Ambiente, Beni culturali - Animali -  Redazione P&D - 27/11/2017

Brexit e natura senziente degli animali - Letizia D'Aronco

Nell’ambito del dibattito sull’EU withdrawal bill, i parlamentari britannici hanno votato contro l’affermazione del riconoscimento degli animali come esseri senzienti nella legge britannica dopo la Brexit; il 15 novembre la camera dei Comuni ha infatti votato in senso contrario all’emendamento, proposto tra gli altri dalla co-leader del partito dei Verdi, Caroline Lucas, finalizzato ad incorporare nella legge britannica l’articolo 13 del trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (Tratt. FUE). Durante la discussione sull’emendamento, Caroline Lucas ha sottolineato che tale riconoscimento ha avuto origine con la presidenza britannica del 1997 dell’Unione europea e che il Regno Unito non ha uno strumento giuridico alternativo all’articolo 13 del trattato di Lisbona per garantire che gli animali siano considerati esseri senzienti. Nonostante ciò, la clausola 30 - che avrebbe trasferito il protocollo Ue sulla natura senziente degli animali nel diritto britannico, in modo che gli animali continuassero ad essere riconosciuti come esseri senzienti secondo la legge del Regno Unito - è stata respinta, principalmente grazie al voto dei Tories, il partito di maggioranza relativa, con 313 voti contrari e 295 favorevoli.
L’EU withdrawal bill, che trasferisce tutta la normativa europea nella legge del Regno Unito quando avverrà l‘uscita dall’Unione europea, ha escluso quindi la pietra angolare della legislazione europea sul benessere degli animali, estromettendo sia il riconoscimento degli animali come esseri senzienti, sia l’obbligo a capo dell’Unione europea e degli Stati Membri di tenere pienamente conto del loro benessere nella formulazione e nell’attuazione delle politiche dell'Unione nei settori dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno, della ricerca e sviluppo tecnologico e dello spazio.
Prima di passare all’analisi delle polemiche che sono scoppiate negli ultimi giorni, è utile fare una breve premessa riguardo la natura di essere senzienti in capo agli animali; nel corso del tempo si sono attestate tre posizioni (a carattere per lo più filosofico) in merito alla questione se gli esseri animali siano titolari o meno di diritti:
a) gli animali non sono esseri senzienti: in quanto tali, non possono essere né titolari di diritti, né oggetto di doveri per gli uomini;
b) gli animali sono esseri senzienti: non possono essere titolari di diritti propri, ma possono essere oggetto di doveri per gli umani;
c) gli animali sono esseri senzienti, dunque sono sia soggetti di diritti propri, sia oggetto di doveri per gli umani.
La scienza, dimostrando incontrovertibilmente le capacità emozionali, cognitive e comportamentali degli animali, ha contribuito a elidere la prima tesi. L‘art. 13 Tratt. FUE, con la sua formulazione, rispecchia in toto questa visione, affermando che: «Nella formulazione e nell’attuazione delle politiche dell'Unione nei settori dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno, della ricerca e sviluppo tecnologico e dello spazio, l'Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti, rispettando nel contempo le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale».
Tale articolo sancisce quindi l’impegno dell’Unione europea e, conseguentemente, degli Stati Membri, a considerare gli animali quali esseri capaci di provare emozioni o sentimenti - inclusa la capacità di provare dolore, gioia, sofferenza fisica e psicologica- e dunque non considerandoli più alla stregua di un oggetto o di un prodotto agricolo.
Attualmente, l’80% della legislazione sul benessere degli animali del Regno Unito proviene dalla normativa dell’Unione europea e la forte preoccupazione espressa, ex multis, dalle associazioni, come Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (RSPCA) e Compassion in World Farming (CIWF), dalla società civile e dagli esponenti politici, è che dopo il 2019 verranno tutelati solo gli animali domestici, che ricadranno sotto l’ombrello dell’Animal Welfare Act del 2006(1), mentre per gli altri – come gli animali selvatici e quelli oggetto di sperimentazioni scientifiche - non vi sarà più la protezione garantita delle normativa unionale(2).

