Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Valentina Finotti - 26/10/2018

Assegno di divorzio revocato in presenza di una nuova stabile relazione affettiva

È possibile per l’ex coniuge obbligato a pagare l’assegno divorzile agire in giudizio e ottenere l’eliminazione del suo obbligo, per il solo fatto che l’ex coniuge beneficiario ha instaurato una nuova convivenza, o una nuova relazione affettiva stabile? Oggi sì, vediamo perché.

Quando un ex coniuge riesce ad ottenere l’assegno divorzile dall’altro non è detto che questo beneficio economico gli sia assicurato “per sempre”.

La legge sul divorzio, infatti, prevede espressamente che se sopravvengono, rispetto al momento della sentenza di divorzio, “giustificati motivi”, è possibile, in ogni tempo, agire in giudizio per la revisione dell’assegno divorzile (1).

In particolare l’ex coniuge obbligato a corrispondere l’assegno divorzile può agire in giudizio al fine di ottenerne la diminuzione o la riduzione: la domanda dipende dalla tipologia di variazioni che intervengono dopo il divorzio e che si riescono effettivamente a dimostrare davanti al giudice.

In questo articolo, nello specifico, ci occupiamo delle conseguenze derivanti dall’instaurazione di una nuova convivenza, o di una nuova stabile relazione affettiva, da parte dell’ex coniuge beneficiario dell’assegno divorzile.

Può questa nuova convivenza, o relazione affettiva, giustificare l’eliminazione dell’assegno divorzile? Vediamo.

 

Indice

 1 Se l’ex coniuge titolare dell’assegno divorzile si risposa

 2 Se l’ex coniuge beneficiario dell’assegno instaura una nuova convivenza: a) anni ‘90 e 2000: no all’estinzione automatica dell’assegno divorzile se il beneficiario instaura una nuova convivenza; b) anni ‘90 e 2000: la convivenza rileva solo se comporta vantaggi economici; c) dal 2015: la nuova convivenza, duratura, porta all’eliminazione definitiva dell’assegno divorzile; d) 2018: la nuova relazione affettiva dell’ex coniuge elimina l’assegno divorzile anche senza coabitazione.

3  Le differenze che rimangono tra il nuovo matrimonio e la nuova convivenza dell’ex coniuge (o la nuova relazione affettiva)

 

♣ 

     1 Se l’ex coniuge titolare dell’assegno divorzile si risposa

 

Chiariamo subito che qualora l’ex coniuge passi a nuove nozze egli, per legge e automaticamente, perde il diritto all’assegno divorzile (2).

In questa ipotesi, pertanto, non si pone un problema di “revisione” dell’assegno divorzile. Non è, infatti, necessario per l’ex coniuge obbligato adire un giudice: dal momento in cui l’ex coniuge beneficiario dell’assegno convola a nuove nozze, l’obbligato non sarà più tenuto al versamento dell’assegno.

Anzi, se l’ex coniuge beneficiario si è risposato e ha continuato, indebitamente, a percepire l’assegno divorzile, l’ex coniuge obbligato, potrà agire per il recupero di queste somme, chiedendo anche gli interessi (3).

 

     2 Se l’ex coniuge beneficiario dell’assegno instaura una nuova convivenza

 

La legge non disciplina espressamente, invece, cosa accade se l’ex coniuge beneficiario dell’assegno divorzile instauri, dopo il divorzio, una convivenza di fatto senza risposarsi.

Questa nuova convivenza può avere rilievo per ridurre o, addirittura, portare ad un’eliminazione dell’assegno divorzile?

Di seguito analizzeremo, in modo molto schematico, l’evoluzione della giurisprudenza – che è intervenuta sopperendo il vuoto legislativo - su questa interessante questione:

 

a) anni ‘90 e 2000: no all’estinzione automatica dell’assegno divorzile se il beneficiario instaura una nuova convivenza

 

La giurisprudenza ha ritenuto di non estendere in via analogica la norma che fa cessare automaticamente il diritto all’assegno divorzile nel caso di nuovo matrimonio da parte del beneficiario dell’assegno, anche all’ipotesi in cui quest’ultimo abbia instaurato una nuova convivenza (4).

