Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Michela Del Vecchio - 26/03/2018

Adozione: il diritto all’identità personale legittima la conoscenza di fratelli e sorelle biologici – Cass., Sez. I, 6963/2018

Decisione articolata quella in commento che consente di compiere una paronamica interpretativa delle norme sull’adozione (Legge 184/1983) e dell’interpretazione che delle stesse è stata offerta sia dalla Corte Costituzionale che dalla Corte Europea.

La decisione è motivata da una richiesta compiuta da un venticinquenne di conoscere i propri fratelli/sorelle biologiche. La domanda era stata respinta dalle Corti di merito in base alla circostanza che la normativa in materia di adozione consente esclusivamente all’adulto (adottato che abbia compiuto venticinque anni di età) di risalire soltanto all’identità dei propri genitori biologici escludendo i più stretti congiunti.

La Corte di Cassazione, con una interpretazione estensiva delle disposizioni in materia di adozione e richiamando i principi dettati dalle Corti citate, ha cassato la decisione del giudice del merito ripercorrendo, sotto il profilo ermeneutico, i vari passaggi fondamentali posti a fondamento del diritto ai legami familiari.

Procedendo con ordine la Cassazione ha in primo luogo evidenziato che il diritto a ricostruire i legami familiari di natura biologica trova il proprio fondamento nel diritto costituzionale all’identità personale: lo sviluppo equilibrato della personalità individuale e relazionale si realizza infatti anche attraverso la costruzione di una identità esteriore di cui il nome e la discendenza giuridicamente rilevante e riconoscibile sono elementi essenziali. E’ un diritto che il legislatore, poi, ha posto come assoluto e di natura potestativa solo al compimento del 25° anno di età dell’adottando: in età inferiore tale diritto è infatti condizionato dall’esistenza di gravi e comprovati motivi di salute psico – fisica dell’adottato stesso (in tale ipotesi i protocolli procedimentali adottati dai Tribunali per i minorenni non richiedono l’instaurazione di un contraddittorio con i destinatari della richiesta -i quali potrebbero avere un interesse anche confliggente con le istanze conoscitive dell’adottato- prevalendo le gravi ragioni poste a fondamento della richiesta medesima.

Ebbene la Cassazione ricorda che la Corte Europea dei Diritti umani con decisione del 2012 (ricorso n. 33783/09) ha affermato che in ipotesi di richiesta di conoscenza delle origini biologiche da parte di un adottato va assolutamente garantito un equilibrio di interessi fra le ragioni dell’adottato e quelle di una madre che abbia manifestato – all’atto di nascita – di non voler essere nominata con la conseguenza che escludere, a priori, la conoscenza di dette origini (come indicato nell’art. 28, c.7, della L. 184/83) viola l’art. 8 Cedu.

Anche la Corte Costituzionale, come ricordato nella decisione in commento, è intervenuta con pronuncia n. 278 del 2013 dichiarando il contrasto del comma 7 dell’art. 28 della L. 184/83 con gli artt. 2 e 3 della Costituzione e indicando il modello procedimentale da introdurre per rendere effettivo il bilanciamento delle posizioni giuridiche soggettive, almeno formalmente, opposte.

A tale elisione del divieto di conoscere le proprie origini da parte dell’adottato non è però conseguito una diversa previsione legislativa che permetta di accedere ad dette informazioni in termini di assolutezza della richiesta permanendo il necessario atto di interpello della madre.

Ebbene, posizione diversa assume il diritto da parte dell’adottato adulto (ovvero che ha compiuto 25 anni) di avere informazioni sui propri genitori biologici: tale diritto, come sottolinea la corte, ha certamente natura potestativa.

Ma a quali informazioni può accedere l’adottato? L’affermazione contenuta nell’art. 28, c. 5, della L. 184/83 circa le informazioni “che riguardano la sua origine e l’identità dei propri genitori biologici” costituisce un’endiade ovvero trattasi di informazioni distinte o comunque diverse? Ed in tale seconda ipotesi (condivisa dalla decisione in commento) nel termine “origini” va inteso l’intero nucleo familiare oltre che la sola “identità” dei genitori?

La Corte di Cassazione, intervenendo sul punto, offre un’interpretazione estensiva del quinto comma dell’art. 28 citato che permette di ricomprendere nelle “informazioni” cui l’adottato può accedere anche i dati dei più stretti congiunti.

Tale interpretazione, sostiene la Corte, è infatti costituzionalmente e convenzionalmente orientata ritenuta la rilevanza, come indicato, del diritto all’identità personale.

Se il diritto all’identità personale, diritto di natura costituzionale, che qualifica il diritto di ricevere informazioni sulle proprie origini biologiche come diritto addirittura potestativo, assume una così incisiva rilevanza, la scrivente ritiene la decisione in commento risolutiva, de jure condendo, anche della più volte discussa possibilità di introdurre nel nostro ordinamento una norma che legittimi la c.d. fecondazione eterologa.

Nonostante infatti discussioni e dibattiti sul tema sembra infatti confermato il principio affermato nella decisione in commento (ovvero della consapevolezza delle proprie origini biologiche come dato rilevante per una crescita equilibrata della persona) anche nella Legge 40/04 che, come affermato da una recente decisione della Corte Costituzionale (162/14), non lascia vuoti normativi in materia.