Interessi protetti - Interessi protetti -  Riccardo Mazzon - 25/09/2017

Buona fede in ambito precontrattuale: risoluzione per inadempimento e conseguenze penali

Con buona approssimazione, perché possa ritenersi integrata la responsabilità precontrattuale, è necessario (1) che tra le parti siano in corso trattative; (2) che le trattative siano giunte a uno stadio idoneo a far sorgere, nella parte che invoca l'altrui responsabilità, il ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto; (3) che la controparte, cui si addebita la responsabilità, interrompa le trattative senza un giustificato motivo; (4) che, infine, pur nell'ordinaria diligenza della parte che invoca la responsabilità, non sussistano fatti idonei a escludere il suo ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto (cfr., amplius, il capitolo quarto del volume "RISARCIMENTO DEL DANNO PER INADEMPIMENTO CONTRATTUALE", Riccardo Mazzon, Rimini 2014).

Nei contratti a prestazioni corrispettive, anche se condizioni necessarie per chiedere, ai sensi dell’art. 1453 c.c., la risoluzione del contratto per inadempimento, sono il mancato, tardivo o inesatto adempimento della prestazione, imputabile ad una delle parti, nonché la non scarsa importanza dell’inadempimento, con riguardo all’interesse dell’altra parte, è vero altresì come, per la valutazione della sussistenza di un inadempimento contrattuale, si renda necessaria, oltre all’interpretazione delle clausole contrattuali, scritte o convenute verbalmente che siano, un’analisi complessiva del comportamento delle parti nell’esecuzione del contratto, anche con riferimento al rispetto ad opera dei contraenti dei doveri di correttezza, buona fede e diligenza,

“di cui agli art. 1337 e 1338 c.c.” (Trib. Teramo 14 ottobre 2013 n. 933).

Così, per pare un esempio, è stata accolta la domanda di risoluzione del contratto preliminare di compravendita, per grave inadempimento di parte convenuta, in un ipotesi in cui l’attore, a seguito di accertamenti, aveva appurato che l’immobile, promessogli in vendita, era stato trasferito ad altro soggetto, in forza di altra promessa di vendita, stipulata sempre dalla convenuta: nella specie, era risultato evidente che l’attore non avrebbe assunto l’impegno negoziale ove informato della vendita ad altri,

“né tantomeno si sarebbe accollato le spese per riparazioni o migliorie e per lo sgombero immediato dei locali da rifiuti speciali – gomme e derivati – ivi depositati” (Trib. Sav. 21 novembre 2013).

Da evidenziare, altresì, come integri anche gli estremi della truffa contrattuale la condotta di chi ponga in essere artifizi o raggiri consistenti nel tacere o nel dissimulare fatti o circostanze tali che, ove conosciuti, avrebbero indotto l'altro contraente ad astenersi dal concludere il contratto: nella fattispecie decisa da Cassazione penale, sez. II, con sentenza n. 28703 del 19 marzo 2013 (CED Cass. Pen. 2013), ad esempio, il Supremo Consesso ha ritenuto configurabile l'elemento materiale della truffa nel silenzio serbato dal costruttore in ordine ad alcuni difetti strutturali del bene immobile compravenduto ed alle difformità dello stesso rispetto alla originaria concessione edilizia ed al progetto approvato.