Persona, diritti personalità - Persona, diritti personalità -  Valeria Cianciolo - 14/01/2019

Antigone ed i migranti. L'eterno dilemma fra lex e jus

Pollà ta deinà” dà inizio al celeberrimo primo stasimo di Antigone, nel quale Martin Heidegger vedeva la sintesi profetica e premonitrice del sorgere e declinare della civiltà occidentale. Molte cose mirabili e, al tempo stesso, orribili sono gli esseri umani e le loro opere, quando si prefiggono di dominare con artifici la natura delle cose.

Tra legge e giustizia non c’è coincidenza.

L'“Antigone di Sofocle risalente al V secolo a.C. è sempre attuale. È a questa tragedia greca che risale infatti l’eterno conflitto tra ius e lex. Antigone e Creonte. Antigone rappresenta l’obbedienza alla pietà famigliare e quindi alla struttura profonda che lega i rapporti umani, mentre Creonte è la personificazione del comando supremo e inappellabile dell’autorità. Da un lato, le radici tradizionali della città, lo ius "non scritto e non mutabile, che non è di ieri né di oggi, ma da sempre, dall'altro, le leggi che esigono ubbidienza uniforme e incondizionata, travolgono ogni sentimento di umana pietas , garantite dal re, unico e supremo legislatore.

Il dominio della legge sul diritto, anzi la fagocitazione monopolistica del secondo a opera della prima, sono il prodotto di poteri politici. E a noi individui cresciuti nello Stato di diritto, nulla ci pare più naturale, ingabbiati in leggi che nulla hanno a che vedere con lo jus. Come se mai fosse esistito altro prima della legge definita dagli uomini.

Ci si interroga dunque, se in tema di immigrazione, così acceso nel dibattito pubblico degli ultimi giorni dopo la conversione in legge del Decreto sicurezza, debba prevalere la giustizia o il diritto.

Dal 2013 al 2017, in Europa sono state presentate 4,5 milioni di richieste di protezione internazionale: di queste, più di un terzo in Germania (1,8 milioni), meno di un decimo in Italia (426 mila), Francia (390 mila) e Svezia (353 mila). Nello stesso periodo, secondo i dati dell’EASO e di Frontex, gli ingressi irregolari nell’Unione europea (EU+) sono stati 2,9 milioni, dei quali 1,85 via mare, mentre gli ingressi regolari dei richiedenti asilo, con reinsediamento da paesi terzi, sono stati appena 69.705.

Questi numeri fanno dell’immigrazione, il terreno elettivo per la ricerca del consenso politico.

Nella varietà delle modifiche legislative portate dal “decreto sicurezza” 2018, convertito con modificazioni dalla l. 132 del 1° dicembre 2018 (pubblicata nella gazzetta ufficiale n. 281 del 3.12.2018), diversi i rimaneggiamenti alla disciplina del Testo Unico sull'immigrazione.

Una delle questioni più controverse riguarda certamente l’abolizione della protezione umanitaria, che, fino ad oggi, potevano essere riconosciute ai richiedenti asilo, prevista dal Testo unico sull’immigrazione.

Prima della conversione in legge del decreto, infatti, poteva essere rilasciato un permesso di soggiorno per motivi umanitari, una particolare forma di tutela che la questura concedeva ai cittadini stranieri che presentavano “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato italiano”, oppure alle persone che fuggivano da emergenze come conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in paesi non appartenenti all’Unione europea.

La durata era variabile da sei mesi a due anni. Il permesso, passibile di rinnovo, dava accesso al lavoro, alle prestazioni sociali e all’edilizia popolare.

Con la conversione in legge, tale protezione non potrà più essere concessa neppure da un tribunale in caso di ricorso avverso un provvedimento di diniego.

Avendo cancellato la protezione umanitaria, l'Italia ha di fatto decretato l’irregolarità a vita di decine di migliaia di attuali residenti. I dati parlano di circa 60 mila nuovi irregolari che non potranno essere rimpatriati, ma nemmeno integrati e neppure stabilirsi in altre nazioni europee.

In questo quadro, è difficile non schierarsi, perché sono in gioco - e tragicamente contrapposti - la dignità umana e le fondamenta delle comunità nelle quali viviamo.

Si può davvero scegliere tra quei valori, puntando tutto sulle libertà individuali e ignorando le esigenze di sicurezza o viceversa? Si può rinunciare alla cooperazione con gli altri Stati in nome del primato della sovranità nazionale? Si può davvero pensare, in un mondo in continuo movimento, di rifugiarsi nel “piccolo mondo antico”? Si può pensare di sposare la politica dei “porti chiusi” inaugurata con i casi Aquarius e Diciotti nel giugno 2018 dall'attuale governo, in palese violazione del diritto internazionale?

Si può costruire in modo autarchico il benessere duraturo di una comunità nazionale?

Si possono chiudere gli occhi davanti alle sevizie, i trattamenti inumani, le torture, gli stupri, gli omicidi, cui questa marea umana si espone di continuo nella propria peregrinazione ?

Si può tacere davanti alle madri munite della protezione umanitaria, che all'improvviso dovranno abbandonare gli Sprar ed i CAS per ordine dei prefetti, senza alcun progetto di uscita e di protezione sociale?

Ed allora visto che sono anche io un individuo cresciuto in uno Stato di diritto che fa della norma la bussola della propria esistenza e non potendo invocare, un principio di giustizia supremo che dovrebbe guidare la norma creata dal legislatore, faccio appello alla nostra Costituzione e ipotizzo dei profili di incostituzionalità quanto alla forma del provvedimento (ci sono i profili di necessità e di urgenza?) e quanto al contenuto.

Nel frattempo, continuerà a consumarsi questo tragico spettacolo dove i naufragi, con ogni probabilità, aumenteranno, entrando in un cono d’ombra di cui non avremo più notizia.

Le spoglie di quei naufraghi non avranno degna sepoltura perchè il diritto del re, del nuovo Creonte, vuole che il diritto degli uomini venga rispettato. 

Antigone abita ancora qui.