Amministrazione di sostegno - Aspetti processuali, impugnative -  Redazione P&D - 16/02/2018

Amministrazione di sostegno e pubblico ministero - Cass. civ. 1093/17 - C.C.

Ai sensi dell’art. 44 della legge relativa al sistema italiano di diritto internazionale privato, in materia di misure di protezione degli incapaci di maggiore età, la giurisdizione italiana sussiste, oltre che nei casi previsti dalla legge anche qualora tali misure si rendono necessarie per proteggere in via provvisoria ed urgente, la persona o i beni dell’incapace che si trovino in Italia.
La giurisdizione volontaria, inoltre, sussiste: nei casi ivi contemplati, ove già sussista la competenza per territorio e quando il provvedimento concerne una persona che risiede in Italia (art. 9 l. 218/95).

Nella fattispecie esaminata dal giudice, la sig. omissis, proveniente dal Belgio e residente in Italia solo dal novembre del 2014, si rivolgeva al Tribunale per chiedere la nomina della figlia quale sua amministratrice di sostegno.
Il Giudice adito, d’altra parte, pronunciava decreto di “non luogo a provvedere” poiché pochi giorni dopo la partenza di omissis dal Belgio, nell’ottobre dello stesso anno, il marito si era già rivolto al giudice di pace locale (in Belgio) ottenendo (nell’aprile 2015) un provvedimento di nomina di amministratore di sostegno per la moglie.

Il decreto del giudice italiano, emesso nel giugno del 2015, veniva impugnato, fra l’altro, in base al motivo della mancata comunicazione al pubblico ministero del procedimento (risultava inoltre incomprensibile la decisione relativa alla sussistenza, o meno, della giurisdizione italiana).

La Corte d’Appello respingeva il reclamo “rilevando in via preliminare ed assorbente” il difetto di giurisdizione.

Tale provvedimento è stato d’altra parte ritenuto viziato dalla Corte di Cassazione.

Quest’ultima ha, infatti, rilevato che l’esame relativo all’irregolarità nella costituzione del contraddittorio avrebbe dovuto precedere quello relativo alla sussistenza della giurisdizione e, poiché nella fattispecie la relativa nullità (per violazione dell’art. 70 co. 1 c.p.c) si era manifestata sin dal procedimento svoltosi in primo grado ha “cassato” i provvedimenti emessi e rimesso le parti innanzi al primo giudice.

“Va rilevato che l'articolo 406 c.c., comma 1, dispone che il ricorso per l'istituzione dell'amministrazione di sostegno puo' essere proposto dallo stesso soggetto beneficiario, anche se minore, interdetto o inabilitato, ovvero da uno dei soggetti indicati nell'articolo 417 c.c.. Quest'ultima disposizione, a sua volta, prevede il potere di azione del pubblico ministero in relazione all'interdizione e all'inabilitazione. Potere, dunque, che e' esteso all'amministrazione di sostegno. L'articolo 407 c.c., u.c., che disciplina il procedimento per l'istituzione dell'amministrazione di sostegno, prescrive che "in ogni caso, nel procedimento di nomina dell'amministratore di sostegno interviene il pubblico ministero". L'articolo 720 bis c.p.c. - come innanzi rilevato - richiama, per l'amministrazione di sostegno, tra le altre disposizioni, l'articolo 713 c.p.c., il cui primo comma prescrive "la comunicazione del ricorso al pubblico ministero". Si tratta indubbiamente di un'ipotesi di intervento del pubblico ministero sussumibile nell'articolo 70 c.p.c., n. 1, Pertanto, la violazione delle norme innanzi indicate comporta la rimessione del procedimento dinanzi al primo giudice, il quale provvedera' anche sulle spese.”