può confinarsi ad una mera riflessione processuale dovendo, come detto, costituire oggetto di una domanda ad hoc.

La pretestuosità dell’opposizione suddetta, peraltro, veniva evidenziata dal Tribunale di Roma nella stessa affermazione, contenuta nel medesimo contesto difensivo, di una “mancanza di rapporto di familiarità tra le parti”: osservazione che, secondo il Giudicante, si poneva in netto contrasto con la precedente affermazione di un legame di genitorialità biologica fra le stesse.

Il rapporto di genitorialità, implicante – come noto – diritti e doveri (fra cui l’assistenza morale e materiale), che aveva imposto al Tribunale di Trento di respingere l’opposizione all’adozione di una ragazza maggiorenne formalizzata dal padre biologico di quest’ultima, induce il Tribunale di Roma a parimenti respingere l’opposizione alla medesima forma di adozione che, invece, su quel rapporto di genitorialità di natura biologica, si fondava.

Si diventa genitori, dunque, non solo per comunanza di tratti genetici ma soprattutto per l’impegno che si assume nel crescere, educare e mantenere i figli: impegno che importa una serie di obblighi e, primo fra tutti, quello di farsi partecipi della loro vita assistendoli nelle difficoltà e aiutandoli nei bisogni così come gioiendo delle loro conquiste.

L’opposizione all’adozione di persona maggiorenne, d’altro canto, ove voglia essere formalizzata, non può che fondarsi su elementi certi e pre – costituiti e non su affermazioni che, oltre a rilevare un insito contrasto fra loro, necessitano di conferma nel procedimento disciplinato dagli artt. 294 – 311 c.c.