Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 22/12/2018

Asp e controlli regionali – Regione Umbria delib. G.R. n. 1306/18

L’art. 10 della l. n. 328/2000 ha stabilito che le ex IPAB possano trasformarsi in Aziende Pubbliche di Servizi alla persona (ASP), per le quali è previsto il mantenimento della personalità giuridica di diritto pubblico, in uno con una propria autonomia statutaria, gestionale ed imprenditoriale. In ordine a garantire il perseguimento efficace ed efficiente delle proprie finalità, alle ASP è consentito fare ricorso agli istituti giuridici e giuslavoristici di carattere privatistico. In tal senso, quindi, il legislatore (in specie quello delegato del d. lgs. n. 207 del 2001) ha configurato come “aziende di servizi”, alle dipendenze della Regione e degli enti locali, enti organizzati e funzionanti secondo un modello di “privatizzazione formale”, che operano secondo criteri e modalità di diritto comune, ancorché caratterizzati da una essenziale impronta pubblicistica.

Le Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (ASP):

1)        hanno personalità giuridica di diritto pubblico;

2)        sono dotate di autonomia statutaria, patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica;

3)        prevedono la separazione delle funzioni di indirizzo/programmazione da quelle di gestione;

4)        operano con criteri imprenditoriali;

5)        non perseguono fini di lucro;

6)        possono estendere la loro attività anche in ambiti diversi da quello regionale o infraregionale di appartenenza.

Nell’ambito delle proprie prerogative istituzionali, la Regione Umbria, con la l.r. 25/2014 ha disciplinato la trasformazione delle IPAB regionali, che – in ossequio alla libertà di scelta che ha caratterizza l’intervento normativo in oggetto – hanno potuto scegliere di trasformarsi in organizzazioni non profit (associazioni e fondazioni di diritto privato) ovvero assumere la forma giuridica di diritto pubblico (ASP).

A norma dell’art. 19 della l.r. n. 25/2015, la Giunta Regionale ha inteso disciplinare in modo puntuale gli ambiti e le modalità di svolgimento del controllo regionale anche in collaborazione con i comuni e le ASL e con gli altri soggetti istituzionali interessati.

Preme evidenziare che l’atto in argomento (deliberazione della Giunta Regionale del 19 novembre 2018, n. 1306) si pone quale strumento di supporto al fine di migliorare e rendere maggiormente efficace ed efficiente i controlli dinamici e di qualità che oggi caratterizzano l’azione amministrativa, finalizzata a rendere sempre più esigibili i diritti delle prestazioni.

L’atto di giunta si colloca quale strumento di verifica e monitoraggio dell’azione delle ASP intese quali componenti essenziali del “settore pubblico allargato”.

La Regione, tuttavia, non intende sostituirsi alle modalità ordinarie di controllo, assicurate dagli organi di gestione, di revisione e dalle altre forme già previste dall’ordinamento nazionale e regionale, bensì garantire la costante coerenza delle finalità statutarie all’attività svolta. In quest’ottica, infatti, la deliberazione ribadisce la volontà “di tener conto della larga autonomia funzionale incentrata sul rispetto della volontà dei fondatori, sul valore giuridico delle tavole di fondazione e sulla capacità statutaria riconosciuta alle istituzioni”.

La giunta prevede, all’uopo, due tipologie di controllo: controlli da esercitarsi in via successiva e controlli da attuarsi in via preventiva. Tra i primi vi è da registrare, in termini generali, una verifica sull’andamento della gestione economica e finanziaria e sui risultati raggiunti. Per quanto attiene ai secondi, invece, la Regione si riserva di monitorare gli statuti e i regolamenti adottati dalle singole ASP.

Considerando le competenze dei comuni nel processo di trasformazione delle ASP, la deliberazione regionale coinvolge gli enti locali nelle forme di controllo sopra citate.

La decisione della giunta regionale umbra ha il pregio di declinare procedimenti, forme e modalità di controllo, che – marcando una netta cesura rispetto a quanto invalso nell’ordinamento a seguito dell’approvazione della legge Crispi del 1890 – intende spostare il controllo (rectius: verifica/monitoraggio) da elementi puramente formali e burocratici a valutazioni di carattere sostanziale, ovvero di conseguimento dei risultati. Si tratta di un “cambio di rotta” che va salutato con favore, in specie perché afferma, da un lato, l’insostituibile ruolo pubblico nella verifica dei risultati, degli standard di qualità e, in ultima analisi, della sostenibilità dell’azione delle ex IPAB, Dall’altro, responsabilizza le singole ASP, chiamate ad assicurare ai cittadini – fruitori – utenti – pazienti i diritti essenziali alle prestazioni socio-sanitarie.

La deliberazione de qua conferma la necessità di adeguate “alleanze” tra diversi enti locali: regioni, enti locali e ASL sono sollecitati a collaborare/cooperare affinché i servizi alla persona siano oggettivamente ed effettivamente resi disponibili ai cittadini, in specie quelli più fragili.

Da ultimo, si segnala che le ASP possono diventare soggetti importanti nei rapporti da instaurare con le organizzazioni non profit, soprattutto alla luce della Riforma del Terzo settore, che ha introdotto nuove modalità di partnership tra enti pubblici ed enti non lucrativi.