Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 30/11/2017

Aziende speciali e concorsi pubblici: rilevabile l’abuso di ufficio – App. Venezia 1964/17

La Corte d’Appello di Venezia, sez. I penale, ha condannato i membri del CdA e il direttore generale di un’azienda speciale per abuso d’ufficio in relazione alle irregolarità verificatesi in occasione di una procedura selettiva svolta per la copertura del posto di direttore generale.

I giudici contestano le manovre poco chiare, gli accordi intercorsi tra i dirigenti interni all’azienda e le condotte poco trasparenti degli stessi, circostanze tutte che puntavano alla riconferma del direttore generale in scadenza. A ciò si aggiungano taluni indebiti vantaggi economici perseguiti dal medesimo direttore in sede di rinnovo del contratto.

La sezione veneziana giunge alle proprie conclusioni in considerazione della qualificazione della natura giuridica dell’azienda speciale che, in questa sede, merita particolare attenzione. I comportamenti e le violazioni contestate si riferiscono all’art. 35, comma 3, d. lgs. n. 165/2001 in tema di pubblicità delle procedure concorsuali, all’art. 97 Cost. e alla legge n. 241/1990 in tema di imparzialità e trasparenza.

I riferimenti normativi sopra citati derivano dall’inquadramento delle aziende speciali (disciplinate dall’art. 114 TUEL) quali articolazioni organizzative degli enti locali e, come tali, obbligate ad esperire un pubblico concorso per la copertura dei posti.

Nello specifico, l’azienda speciale è stata considerata alla stregua di un organismo di diritto pubblico e, contestualmente, di un ente pubblico non economico. A suffragio della propria posizione accusatoria, la sezione penale ha richiamato la giurisprudenza costituzionale (sent. n. 28/1996), nonché quella amministrativa (Cons. St. sez. V, sent. n. 4586/2001). La Corte d’Appello ha ritenuto che, ancorché l’azienda speciale abbia una certa autonomia di diritto privato, essa rimanga pur sempre un ente strumentale della P.A.

Come sopra richiamato, la qualificazione della natura giuridica è fondamentale: infatti, qualora l’azienda speciale fosse stata identificata quale ente pubblico economico, l’obbligo di pubblico concorso non si sarebbe applicato (cfr. art. 4-bis, comma 1, d. lgs. 181/2000).

E’ il caso di ricordare che la sentenza in parola si colloca in un contesto interpretativo e giurisprudenziale affatto lineare. Invero, parte della dottrina e della giurisprudenza hanno qualificato le aziende speciali alla stregua di enti pubblici economici. In particolare, si segnala la sentenza del Tribunale di Monza, sezione lavoro, 11 febbraio 2015, con la quale i giudici hanno escluso che l’azienda speciale sia attratta “alla disciplina dettata dal Dlgs 165/2001 per il pubblico impiego e, in particolare, all’articolo 35, che disciplina le modalità di reclutamento del personale e al quinto comma dell’articolo 36”. E ciò in ragione del fatto che l’azienda speciale è dotata di propria autonomia imprenditoriale, risultando titolare di partita Iva e iscritta alla CCIAA. Sulla stessa posizione si veda anche Corte d’Appello Aquila, sentenza 17 ottobre 2013.

E’, dunque, la qualifica di ente pubblico economico che, a giudizio della sezione penale veneziana, rende obbligatorio per l’azienda speciale, organismo strumentale della P.A., in conformità all’art. 97 Cost., soggiacere alle regole del concorso pubblico.