Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 21/12/2019

APS e art. 71 CTS – Tar Abruzzo 519/19

Un’APS, che svolge prevalentemente attività di tipo culturale-ricreativo, in virtù di un contratto di locazione con il comune, fornisce ai camperisti la possibilità di sostare.

Il comune ha comunicato all’associazione il divieto di prosecuzione dell’attività di sosta dei camper in quanto sull’area verrebbe posta una struttura ricettiva all’aria aperta e che “l’area ricadrebbe all’interno di un più ampio comparto” destinato a parcheggi in attuazione del vigente Piano regolatore Generale.

L’APS ha proposto ricorso avanti al TAR decudendo l’illegittimità del provvedimento in parola per i seguenti motivi:

-) violazione e falsa applicazione degli articoli 2 e 32 della legge n. 383 del 2000 in riferimento all’art. 2 del D.M. n. 1444/1968;

-) incompetenza del Comune, difetto di motivazione, irrazionalità ed illegalità manifesta dell’azione amministrativa;

-) violazione degli articoli 2, 3, 9, 18 Cost., violazione del principio di trasparenza e proporzionalità dell’azione amministrativa; eccesso di potere.

Con ordinanza 11 maggio 2018, n. 114, il TAR ha accolto la domanda cautelare “ritenuto, ad una valutazione comparativa degli interessi che, allo stato, appare prevalente l’interesse alla prosecuzione dell’attività di ospitalità di camper, tenuto conto dell’avvio della stagione turistica”.

Con sentenza n. 519 del 25 ottobre 2019, il TAR ha accolto il ricorso dell’APS statuendo quanto segue:

-) l’art. 2, recante l’individuazione delle associazioni di promozione sociale, e l’art. 32, comma 4, della legge n. 383 del 2000, il quale prevedeva che la sede delle associazioni di promozione sociale ed i locali nei quali si svolgono le relative attività sono compatibili con tutte le destinazioni d'uso omogenee (previste dal decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968) indipendentemente dalla destinazione urbanistica, sono stati abrogati dall'art. 102, comma 1, lett. a), D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 117, a decorrere dal 3 agosto 2017, ai sensi di quanto disposto dall'art. 104, comma 3, del medesimo D.Lgs. n. 117/2017;

-) l’art. 71, comma 1, del D .Lgs. n. 117/17, prevede che “le sedi degli enti del Terzo settore e i locali in cui si svolgono le relative attività istituzionali, purché non di tipo produttivo, sono compatibili con tutte le destinazioni d'uso omogenee previste dal decreto del Ministero dei lavori pubblici 2 aprile 1968 n. 1444 e simili, indipendentemente dalla destinazione urbanistica”;

-) l’art. 5 del d.lgs 117/2017, dopo aver qualificato come enti del terzo settore quelli che “esercitano in via esclusiva o principale una o più attività di interesse generale per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale” elenca in modo tassativo una serie di attività che si considerano di interesse generale, purché svolte in conformità alle norme particolari che ne disciplinano l'esercizio;

-) tra le attività incluse nell’elenco, che sono considerate di interesse generale, vi è la “gestione di attività turistiche di interesse sociale” (art. 5, comma 1, lett. k) ovvero quelle attività perseguite da enti privati “costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale”;

-) tali attività, in considerazione della meritevolezza delle finalità perseguite dalle associazioni di promozione sociale, possono essere localizzabili in tutte le parti del territorio urbano, essendo compatibile con ogni destinazione d'uso urbanistico, e a prescindere dalla destinazione d'uso edilizio impresso specificamente e funzionalmente all’area (in senso conforme: Cons. Stato Sez. V Sent., 15/01/2013, n. 181);

-) l’art. 71, d.lgs n. 117/2017 integra una disposizione che, in attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale (art. 118 della Costituzione), intende promuovere e favorire le associazioni private che realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi” (art. 1 l. 6 giugno 2016, n. 106 – legge delega per la riforma del terzo settore);

-) dallo Statuto dell’APS si evidenzia che si tratta di ente senza fini di lucro, con finalità di promozione del turismo in campeggio, finalità che permette di escludere l’esercizio di un’attività diretta a ricavare introiti commerciali con carattere di stabilità e che il camping si configuri quale struttura ricettiva propriamente detta, non riservata ai soci e aperta al pubblico. Al contrario, si tratta di un’area messa a disposizione dei soli soci, il che consente di configurare l’attività svolta come attività di promozione sociale ovvero di attività turistica di interesse sociale.

I giudici amministrativi hanno inoltre segnalato che il comune non ha contestato che il camping “non avesse i requisiti per essere considerato come associazione di promozione sociale o che li avesse persi per non aver ottenuto l’iscrizione nel registro unico nazionale del Terzo settore (art. 4, comma 1, del d.lgs 117/2017). In altri termini, il comune non ha contestato che la ricorrente svolgesse attività di interesse generale ovvero attività turistica di interesse sociale.

Alla luce di quanto sopra premesso, il Tar ha riconosciuto che il provvedimento comunale gravato era illegittimo “per violazione della fonte normativa gerarchicamente superiore (art. 32, comma 4, della legge n. 383 del 2000 e art. 71 del d.lgs 117/2017), laddove pretende, per l’utilizzo dell’area in questione, di applicare la norma di natura regolamentare (art. 17 delle norme tecniche di attuazione del P.R.G.), che impone il piano di lottizzazione privato di cui all’art. 23 della legge 18/83, con il rispetto della viabilità e dei parcheggi e degli altri spazi pubblici previsti all’interno delle singole perimetrazioni.”

Il Tar, accogliendo il ricorso dell’APS, ha riconosciuto che il comune avrebbe dovuto considerare l’area sede del camping come compatibile con tutte le destinazioni d'uso omogenee e ha respinto, conseguentemente, l’interpretazione di parte comunale secondo cui solo i “locali” e non le “aree” beneficerebbero del regime agevolativo e derogatorio alla disciplina urbanistica in materia di destinazioni d’uso prevista dall’art. 71 CTS.

La sentenza de qua ha il pregio di riconoscere che l’art. 71 rappresenta una modalità di valorizzazione e promozione delle attività svolte dalle APS, nel caso di specie, nella promozione turistica locale e, in ultima analisi, è espressione di quel principio di sussidiarietà contenuto nell’art. 118 u.s. Cost., secondo cui lo Stato e gli enti locali sostengono, coinvolgono e promuovono la libera iniziativa dei cittadini che si riuniscono per realizzare finalità di interesse generale.