Consumatori - Tutela giurisdizionale -  Valeria De Franco - 09/05/2020

Bollettini della Protezione Civile maggiormente dettagliati: si o no? - Ordinanza TAR Lazio, Sez. I quater, n. 2835/2020.

In questo periodo di emergenza sanitaria spesso può capitare di domandarsi se tutto quello che sappiamo sul Covid-19 è coincidente davvero con tutto ciò che c’è da sapere o forse ci è stato “nascosto” qualcosa. I numeri che abbiamo conosciuto sono reali oppure esiste un mondo sommerso di morti e malati che non sono stati ricondotti all’epidemia in corso; che poi parlare di numeri quando si parla di persone è triste perché ognuno aveva una storia di cui non è possibile sapere e forse appare anche giusto lasciare almeno la riservatezza su vite si spera ben vissute visto che tristemente spezzate.

In tema di maggiore informazione il Codacons (Coordinamento delle associazioni a tutela dei diritti degli utenti e dei consumatori), in persona del legale rappresentante pro tempore ha agito contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri in particolare il Dipartimento per la Protezione Civile, Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, del provvedimento di diniego comunicato, in data 25 marzo 2020, con il Bollettino della protezione Civile delle ore 18:00, del 25 marzo 2020, e confermato nel bollettino del 26 marzo, nel quale respingendosi la richiesta formulata dal CODACONS con pec, si ometteva di fornire ai cittadini la informazione relativa ai deceduti a casa, nonché di indicare il numero dei deceduti che si trovavano in terapia intensiva in ospedale e di coloro che invece erano deceduti in casa, e in conseguenza di indicare, quanti posti realmente disponibili in terapia intensiva, dove su tutto il territorio nazionale, e la possibilità concreta di trasferimento attraverso la cosiddetta la Cross – Centrale remota per le operazioni di soccorso, il Codacons chiedeva inoltre la contestuale condanna ex art. 34, comma 1, lett. c), c.p.c. a fornire le informazioni anzidette.

Tuttavia, il TAR Lazio non concorda con quanto richiesto enunciando che: “i dati aggiuntivi richiesti sarebbero sicuramente utili ai fini di un quadro conoscitivo per i cittadini ancora più dettagliato, ma la possibilità o meno che essi siano raccolti e poi pubblicati costituisce l’oggetto di una tipica azione di accertamento basata sul principio di trasparenza, e non può formare oggetto di una pretesa annullatoria, non essendovi alcun atto da annullare” (così, Cds, III Sezione, decreto n. 1841/2020); il Tribunale amministrativo adito ritiene il ricorso presentato inammissibile, non apparendo impugnabili i bollettini quotidiani pubblicati dalla Protezione Civile, contenenti la raccolta di elementi acquisiti presso le Regioni su una pluralità di dati relativi alla situazione Covid-19, nonché l’impugnazione proposta non configurabile come strumento processuale idoneo a tutelare l’asserito diritto di parte ricorrente a conoscere, per le finalità di cui è portatrice, informazioni e dati mancanti in detti bollettini, atteso che: “l’informazione ai cittadini non risulta espressione di potere autoritativo pubblico, bensì attività sindacabile dal giudice amministrativo in quanto conforme ai parametri di legittimità recati dalla disciplina sulla trasparenza amministrativa e sul corrispondente diritto all’accesso documentale, civico e generalizzato”.

il TAR Lazio pertanto decide di respingere l’istanza cautelare, per difetto del presupposto processuale di ammissibilità del ricorso cui la cautela è strumentale e fissa la camera di consiglio per la trattazione della domanda di accesso incidentalmente proposta compensando le spese della fase cautelare;