Responsabilità civile - Responsabilità civile -  Valentina Finotti - 20/12/2019

Assegno privo di clausola di non trasferibilità: come difendersi?

 

L’art. 49 del decreto legislativo 231/07 al quinto comma dispone che gli assegni bancari emessi per importi superiori o pari a € 1.000,00 devono prevedere, oltre all’indicazione del nome e della ragione sociale del beneficiario, anche la clausola di non trasferibilità.

Ai sensi dell’art. 63, primo e sesto comma, del succitato decreto legislativo, in assenza della clausola di non trasferibilità potranno essere irrogate sanzioni amministrative da un minimo di € 3.000,00, fino ad un massimo di € 50.000,00.

Tuttavia bisogna ricordare che il decreto legge 119/18 ha attenuato le sanzioni applicabili in caso di “errori minori”, così creando una  migliore proporzionalità tra gli importi trasferiti e le sanzioni previste dalla disciplina antiriciclaggio, relativa all’emissione di assegni senza clausola di non trasferibilità.

In particolare il nuovo decreto legge del 2018 ha inserito l’art. 1-bis nell’art. 63 del d.lgs. 231/07, il quale prevede che in caso di emissione di assegni di importo fino a 30 mila euro in assenza di clausola di non trasferibilità, l’entità della sanzione minima sarà pari al 10% dell’importo trasferito in violazione di legge.

Sottolineo che nel caso in cui la violazione venga commessa dal rappresentante di una persona giuridica, ma anche di un ente privo di personalità giuridica o di un imprenditore, la persona giuridica, l’ente e l’imprenditore saranno obbligati in solido con il rappresentante autore della violazione al pagamento della sanzione che verrà irrogata: questo è quanto dispone l’art. 6, comma terzo, della Legge 24.11.1981 n. 689.

Per quanto riguarda la competenza, il procedimento sanzionatorio è seguito dagli Uffici delle Ragionerie Territoriali dello Stato.

Le strade percorribili di fronte alla contestazione della violazione sono le seguenti:

   ◊ Pagamento dell’oblazione: entro 60 giorni dalla data di contestazione, per concludere anticipatamente ogni controversia, per il trasgressore è possibile avvalersi dell'oblazione volontaria pari al doppio del minimo che, nel caso specifico degli assegni irregolari, è pari a 6000,00 euro indipendentemente dall'importo dell'assegno contestato ed anche per importi di pochissimo superiori ai mille euro. Il procedimento di oblazione, però, è ammesso solo se la violazione abbia ad oggetto un importo non superiore a € 250.000,00. Inoltre, non è possibile avvalersi del citato procedimento qualora la parte l’abbia già utilizzato per altra violazione inerente il limite all’uso del denaro e dei titoli al portatore nelle transazioni o relativa alla circolazione degli altri mezzi di pagamento e rispetto alla quale abbia ricevuto la contestazione entro i 365 giorni dalla ricezione della nuova contestazione (art. 65, comma 9, legge 231/07)

    ◊ Procedimento sanzionatorio: nel caso in cui si decida di non avvalersi dell’oblazione si sarà soggetti al procedimento sanzionatorio con l’eventuale irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria, che potrà arrivare fino all’importo di € 50.000,00 (oltre a € 20,00 di spese procedimentali) e che nel suo valore minimo sarà pari ad € 3.000,00. Si ricorda, tuttavia, che  - come si è detto- per gli assegni di importo fino a € 30.000,00 la sanzione minima è pari al 10 % dell’importo trasferito.

    ◊ Memorie difensive presentate alla Ragioneria dello Stato: di fronte ad un isolato trasferimento di denaro di lieve entità quantitativa, purché posto in essere da un soggetto non recidivo e qualora si tratti di somme trasferite al di fuori di attività illecite o criminali, è possibile presentare un’apposita memoria difensiva alla Ragioneria territoriale dello Stato chiedendo la riduzione della sanzione o, anche – qualora ne ricorrano i presupposti - l’archiviazione della contestazione.

Se si sceglie di presentare una memoria difensiva alla Ragioneria dello Stato chiedendo la riduzione della sanzione o, addirittura, l’archiviazione, bisogna tenere conto delle circostanze di minore gravità previste dall’art. 67 del d. 231/07, articolo che si occupa, appunto, di determinare i criteri per l’applicazione specifica delle sanzioni.

Le circostanze che possono giustificare una riduzione della sanzione, considerate anche cumulativamente sono, in particolare:

∼  la gravità e durata della violazione;

∼  il grado di responsabilità della persona fisica o giuridica;

 ∼ la capacità finanziaria della persona fisica o giuridica responsabile;

 ∼ l'entità del vantaggio ottenuto o delle perdite evitate per effetto della violazione, nella misura in cui siano determinabili;

∼  l'entità del pregiudizio cagionato a terzi per effetto della violazione, nella misura in cui sia determinabile;

 ∼ il livello di cooperazione con le autorità predisposte all’accertamento della violazione;

l'adozione di adeguate procedure di valutazione e mitigazione del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo,   commisurate alla natura dell'attività svolta e alle dimensioni dei soggetti obbligati;

   ∼ l’esistenza di precedenti violazioni.

 Si prenda un esempio concreto.

Una società che si è dotata di un presidio antiriciclaggio e che ha incassato nel corso dell’anno centinaia di assegni e tra questi uno solo manca della clausola di non trasferibilità.

In questo specifico caso ci si potrebbe rivolgere alla Ragioneria Territoriale competente facendo valere le cause di minore gravità di cui all’art. 67, primo comma, della legge 231 del 2007 per ottenere un’eventuale riduzione della sanzione.

Si potrebbe quindi far leva sul fatto che la società ha adottato tutte le misura precauzionali necessarie per rispettare la normativa antiriciclaggio e che la violazione che le è stata imputata è unica e isolata, ed, evidentemente, il fatto è riconducibile ad una poca accortezza da parte dei responsabili, ma senza che sia ravvisabile una volontà diretta a eludere la normativa antiriciclaggio.

Se in presenza di questi elementi o altri (di cui all’art. 67 d. lgs. 231/07), si riesce a dimostrare che la violazione è di minore gravità e le considerazioni presentate in memoria sono accolte, la sanzione amministrativa può essere ridotta da un terzo a due terzi, ex art. 63 comma 1 bis d.lgs. 231/07.

Esiste, tuttavia, una piena “discrezionalità” dell’autorità procedente in ordine alla valutazione della proporzionalità della misura rispetto alla violazione sanzionata (ex art. 66 terzo comma, d. l. 231/07).

A seguito della presentazione della memoria difensiva, vi potrà essere una istruttoria - qualora siano prodotti documenti - che si concluderà con il parere della Commissione consultiva per le infrazioni in materia valutaria e di antiriciclaggio. Il parere riguarderà la sussistenza della violazione e l’entità dell’eventuale sanzione.

L’iter amministrativo si concluderà con l’emissione di un decreto ministeriale, contro cui è possibile presentare un ricorso avanti al Tribunale del luogo in cui è stata commessa la violazione.