E ciò perché la convivenza, affermava la giurisprudenza, non implica alcun diritto al mantenimento, dovere che, invece, incombe reciprocamente esclusivamente sui coniugi (5).

 

b) anni ‘90 e 2000: la convivenza rileva solo se comporta vantaggi economici.

 

Tuttavia i giudici ritenevano che fosse possibile per l’ex coniuge obbligato agire in giudizio per chiedere la diminuzione (non l’eliminazione) dell’assegno divorzile, qualora egli riusciva a dimostrare che:

    --  il beneficiario dell’assegno avesse instaurato una convivenza stabile e duratura dopo il divorzio;

   -- questa nuova convivenza avesse comportato un miglioramento della situazione patrimoniale del beneficiario dell’assegno. Questa prova poteva darsi anche in via presuntiva, dimostrando, ad esempio, la convivenza dell’ex moglie con un uomo benestante o, comunque, con una buona capacità reddituale, determinandosi così una situazione tale da far presumere che dalla convivenza la titolare dell’assegno traesse benefici economici;

   --  rispetto a quando era intervenuto il divorzio ci fosse stata, pertanto, una sostanziale modifica dell’equilibrio economico tra gli ex coniugi, tale da non giustificare più l’assegno divorzile nella misura originariamente disposta (6).

Nella sostanza per la giurisprudenza appena citata la prova dell’instaurazione e del permanere della convivenza non era sufficiente per procedere a una riduzione dell’assegno divorzile, dovendo, invece, l’ex coniuge obbligato al pagamento dell’assegno fornire la specifica dimostrazione dei benefici economici derivanti, per il beneficiario dell’assegno divorzile, dalla nuova relazione affettiva. (7).

 

c) dal 2015: la nuova convivenza, duratura, porta all’eliminazione definitiva dell’assegno divorzile

 

Successivamente, la Corte di cassazione ha dato una rilevanza giuridica ben diversa alla convivenza affermando che essa, se duratura e stabile, vale a eliminare ogni forma di solidarietà post - matrimoniale tra gli ex coniugi e deve, quindi, essere considerata idonea a giustificare l’eliminazione definitiva dell’assegno divorzile (8).

Prima di arrivare a queste conclusioni, in realtà, i giudici avevano affermato che la convivenza potesse solo sospendere l’assegno divorzile.

Cosa significava questo in concreto?

Significava che l’ex coniuge, cessata la convivenza, poteva agire in giudizio per chiedere nuovamente l’assegno divorzile “sospeso” (9).

Ma questa impostazione è stata ben presto superata ritenendo, invece, che la nuova convivenza del beneficiario dell’assegno divorzile sia idonea a eliminare ogni forma di solidarietà post - matrimoniale, poiché costituire una nuova famiglia, anche se di fatto, è espressione di una scelta libera e consapevole, che comporta l’assunzione di un rischio, quale quello che tale rapporto di fatto possa terminare.

Oggi, quindi, è irrilevante dimostrare i vantaggi economici derivanti dalla nuova convivenza, perché essa di per sé è idonea a giustificare la revoca dell’assegno divorzile.

Anche perché, a seguito della legge Cirinnà, i conviventi di fatto sono definiti come coloro che si danno reciproca assistenza morale e materiale, per cui è evidente che con la relazione di fatto si venga a creare anche una comunanza di ricorse economiche tra i conviventi (10).

Non ha, invece, nessuna rilevanza che l’ex coniuge attraverso la nuova convivenza possa beneficiare di risorse economiche adeguate rispetto all’ex tenore di vita matrimoniale, posto che, come si è detto, la nuova convivenza elimina ogni connessione con il modello di vita della pregressa fase matrimoniale.

