Cultura, società - Cultura, società -  Maria Rita Mottola - 21/06/2020

Avvocato al tempo del coronavirus

Questi mesi ci hanno insegnato che la Giustizia non è un bene essenziale, può essere sospeso e ritardato, modificato nelle sue modalità, a piacimento. Non più adire il giudice, andare dal giudice per portare le proprie ragioni, spiegando, parlando, discutendo. Non più il foro ove si andava per intrecciare relazioni e, come mi insegnò quel grande maestro di eleganza, prima che di diritto, che fu il mio primo dominus, il luogo ove creare la colleganza che consentiva di lavorare al meglio con i colleghi.

E allora, ancor più oggi, proviamo a ricordare figure di avvocati, avvocati umili o famosi, avvocati che hanno fatto la storia.

Anna carissima,

è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. atto che ovviamente non soddisfarà molti e che è costato una bella fatica.

Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente di ogni colore e risma non tranquillizza affatto. È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese.

Ricordi i giorni dell’Umi, le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito.  Con l’incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato – ne ho la piena coscienza – solo nell’interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.

I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. 

Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo.  Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto.

Abbiano coscienza dei loro doveri verso sé stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa.

 

Chi scrive è Giorgio Ambrosoli, avvocato viene nominato commissario liquidatore della Banca Privata, la banca del faccendiere Sindona. I suoi nemici, massoneria italiana e l’FBI, non pensavano sicuramente di trovare una così ferma volontà, una tenacia onesta e sincera. Le lusinghe e i tentativi di corruzione lasciarono il posto alle minacce che non lo fermano. Lasciato solo anche da certa magistratura, poteva contare solo su un amico sincero trovato nell’allora governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi (e forse per questo accusato ingiustamente) e sull’aiuto di Silvio Novembre, maresciallo della GF che si offrì di stargli vicino perché gli fu negata la scorta, cattolico di fede e avvocato di professione, prosegue la sua strada sino a incontrare il sicario che lo ucciderà. Era la sera dell’11 luglio 1977.

Moriva così un avvocato onesto, un eroe borghese.