Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Paolo Cendon - 23/07/2019

Apro il giornale e leggo che …

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.. al mondo giusti non c’è n’è.
Così un vecchia canzone di Celentano.

In questi giorni sono particolarmente colpito dalle notizie di omicidi e disastri commessi da qualcuno che in quel momento era drogato.
Mi domando se non ci sia qualcosa da fare.
Al Governo e al Parlamento non fanno molto mi pare.
Capisco magari che non sia un problema semplice da affrontare.

Un tempo - quando ponevo la questione - mi parlavano subito di ‘questioni costituzionali’, di ‘opportunità terapeutiche’, di ‘diritti del tossicodipendente’.
Mi sentivo io uno spostato, un oscurantista, un becero, uno che non capiva niente.
Non ero d’accordo dentro di me -- comunque: amen, se tutti la pensano in modo diverso da te, pensavo, avrai torto tu.

Non sono riuscito a cambiar idea; è chiaro che c’è in me qualcosa che non funziona.
Continuo a pensare non al drogato, in questi casi, ma a chi vive accanto a lui.
Penso che, fra i due, sia la vittima potenziale la parte più debole.
La persona cioè che finirà tagliuzzata, ammazzata, investita, accoltellata, mesa in lavatrice, buttata giù dalla finestra.

Mi sono fatto l’idea che uno che si droga abbia qualche probabilità in lui di fare cose del genere. Molte probabilità temo, specie con certe droghe.
Mi sono fatto l’idea che sia questa la considerazione decisiva. ‘Ti droghi? Prima o poi vorrai di sicuro farti un selfie al volante, a 180 all’ora, con tuo figlio accanto’.
Just a matter of time.
Quindi scusa, ma entro subito in azione, da oggi per me sei un pericolo vivente, un killer. In nome del popolo italiano.

Pensate che sia matto?
Mi farò una canna anch’io, vabbé, così cambio.
“Sei figlia di un drogato, hai sette anni? Affari tuoi, crepa”.