Deboli, svantaggiati - Persone con disabilità -  Michela Del Vecchio - 24/01/2018

Biotestamento e consenso informato: prime applicazioni e interpretazioni in tema di disabilità e a.d.s - Tribunale di Modena ord. 18 gennaio 2018

Una decisione, quella in commento, che certamente costituisce una prima significativa applicazione e interpretazione costituzionalmente orientata degli artt. 1, comma 7, e 3 della Legge 219 del 22 dicembre 2017 (pubblicato in G.U. del 16 gennaio 2018) volgarmente conosciuta come Legge sul biotestamento.
Il Giudice Tutelare della II sezione civile del Tribunale di Modena ha respinto l'istanza di un a.d.s. volta all'autorizzazione ad esprimere il consenso informato per un intervento di tracheotomia su paziente affetto da distrofia medica in stato avanzato, intubato e "non contattabile" ovvero impossibilitato a relazionarsi con l'ambiente esterno.
La decisione richiama le recenti disposizioni sul consenso informato e biotestamento contenute nella recente Legge 219/17 correlando il settimo comma dell'art. 1 con il quarto comma dell'art. 3 di tale testo normativo (articolo quest'ultimo che - come già evidenziato in un mio precedente intervento su questa rivista - "Legge sul biotestamento: un'occasione perduta" pubbl. il 17.12.17 - pone diverse difficoltà interpretative); e, preso atto della lettura costituzionalmente orientata in tema di disabilità dell'art. 10 della Legge 91/92 (Norme in materia di cittadinanza) con particolare riferimento alla legittimità dell'esonero dal giuramento di persona "incapace di soddisfare tale adempimento in ragione di grave e accertata condizione di disabilità" (così Corte Cost. sentenza 258/17), ha consentito l'intervento di tracheotomia in quanto legittimato da uno stato di necessità medica in presenza di persona incosciente prescindendo in tali ipotesi da un consenso informato da parte del paziente (non in grado di esprimere alcuna volontà cosciente) o dal suo a.d.s.
Una importante valutazione, dunque, dell'ambito di applicabilità del settimo comma dell'art. 1 (secondo cui "nelle situazioni di emergenza o di urgenza il medico e i componenti dell'equipe sanitaria assicurano le cure necessarie, nel rispetto della volontà del paziente ove le sue condizioni cliniche e le circostanze consentano di reepirla") e del quarto comma dell'art. 3 (che dispone la facoltà per l'a.d.s. di esprimere il consenso informato lì dove sia prevista l'assistenza necessaria e/o la rappresentanza esclusiva in ambito sanitario siano previsti nel decreto di nomina).
Interpretazione ancor più significativa ove si consideri che, nella fattispecie sottoposta all'esame del Giudice Tutelare, il "paziente" nel passato aveva espresso la volontà di continuare a vivere senza essere tracheotomizzato. Verificatasi tale necessità medica, dunque, secondo il condivisibile orientamento del Tribunale di Modena, la contraddittorietà insita in tale affermazione non consente di rispettare in modo integrale tale disposizione volitiva se non dando prevalenza della prima parte dell'affermazione in coerenza con gli artt. 2 e 32 Cost. e 1, 2 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea oltre che della decisione citata della Corte Costituzionale n. 258/17 secondo cui la congiunta lettura degli artt. 2, 3 e 38 Cost., attuati dalla Legge 104/92, impone e garantisce il rispetto dei diritti inviolabili (tale il diritto alla vita) indipendentemente dalle condizioni personali o "dal tipo di incapacità giuridicamente rilevante" (così testualmente la sentenza citata).
Consenso informato sì, dunque, da parte del paziente anche gravemente disabile (ma certamente in grado di rapportarsi con l'ambiente esterno) e rispetto della sua volontà salvo casi di necessità di interventi "salva vita" ove, nel rispetto dell'art. 36 del Codice di Deontologia Medica e dell'art.1 - comma 7 - Legge 219/17, ed in coerenza con gli artt. 2, 3 e 38 Cost., l'intervento medico che assicuri la cura della persona è legittimato anche prescindendo dall'autorizzazione o meno espressa dall'a.d.s. (ove tale facoltà sia prevista nel decreto di nomina) nel rispetto certamente delle "disposizioni di vita" espresse dal paziente medesimo siano compiutamente e coscientemente espresse in coerenza con la patologia cui è affetto.