Amministrazione di sostegno - Amministratore, poteri, doveri -  Manuele Pizzi - 25/04/2018

Amministrazione di sostegno e T.S.O.: le lacune normative nell'ordinamento diacriticamente completabile

L’odierna legislazione del trattamento sanitario obbligatorio difetta di un coordinamento con la sopravvenuta, ed innovativa, Legge n. 6/2004. Tuttavia, resta l’interrogativo su quale sia il ruolo che possa rivestire il Tutore ex art. 424 Cod. Civ. ovvero l’amministratore di sostegno del sofferente psichico nelle more di un T.S.O o anche di un accertamento sanitario obbligatorio (laddove si realizza una sorta di fermo di psichiatria); la Legge n. 833/1978 nulla prescrive sulle prerogative, compiti, preclusioni e doveri in capo a tali figure, previste nel novero delle misure di protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia.

Gli istituti del trattamento sanitario obbligatorio e dell’amministrazione di sostegno potrebbero ritenersi portatori di valori differenti, suscettibili di addivenire a comporre un’area del diritto, che aspiri a realizzare la tutela del sofferente psichiatrico, non limitatamente allo stadio dell’acuzia.

Gli artt. 33-34-35 della L. 833/1978 non possono essere applicati senza tener conto della sopravvenuta L. 6/2004. Ogni testo di legge va interpretato anche in coerenza con gli altri testi legislativi vigenti, in conformità dei significati univoci, rinvenibili in questi ultimi.

L’ordinamento in se non può definirsi completo, poiché non esiste uno stato deontico per qualsiasi comportamento, possibile è l’esistenza di lacune normative, alle quali vanno ricondotte quelle situazioni oggettive di instabilità ed incertezza. Sul punto, per “lacuna normativa” si intende la mancanza di una norma precostituita per la disciplina concreta di un caso.  Orbene, l’avvento della L. 6/2004 richiederebbe un aggiornamento della disciplina del T.S.O., ma nell’assenza dell’azione di un legislatore avveduto e riflessivo, le situazioni concrete di oggettiva instabilità invocano risoluzione mediante integrazione del sistema normativo.

Già nell’impianto della L. 833/1978, all’atto della sua edificazione, nella parte dedicata alla disciplina dell’ A.S.O e del T.S.O.  si presentava un vuoto normativo, in relazione alle ipotesi ove il sofferente psichico fosse un interdetto o un inabilitato, quindi, la Legge già al tempo della sua entrata in vigore, mancava di statuire il ventaglio di facoltà e doveri facenti capo ai Tutori ed ai Curatori.

La novella legislativa, introduttiva dell’istituto dell’amministrazione di sostegno, si presenta incompleta, in rapporto alle concrete questioni legate al tema dei trattamenti sanitari della persona affetta da malattia mentale, specie qualora si presenti un costante rifiuto delle cure mediche, riferibile alla persona beneficiaria della misura di protezione.

Non sarebbe improprio parlare di vere e proprie lacune assiologiche presenti nell’ordinamento, cagionate da un pavido legislatore; la sueposta incompletezza sul tema genera incertezza del diritto negli operatori preposti alle misure di protezione ex art. 404 e segg. Cod. Civ.  Tale, acclarabile, incompletezza dell’ordinamento costituisce una situazione oggettiva di instabilità, che richiede risoluzione mediante un'integrazione del sistema.

Tuttavia, nell’incertezza, data dall’assenza di norme positivizzate nell’ordinamento, gli operatori istituzionali preposti alla protezione del soggetto fragile possono e devono interpretare le norme esistenti con spirito ermeneutico, specie ricorrendo allo strumento dell’analogia iuris, prevista all’art. 12, Co 2°, delle Preleggi.

Sul punto, i principi generali dell’ordinamento giuridico, qualificabili anche come mezzo di autointegrazione dell’ordinamento medesimo, svolgono una funzione normogenetica, in quanto dotati di un’eccedenza del contenuto deontologico o assiologico, rispetto alle norme che ne discendono.  I principi generali costituiscono fonti di norme, che rappresentano criteri di valutazione generale, dai quali, l’operatore-interprete può districarsi, in un momento complesso come quello dell’espletamento del trattamento sanitario obbligatorio.

In via esemplificativa, un principio generale in tema di amministrazione di sostegno, è quello cristallizzato nell’enunciato posto al primo comma dell’art. 410 Cod. Civ.: il “tener conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario”, una norma fonte di altre norme che forma il cemento dell’intero istituto dell’A.D.S., un principio che non viene mai meno, neanche nelle more di un ricovero coatto.

Nel tentativo di enunciare quali possano essere i doveri dell’amministratore di sostegno, in relazione all’istituto del T.S.O. è possibile ed opportuno delineare un catalogo di comportamenti, ancorchè incompleto...

