Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Redazione P&D - 25/07/2017

Anziani gay, la prima casa di riposo lgbt. - V.C.

E’ la notizia riportata oggi su Repubblica.

Viviamo più a lungo, in media oltre 80 anni, ma gli ultimi 14-15 anni di vita quasi sempre non sono trascorsi in buona salute.

La solitudine talvolta provoca sofferenza, ma si tratta di un malessere che può essere superato con il frequentare amici, con una relazione d’amore, con una famiglia numerosa o con un impegno sociale.

E questi sono problemi che riguardano tutti e toccano da vicino molti omosessuali della terza età che vivono spesso un isolamento e una separazione ancor più acuti dei loro coetanei eterosessuali

Negli Stati Uniti l’invecchiamento della generazione dei cosiddetti “baby boomers”, 77 milioni di persone nate dopo la guerra tra gli anni Quaranta e gli anni Sessanta, viene definito “tsunami grigio”.

L’invecchiamento di quelli che oltre a essere “baby boomers”, sono anche gay e lesbiche presenta delle problematicità, di cui si sta cominciando a parlare, a causa delle persistenti discriminazioni legislative e culturali e perché, nella maggior parte dei casi, non hanno dei figli che si possono occupare di loro.

Un gay anziano su cinque ha un partner e solo uno su dieci ha dei figli.

Nasce l'idea così a Roma di un co-housing tra persone omosessuali over 60. "Così rompiamo la solitudine e ci prendiamo cura gli uni degli altri" -  sostiene l’'animatore del gruppo, Nicola Di Pietro.

In Europa un simile progetto esiste dal 2012 e si trova a Berlino, nel quartiere di Charlottenburg. La casa per gay e lesbiche che hanno superato i sessant’anni è molto grande, copre un intero isolato e si chiama MehrGenerationenHaus (“casa delle molte generazioni”).

Gli appartamenti sono in affitto, sono previsti anche settori particolari per chi soffre di demenza senile e l’infermeria è aperta 24 ore su 24.

A Bologna invece sarebbe pronto il progetto di un condominio per gay una forma di co-housing piuttosto singolare. Si tratterebbe di un progetto unico nel nostro Paese che per gli ideatori, però, avrebbe di fronte a sé un mercato di notevole potenzialità.

I progettisti, professionisti, professori e studenti della Bologna Business School, la fondazione “compartecipata” con l’ Alma Mater, che l’ hanno messo a punto dopo quindici mesi di studio,  hanno voluto chiamarlo Friendly Home, che tradotto significa “casa amichevole o anche casa degli affetti”.

Un condominio riservato agli omosessuali, o meglio a persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e trasgender) dai 55 ai 75 anni. Senior ma autosufficienti, come specifica l’ estratto, “un complesso residenziale di qualità medio alta, pensato appunto per senior LGBT autosufficienti che non richiedano specifiche cure ospedaliere, che propone un servizio di co-housing (locazione di alloggi privati corredato da spazi comuni, interni ed esterni) localizzato in un contesto urbano evoluto“.

Questi dati, in accordo con altre ricerche, non favoriscono l’immagine stereotipata dell’invecchiamento, ma testimoniano il crescente numero di anziani attivi e volitivi che, nonostante le problematiche psico-sociali, logistiche e di salute, si dedicano ad attività ricreative, facilitando le relazioni con gli altri e alimentando il crearsi di legami che danno un supporto emotivo e strumentale.

Gli anziani residenti in Casa di riposo, gli Young-Old e la maggior parte dei maschi, sono più propensi a ritenere che, la solitudine sia maggiormente la conseguenza di fattori interni personali, che non facilitano le relazioni con gli altri.

Gli anziani, quindi, possono sviluppare strategie personali, che consentono di tollerare le frustrazioni derivanti dalla solitudine e di apprezzare la crescita e lo sviluppo personale.

Tutto questo è nobile. Ma qualcosa non mi torna.

Ammesso che questo possa essere vero, non si capisce, però, perché gli anziani omosessuali o le anziane lesbiche dovrebbero desiderare di finire i loro giorni di autonomia in un condominio a loro riservato o in  una casa di riposo a loro destinata.

Quasi condannandosi a una forma, per quanto snob, di auto segregazione.

Che significa allora integrazione?

Condanniamo  i condomini “riservati” agli stranieri e poi accettiamo che venga ritenuta innovativa e socialmente utile una residenza per omosessuali e lesbiche?

 Che dovranno, chiaramente, manifestare la loro inclinazione sessuale, alla faccia della privacy!