Responsabilità civile - Causalità -  Andrea Castiglioni - 03/10/2018

Caduta al cimitero e responsabilità civile - Cass. sez. III 23203/2018

Al cimitero, una signora di 71 anni deve raggiungere un loculo alto e quindi posiziona una scala a pioli presente sul posto.

La scala cade e si cagiona un danno, quindi promuove un'azione di risarcimento nei confronti del Comune, custode del camposanto e della scala.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello respingono la domanda; così come respinge le doglianze la Corte di Cassazione, con una motivazione dedicata alla descrizione della responsabilità oggettiva derivante da cose in custodia (art. 2051 c.c.), ai suoi presupposti e alla sua struttura.

Precisazioni in fatto: la scala a pioli non aveva i gommini; tuttavia era già stata utilizzata altre volte dalla signora; prendendo atto di quanto accertato in fatto dalle corti di merito (aspetto insindacabile in sede di legittimità), la signora aveva agito imprudentemente perchè aveva posizionato in autonomia la scala, ed era salita con una mano occupata perchè con l’altra reggeva dei fiori.

L’art. 2051 c.c. individua direttamente il soggetto responsabile, identificandolo in colui che aveva la custodia del bene; l’imputazione prescinde dai profili di dolo o colpa, pertanto al danneggiato resta l’onere di provare il nesso di casualità tra la cosa e l’evento dannoso.

Il caso fortuito previsto dalla norma costituisce la prova liberatoria a favore del custode, il quale può allegare il fatto che la condotta del danneggiato sia connotata da esclusiva efficienza causale nella produzione dell’evento. La partecipazione della condotta del danneggiato nella produzione dell’evento è variabile a seconda del grado di incidenza causale, da analizzare sotto la lente del principio di cui all’art. 1227 c.c..

Nella valutazione di questa condotta, quindi all’atto di accertare se essa sia stata sufficiente da sé sola a provocare l’evento dannoso, bisogna mettere sul piatto della bilancia il grado di "ragionevole cautela" che da ogni consociato ci si deve aspettare, "riconducibile al principio di solidarietà espresso dall’art. 2 Cost." – e, si aggiunga, al principio di autoresponsabilità.

Quindi, tanto più la situazione di possibile danno "è suscettibile di essere prevista e superata" attraverso "cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze", "tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente" del danneggiato, al punto da interrompere il nesso causale tra fatto ed evento.

In altre parole, il comportamento del danneggiato può essere anche astrattamente prevedibile (cioè, si può astrattamente prevedere che una scala a pioli venga presa, spostata e posizionata); ma i comportamenti, benché astrattamente prevedibili, devono essere filtrati applicando quelle normali cautele che legittimamente ci si deve attendere dai consociati, sempre in rapporto al caso concreto. Tanto più il comportamento è imprevedibile, tanto più è elevata la possibilità che esso interrompa il nesso causale. Nel caso di specie: "secondo un criterio probabilistico di regolarità causale", il fatto che una signora di 71 anni, da sola, spostasse una scala a pioli in ferro, senza gommini, la posizionasse (male) sempre da sola, e la scalasse con una mano impegnata, non è stata considerata un’evenienza ragionevole o accettabile.