Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 04/03/2018

Affidamenti senza gara tra enti pubblici solo se c’è interesse comune – Cons. St. 1132/18

Con sentenza n. 1132 del 22 febbraio 2018, il Consiglio di Stato, sez. III, ha confermato la decisione del Tar Liguria (sez. II, 14 ottobre 2014, n. 1437), che aveva respinto il ricorso contro la decisione della Regione Liguria di affidare senza gara al Corpo nazionale del vigili del fuoco il servizio di elisoccorso, in conformità all’art. 8, comma 6, d. l. n. 101/2013. L’articolo citato stabilisce che in contesti di particolare difficoltà operativa e di pericolo per l’incolumità delle persone il Corpo nazionale dei vigili del fuoco può realizzare interventi di soccorso pubblico integrato con le regioni e le province autonome, utilizzando la propria componente aera.

 

Il Tar ha affermato che il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, sia per la sua natura che in relazione all’attività oggetto dell’accordo, non riveste la qualità di “operatore economico”, cioè di un soggetto che offre in generale i suoi servizi sul mercato e, certamente, non i servizi oggetto della convenzione contestata.

Pertanto, il servizio reso in materia dai Vigili del fuoco non poteva essere assoggettato alla disciplina prevista dalle direttive europee in materia di appalti pubblici. Il giudice di primo grado aveva altresì escluso che la convezione in esame comporti una duplicazione di costi per i cittadini atteso che, ciò che viene riconosciuto nella convenzione è soltanto il costo vivo per il servizio di elisoccorso prestato.

 

I giudici di Palazzo Spada hanno statuito quanto segue:

-) in capo al Corpo dei vigili del fuoco non può rilevarsi la qualità di operatore economico che, sola, come si è detto, può valere a configurare un appalto di servizi assoggettato alla disciplina europea e nazionale in materia di contratti pubblici;

-) l’attività convenzionale tra la regione e il Corpo dei vigili del fuoco deve essere ricondotta alla fattispecie di cui all'art. 15, comma 1, l. 7 agosto 1990, n. 241, che dispone che "le amministrazioni pubbliche possono sempre concludere tra loro accordi per disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune”;

-) detti accordi tra P.A. rappresentano lo strumento utile per soddisfare il pubblico interesse, il coordinamento, in un quadro unitario, di interessi pubblici di cui ciascuna amministrazione è portatrice;

-) l’art. 15, l. n. 241 del 1990 può trovare applicazione anche quando una P.A. intenda affidare a titolo oneroso ad altra Amministrazione un servizio, ove questo ricada tra i compiti dell’ente (cfr. Cons. St., sez. V, 12 aprile 2007, n. 1707; 16 settembre 2011, n. 5207);

-) gli accordi in parola possono dunque essere utilizzati dalle P.A. in qualsiasi circostanza in cui esse decidano di disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune e in particolare, per quanto qui ne occupa, al fine di programmare e di realizzare un servizio pubblico di soccorso alla persona in situazioni di emergenza.

 

In ultima analisi, il Consiglio di Stato ha ritenuto che gli accordi di cooperazione tra P.A. non possono “interferire con l'obiettivo principale delle norme comunitarie in materia di appalti pubblici, vale a dire la libera circolazione dei servizi e l'apertura alla concorrenza non falsata in tutti gli Stati membri”, atteso che – come ribadito dalla Corte europea di giustizia “l'attuazione di tale cooperazione è retta unicamente da considerazioni e prescrizioni connesse al perseguimento di obiettivi d'interesse pubblico e poiché viene salvaguardato il principio della parità di trattamento degli interessati di cui alla direttiva 92/50, cosicché nessun impresa privata viene posta in una situazione privilegiata rispetto ai suoi concorrenti” (cfr. Corte giust. Comm.ue 9 giugno 2009 in C480/06, Stadt Halle e RPL Lochau, punti 50 e 51).