Dopo il polverone scatenatosi, molti parlamentari hanno preso la parola, affermando che il voto sull’emendamento è stato letto in maniera erronea e che non si sono espressi sul fatto che gli animali non possano provare dolore o emozioni. Come si sottolinea nell’articolo “MPs hog social media as they deny voting animals are not sentient” del quotidiano britannico The Guardian(3), l’emendamento riguardava il trasferimento nel diritto britannico del protocollo dell’articolo 13 Tratt. FUE e della correlata previsione che impone agli Stati di avere rispetto per il benessere degli animali nella formulazione e attuazione delle politiche, il quale, poiché proveniente da un trattato e non dal diritto derivato dell’Ue, non sarebbe stato automaticamente trasferito in caso di Brexit.
I parlamentari, tramite social media e interviste, hanno sostenuto che col loro voto non intendevano negare che gli animali non saranno più riconosciuti quali forme di vita senzienti nel Regno Unito. Alla discussione sul significato del voto hanno partecipato: il parlamentare Tory Hugo Swire il quale ha pubblicato su Twitter una lettera firmata da Michael Gove, segretario di Stato per l’ambiente, l’alimentazione e gli affari rurali, affermando che «c'è stata molta disinformazione diffusa online riguardo agli animali come esseri senzienti. (…) Non credo che nessun parlamentare pensi che gli animali non abbiano sentimenti o emozioni»; la MP conservatrice Rachel Maclean, ha pubblicato un video su Twitter per smentire e combattere le “false notizie”, affermando che «Né io né alcun altro parlamentare conservatore abbiamo votato contro il principio che gli animali sono esseri senzienti. Questo governo si preoccupa profondamente del benessere degli animali e ha agito per implementarne la protezione con molteplici misure che sono in arrivo. Questo è un danno puro e semplice.». Infine, sempre su Twitter, il deputato Tory Zac Goldsmith, ha chiarito che il voto non verteva sul principio della natura senziente degli esseri animali e ha anche affermato che la normativa dell’Unione europea non è una panacea. Infatti ha evidenziato che è possibile allevare gli animali cc. dd. di interesse zootecnico in condizioni indicibilmente crudeli senza infrangere nemmeno una singola norma unionale e che quindi sarebbe deprimente se la normativa dell’Unione europea in materia di animal welfare fosse considerata il punto di riferimento. Parimenti si è espresso il collega conservatore Henry Smith, MP, twittando: «Il protocollo Ue sugli animali considerati esseri senzienti consente la corrida, l’allevamento di vitelli, la “produzione” di foie gras, le esportazioni di animali vivi al macello e le importazioni di prodotti di pellicce. Le leggi britanniche sul benessere degli animali sono le più elevate a livello globale e con la Brexit saremo liberi di rafforzarle ulteriormente».
Prendendo in prestito le parole di Caroline Lucas, l’articolo 13 Tratt. FUE ha sigillato il riconoscimento del fatto che, come noi, gli animali sono consapevoli di ciò che li circonda, che hanno la capacità di provare dolore, fame, caldo e freddo e che sono consapevoli di ciò che sta accadendo a loro e della loro interazione con altri animali, inclusi gli umani. Non è accettabile che i parlamentari britannici sminuiscano in modo così intenso tale articolo e la normativa unionale apportata a tutela degli animali negli ultimi decenni; per quanto presenti delle criticità indubbie - come la clausola del rispetto delle consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale - l’articolo 13 è stata la piattaforma su cui poggiare importanti divieti (come quelli menzionati dalla stessa Lucas, divieto delle importazioni di pellicce di foca, il divieto di batterie convenzionali e il divieto di test sui cosmetici sugli animali); per quanto incompleta e manchevole sotto certi aspetti - basti pensare all’assenza della normativa verticale specie specifica per alcune specie di animali negli allevamenti come conigli o vacche da latte – la normativa dell’Unione europea ha contribuito al riavvicinamento delle legislazioni nazionali, nonostante le differenze etiche, culturali, economiche e politiche esistenti, migliorando il contenuto delle discipline nazionali sotto il profilo della tutela del benessere degli animali. Ha infatti stabilito importanti avanzamenti nell’ambito della tutela deglia nimali coinvolti nella zootecnia intensiva normativa dettando sia norme di tipo orizzontale (come la dir. 98/58/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998, riguardante la protezione degli animali negli allevamenti, pubblicata in G.U.C.E. n. L 221 del 8.8.1998, recepita in Italia con il d.lgs. n. 146/2001), che stilano linee di comportamento adeguate a tutte le specie di animali da produzione alimentare, sia norme verticali (come la dir. 2008/119/CE del Consiglio, del 18 dicembre 2008, che stabilisce le norme minime per la protezione dei vitelli, pubblicata in G.U.U.E. n. L 10 del 15.1.2009, e la dir. 2008/120/CE del Consiglio, del 18 dicembre 2008, che stabilisce le norme minime per la protezione dei suini, pubblicata in G.U.U.E. n. L 47 del 18.2.2009).
Anche la nostra giurisprudenza di merito e di legittimità, sotto la spinta della sensibilità animalista, ha riconosciuto la natura senziente degli esseri animali (non umani), considerati autonomi esseri viventi, capaci di reagire agli stimoli del dolore come alle attenzioni amorevoli dell’uomo (sez. III, 22.11.12, Tomat, rv. 253882).
Al di là delle polemiche che hanno infiammato gli ultimi giorni, l’auspicio è che il voto contrario alla proposta che avrebbe garantito il riconoscimento legale della sensibilità animale non segni un passo indietro nell’evoluzione della tutela degli animali - fauna selvatica a rischio rarefazione ed estinzione, animali cc. dd. di interesse zootecnico, d’affezione e oggetto di sperimentazione – nel Regno Unito e che quindi lo statement della natura senziente degli esseri animali trovi spazio nella normativa britannica, fornendo una solida base per innalzare sempre più gli standard di benessere degli esseri animali (non umani).

1)  In esso si afferma che «un animale è un “animale protetto” ai fini della presente legge se:
(A): appartiene ad una specie  che è comunemente addomesticata nelle isole britanniche,
(B) è sotto il controllo dell’uomo sia permanentemente che temporaneamente, o
(C) non vive in uno stato selvaggio».
Il testo completo è visionabile al seguente link: https://www.legislation.gov.uk/ukpga/2006/45/section/5.

2)  Ad esempio si veda l’articolo http://www.independent.co.uk/voices/brexit-government-vote-animal-sentience-cant-feel-pain-eu-withdrawal-bill-anti-science-tory-mps-a8065161.html.

3) L’articolo nella sua interezza è reperibile al seguente link:https://www.theguardian.com/politics/2017/nov/22/mps-social-media-deny-vote-animals-are-not-sentient-protocol-uk-law?CMP=share_btn_fb.