Interessi protetti - Obbligazioni, contratti -  Riccardo Mazzon - 13/07/2020

Appalto e regime probatorio delle variazioni dell'opera: muta a seconda che esse siano dovute all'iniziativa dell'appaltatore o a quella del committente

Considerando la regolamentazione generale dell’appalto, quando le parti non hanno determinato la misura del corrispettivo, né hanno stabilito il modo di determinarla, tale misura è calcolata con riferimento alle tariffe esistenti o agli usi e, in mancanza, è determinata dal giudice; in particolare, è onere dell’appaltatore provare l’entità del corrispettivo richiesto, dovendo in difetto farsi applicazione dei criteri sussidiari dettati dall’art. 1657 c.c. - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

Nell’ambito che qui si occupa rientra anche la disposizione codicistica secondo cui la materia necessaria a compiere l'opera, se non è diversamente stabilito dalla convenzione o dagli usi, deve essere fornita dall'appaltatore; e sussistendo, ai sensi dell'art. 1658 cod. civ., detta presunzione, incombe eventualmente sul committente l'onere di provare di aver venduto i materiali all'appaltatore, anche ai fini dell'incidenza di tale circostanza sulla determinazione del corrispettivo dell'appalto; tengasi altresì presente, in argomento, come l'appaltatore risponda dei difetti dell'opera quando accetti senza riserve i materiali fornitigli dal committente, sebbene questi presentino vizi o difformità riconoscibili da un tecnico dell'arte o non siano adatti all'opera da eseguire ed i difetti denunziati dal committente derivino da quei vizi o da quella inidoneità.

Ulteriormente, è regola generale che l’appaltatore non possa apportare variazioni alle modalità convenute per l’esecuzione dell'opera, se il committente non le abbia autorizzate; detta autorizzazione dev’essere provata per iscritto; peraltro, in tal caso, anche quando le modificazioni siano state autorizzate, l'appaltatore, se il prezzo dell'intera opera è stato determinato globalmente, non ha diritto a compenso per le variazioni o per le aggiunte, salvo diversa pattuizione.

Invece, l'appaltatore potrà provare, con ogni mezzo di prova - ed anche in via presuntiva -, che le variazioni dell'opera appaltata siano state richieste dal committente, essendo richiesta la prova scritta dell'autorizzazione di quest'ultimo solo ove le variazioni delle opere siano dovute ad iniziativa dell'appaltatore: in altri termini, in tema di appalto, il regime probatorio delle variazioni dell'opera muta a seconda che queste ultime siano dovute all'iniziativa dell'appaltatore o a quella del committente: nel primo caso, l'art. 1659 c.c. richiede che le modifiche siano autorizzate dal committente e che l'autorizzazione risulti da atto scritto ad substantiam; nel secondo, invece, l'art. 1661 c.c. consente, secondo i principi generali, all'appaltatore di provare con tutti i mezzi consentiti, ivi comprese le presunzioni, che le variazioni sono state richieste dal committente; inoltre, il requisito della forma scritta, previsto dall'art. 1659 c.c. nell'ipotesi di variazioni alle modalità esecutive dell'opera apportate per iniziativa dell'appaltatore, non trova applicazione allorché le variazioni siano concordate con il committente o da questi indicate.