 

d) 2018: la nuova relazione affettiva dell’ex coniuge elimina l’assegno divorzile anche senza coabitazione

 

I giudici milanesi nel 2018 hanno sviluppato ulteriormente i principi sopra richiamati ritenendo che, addirittura, una stabile relazione affettiva pur senza coabitazione può comportare l’eliminazione definitiva dell’assegno divorzile.

Nel caso esaminato dai giudici milanesi, l’ex moglie ha ammesso la nuova relazione affettiva, mentre è stato l’ex marito (attraverso una serie di prove testimoniali e il supporto di indagini investigative) a dimostrare, invece, la continuità nel tempo della relazione dell’ex coniuge e la sua perdurante attualità.

Per il tribunale milanese ciò che conta è che l’ex coniuge sia riuscito a dimostrare in giudizio che la nuova relazione affettiva dell’ex moglie è duratura e stabile, caratterizzata dalla condivisione di frequenti e rilevanti momenti di vita con il nuovo compagno, tali da ritenere che in essa vi è una progettualità di vita comune incompatibile con la perdurante sussistenza di una forma di solidarietà post – matrimoniale, ossia, in pratica, con il riconoscimento dell’assegno divorzile.

Il tribunale milanese non ha dato, dunque, nessuna rilevanza alla circostanza che tra l’ex moglie e il suo nuovo compagno non vi sia una convivenza, sottolineando come “la mancanza di coabitazione non è dirimente al fine di ritenere provata quella situazione fattuale che vale ad elidere ogni rapporto con il precedente vincolo matrimoniale, non fosse altro perché le ragioni sottese alla scelta della non coabitazione, che a volte per le ragioni più disparate manca anche nelle coppie coniugate, possono essere molteplici, non ultima quella volta proprio a tentare di evitare la possibile perdita dell’assegno divorzile”(11).

 

Queste sentenze si pongono, tra l’altro, in linea con la giurisprudenza europea che ha affermato che “famiglia” è anche la relazione che si crea nell’ambito della unione non coniugale (12).

 

           3   Le differenze che rimangono tra il nuovo matrimonio e la nuova convivenza dell’ex coniuge (o la nuova relazione affettiva)

 

A livello processuale siamo ben lontani da una perfetta equiparazione tra la nuova convivenza di fatto (o la nuova stabile relazione affettiva) instaurata dal beneficiario dell’assegno divorzile e, invece, il nuovo matrimonio di quest’ultimo.

Come si diceva, infatti, il nuovo matrimonio fa cessare automaticamente l’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile, mentre, invece, nel caso di nuova convivenza, o di nuova stabile relazione, del beneficiario dell’assegno, sarà necessario agire di fronte ad un giudice e dimostrare questa nuova convivenza (o relazione affettiva), cosa non sempre facile.

Solo se il giudice riterrà che la nuova convivenza o la nuova relazione affettiva, del beneficiario dell’assegno divorzile, siano stabili e durature e che vi sia una effettiva condivisione di vita e di progetti, potrà revocare l’assegno divorzile.

L’eliminazione dell’assegno divorzile non deriva, in queste ipotesi, dalla legge direttamente e automaticamente, bensì ha bisogno di una pronuncia giudiziale.

 

Note

  1. Articolo 9, primo comma, legge 1970/898.
  2. Articolo 5, comma dieci, legge 1970/898.
  3. Tribunale La Spezia, ordinanza, 20 luglio 2018.
  4. Corte costituzionale 2003/204; Corte Costituzionale 2000/313.
  5. Cassazione 1996/9505.
  6. Cassazione 2004/12557; 1990/13053; Cassazione 2000/7328.
  7. Cassazione 1009/2709.
  8. Cassazione 2015, n. 6855; Cassazione 2016/2466.
  9. Cassazione 2014/4539.
  10. Tribunale di Ancona 21 maggio 2018.
  11. Tribunale Milano 30 gennaio 2018; nello stesso senso anche se in materia di revisione dell’assegno di separazione si veda Tribunale di Como 12.4.2018.
  12. Corte EDU, Shalk arido Kopfc Austria 24 giugno 2010; Corte EDU 7 novembre 2013.