Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 25/09/2018

Affidamenti di servizi: sotto i 40.000 euro no alla motivazione – Tar Molise 533/18

Con la sentenza n. 533 del 12 settembre 2018, il Tar Molise, Campobasso, sezione I, ha stabilito che l’affidamento diretto entro i 40mila euro integra una procedura ‘ultra-semplificata’ in cui la speditezza dell'acquisizione prevale sul rigore formalistico classico della procedura a evidenza pubblica, con la conseguenza di rendere non necessaria un’adeguata motivazione.

La società ricorrente ha contestato la procedura di affidamento diretto dei servizi di raccolta, trasporto e conferimento dei rifiuti differenziati, pulizia stradale, manutenzione e cura del verde pubblico, manutenzione del cimitero e scavo di fosse per tumulazione, oltre al servizio scuolabus. La procedura aveva previsto l’invito a quattro ditte, dalle quali è stata esclusa appunto la ricorrente, specializzata nei settori oggetto di invito.

Giova ribadire che l’art. 36, comma 1, lett. a) del Codice dei contratti pubblici stabilisce che per gli importi inferiori a 40.000 euro, le P.A. possono procedere “mediante affidamento diretto anche senza previa consultazione di due o più operatori economici o per i lavori in amministrazione diretta”. In altri termini, hanno evidenziato i giudici amministrativi molisani, le P.A. possono fare a meno anche del confronto di offerte. Sempre secondo l’interpretazione del Tar, l’art. 36 costituisce una procedura negoziata “semplificata”, che si è sostituita alle pregresse dinamiche negoziali.

I giudici amministrativi, poi, avuto particolare riguardo alle Linee-guida Anac n. 4 del 7 aprile 2018, sugli appalti sotto la soglia comunitaria, hanno sottolineato che esse “non aggiungono molto al dettato di legge”.

Per quanto attiene al fatto che l’oggetto riguardasse servizi eterogenei tra loro, il Tar molisano ha inteso ribadire che “l’affidamento integrato per servizi analoghi o assimilabili o indipendenti riguarda una categoria aperta di servizi che, per ragioni di economicità, possono essere affidati in blocco con procedura unica, cosiddetta “multiservice””.

Merita, infine, particolare attenzione il profilo riguardante il fatto che l’amministrazione, nell’atto conclusivo della procedura, abbia dato contezza di non poter ricorrere agli strumenti di acquisto messi a disposizione da Consip Spa e dal M.e.P.A., in quanto il ricorso a detti strumenti avrebbe presentato “difficoltà nella comparazione dei prezzi e nella tipologia dei servizi offerti rispetto a quelli necessari”. Ancorché i giudici amministrativi abbiano ritenuto la motivazione laconica, non ne hanno registrato l’incongruità, atteso che proprio l’eterogeneità “dei servizi avrebbe reso difficoltoso e lento il ricorso a quegli strumenti di acquisto”. E su questo specifico aspetto è utile riprendere la posizione del Tar: gli acquisiti elettronici si adattano bene per acquisti di beni e servizi con caratteristiche standard, mentre – come nel caso di specie – le P.A. devono poter definire percorsi di approvvigionamento modellati “sulle esigenze particolari del Comune appaltante”.

Seppure l’art. 36, così come modificato dal decreto correttivo (d. lgs. 57/2016), impone, tra gli altri, il rispetto dei principi di rotazione, di correttezza, di libera concorrenza, l’affidamento diretto – hanno concluso i giudici amministrativi molisani – “si pone come procedura in deroga rispetto ai principi della concorrenza, non discriminazione e similari che implicano sempre e comunque una procedura competitiva sia pur informale”.