Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Redazione P&D - 30/12/2017

Alla grande… - M.R.P.

Mi sa che ho la pressione alta, ho un fervore dentro che potrebbe essere la pressione. O il vento, a me il vento soffia dentro le vene, mi circola col sangue.
Ma non la provo la pressione. Per ora la lascio lì, col vento a pompare il mio sangue.
A far correre il mio sangue.
Per troppa vita che ho nel sangue scriveva la poetessa Antonia Pozzi.
Io mi sono chiesta invece se per caso a me hanno dato una vita di una taglia più stretta…
Insomma alcune volte, forse a tutti o forse no, sembra che la vita sia troppa, densa e cremosa, una pasta del pane che esce dalla terrina. Ed è buona, e sarà appunto pane.
Per il 2018, che poi le date sono proprio una convenzione, allora facciamo così nel 0218, nel 1820, nell’8012 che poi è la data più bella, io ho pensato a questa piccola azione:
“Forse bisogna far sentire tutti parte di un grande progetto, anzi di un grande sogno”.
Questo è quello che vorrei fare nel tempo che ogni istante sgocciola in noi e ci fa quel che siamo, diversi a ogni istante… diversi, certo, ma anche possibilmente sempre più alti e grandi e pieni di vita, densa, cremosa, piena di lievito, piena di sogni.
Che diventino pane, ovviamente.
Ospito da due mesi in casa una signora della Costa d’Avorio. Ha lo status di rifugiato politico, cerca un lavoro. Fuggita dal suo Paese ha un grande sogno, portare in Italia le sue figlie.
Deve lavorare, crede in Dio profondamente, e deve lavorare (no, no è una ripetizione).
Forse proprio in questi giorni di Natale ha trovato un lavoro come badante. Una famiglia vicina a casa nostra, casa sua, forse speriamo casa delle sue figlie.
Le sue figlie, due gemelle di 11 anni e una di 18.
Ho tenuto io i contatti con la nuora della signora che ha bisogno della badante, le ho parlato della mia amica ivoriana, delle figlie.
La signora, mi ha detto: “Sembra una banalità in questo momento, ma quando ero in viaggio di nozze, ho pensato che, se non avessi avuto figli, avrei voluto adottare una bambino di colore”.
E io ho capito che dobbiamo sempre giocare al rialzo, perché far sognare e sognare è l’unico modo per volare un po’ e volare è bello… Per noi grevi animi, volare è spirito, libero. È canto.
Abbiamo portato la nostra amica al suo lavoro, la signora che dovrà accudire non vorrebbe nessun aiuto, e tutti la capiamo, ma la nuora le ha già detto che l’aiuto alla fine è reciproco, che ci sono delle figlie da riunire alla madre.
E va bene, e ci rende più vicini, e ci fa più grandi. Ci regala delle ali. Sarà buonismo? E chi se ne frega?
Non so fino a quando sentirò queste ali sulle mie spalle.
Ma sono contenta, eccole che fremono, mi dicono che è ora di chiudere.
Buone ali a tutti.
(Ps e ora mi misuro la pressione)