  1. Qualora l'A.D.S venga investito, dal decreto ex art. 405 Cod Civ., di compiti inerenti la rappresentanza del beneficiario nei rapporti con le autorità sanitarie;
  2. Qualora l'A.D.S. ravvisi, nel proprio amministrato, la persistenza di gravi alterazioni psichiche, tali da recare danno alla propria od altrui incolumità;
  3. Qualora l'A.D.S., a seguito di interlocuzione con l'amministrato, registri solo dinieghi in ordine alla necessità di interventi terapeutici,                                                                                                                                                                                       è opportuno che l'A.D.S. segnali suddette criticità al medico curante, nonchè ai servizi psichiatrici territoriali.

L'A.D.S. deve informare il Giudice Tutelare di tutte le iniziative che ritiene utile intraprendere. Al fine della concessione di particolari provvedimenti autorizzativi, adeguati all'urgenza del caso concreto, l'A.D.S. può formulare la richiesta anche verbalmente, in conformità al disposto dell'art. 43, Co 2°, disp. att. Cod. Civ.

Sebbene la legge attuale non preveda nulla in merito, nel caso in cui l'A.D.S. rilevi la permanenza di un aggravamento delle condizioni psichiche dell'amministrato, tali da renderlo socialmente pericoloso per se stesso o per gli altri,  può formulare, all'uopo, formale istanza alle autorità sanitarie locali, chiedendo la verifica immediata dei presupposti per l'effettuazione di un accertamento sanitario obbligatorio, ai sensi degli artt. 33-34, L. 833/1978.

Nelle more di un accertamento sanitario obbligatorio (A.S.O) ovvero di un T.S.O., è opportuno che l'amministratore di sostegno mantenga un filo diretto con il Sindaco, Polizia Municipale, Forze dell'Ordine e Servizi Psichiatrici territoriali.

L'A.D.S, deve pretendere, formalmente, di essere informato sulle modalità operative dell'esecuzione del T.S.O.; le figure istituzionali sopra menzionate, devono raccogliere e tener conto delle osservazioni dell'A.D.S., al fine dell'espletamento dell'intervento in sicurezza, in primis per il sofferente psichico!

É opportuna la presenza dell'amministratore di sostegno, all'atto di esecuzione del T.S.O., assunte le opportune cautele, di concerto con le Forze dell'Ordine.

Qualora, nell'esecuzione dell'Ordinanza sindacale che disponga il T.S.O., le Forze dell'Ordine siano costrette all'utilizzo della coazione fisica, l'A.D.S dovrà sincerarsi che la procedura si svolga nel rispetto della legalità e della dignità umana dell'amministrato sofferente.

Nel corso della degenza ospedaliera, in regime di T.S.O., è opportuno che l'amministratore di sostegno si rechi nel reparto S.P.D.C., ove è ricoverato il beneficiario, per sincerarsi delle sue condizioni di salute e raccogliere le sue istanze, le aspirazioni ed i bisogni.  

L'A.D.S. deve chiedere di essere tempestivamente informato ogniqualvolta l'amministrato, in regime di T.S.O., venga sottoposto a contenzione, senonchè delle ragioni dell’adozione di tale misura e delle modalità eseguite.

Cessato il regime di T.S.O., l'amministratore di sostegno deve porre in essere tutte le misure possibili volte alla promozione e salvaguardia della sfera personale, umana e relazionale dell'amministrato. Cessato il regime di T.S.O., l'amministratore di sostegno deve porre in essere tutte le iniziative utili a rendere remota l'eventualità di un nuovo scenario, nel quale ricorrano, i presupposti del trattamento sanitario obbligatorio.  É opportuno che l'A.D.S., cessato il T.S.O. ovvero l'A.S.O., informi il Giudice Tutelare sulle condizioni di salute e le condizioni di vita dell'amministrato.

Nel caso in cui il trattamento sanitario obbligatorio si sia svolto nel territorio corrispondente al circondario del Tribunale,  ove sia radicata l’amministrazione di sostegno, è opportuno che l'A.D.S., cessato il T.S.O., depositi in Cancelleria istanza al Giudice Tutelare,  per chiedere l'emissione di decreto di acquisizione, nel fascicolo dell'amministrazione di sostegno, dell'archiviato fascicolo d'ufficio attinente all'espletato T.S.O.

Nel caso in cui l’Ufficio Tutelare dell’espletato T.S.O. sia territorialmente differente rispetto al luogo ove è radicato il procedimento dell'amministrazione di sostegno, è dovere dell’A.D.S estrarre copia dell’intero fascicolo di volontaria giurisdizione inerente al procedimento ex artt. 35. L. 833/1978 e farne oggetto di produzione negli atti dell’amministrazione di sostegno pendente.

 L'opportunità di una tale istanza risiede nella genetica connessione oggettiva e soggettiva, fra i due procedimenti di volontaria giurisdizione; tale acquisizione renderebbe più agevole l'attività dell'A.D.S., in sede di rendicontazione periodica ai sensi dell'art. 405, Co 5°, n. 6, Cod. Civ., specie al fine di una  esaustiva descrizione delle condizioni di vita della persona sofferente.