Famiglia, relazioni affettive - Matrimonio, famiglia di fatto -  Laura Tavelli - 11/11/2019

Calo di matrimoni e nozze d’oro, PERCHÉ?

Ormai si sa, il numero di coppie che si sposa è in calo, il matrimonio “non è più di moda”, si preferiscono le convivenze, forse più facili da gestire(?) e, intanto, in contrapposizione, tra i pochi matrimoni celebrati, aumentano i divorzi. Alla fine del 2018, l’Istat rileva che le persone tra i 25 e i 34 anni l’81% degli uomini e il 65% delle donne non sono ancora sposati. Rispetto al censimento del 1991 si hanno circa oltre 3 milioni i coniugati in meno a vantaggio di un corrispettivo aumento di celibi e nubili: nella fascia di età 45-54 anni quasi un uomo su quattro non si è mai sposato mentre è nubile quasi il 18% delle donne. Dall’altra parte, si registra invece un aumento esponenziale dei divorziati, più che quadruplicati dal 1991, principalmente nella classe 55-64 anni: 4 divorzi su 5 matrimoni, quasi un record!
Eppure si continua di parlare di famiglia, ma la famiglia italiana, così come l’abbiamo conosciuta e vissuta, così come è stata intesa finora, non c’è più. Il matrimonio è sempre più visto come un adempimento burocratico? O gli si vuole dare tanta importanza che non ci si ritiene in grado di raggiungere quell’intesa e quell’unione familiare che si ha avuto come esempio sin dalla tenera età? O come sottolinea Maria Dossetti, ex docente universitaria all’Università Bicocca di Milano, il calo dei matrimoni è dovuto alla cultura di oggi centrata, ormai, sul benessere personale? Oggi siamo orientati allo “stare bene” personale e in una cultura come questa, probabilmente, un atto come il matrimonio che costringe a confrontarci e ad assumere obblighi scritti nei confronti di altri, spaventa, perché mette a nudo la propria persona e le nostre insicurezze. Sposarsi implica un legame preso davanti alla società, davanti alla legge, con dei diritti e dei doveri ben precisi e in aggiunta un impegno per tutta la vita, in una società che cambia rapidamente e che insegue l’attimo, il nuovo e il cambiamento, dove rincorre le novità. E’ anche vero che la stessa società, i mezzi di telecomunicazione, i social, molto spesso, offrono modelli che alimentano un atteggiamento superficiale delle relazioni, mettendo in secondo piano aspetti legati alla conoscenza interpersonale, all’ammirazione della diversità dell’altro/a e all’impegno reciproco nella relazione.
Sta di fatto, che, per qualsiasi ragione, la società moderna è più propensa alla convivenza e non c’è matrimonio civile o religioso che tenga. Viene enfatizzata la non necessità di regole contrattuali o religiose, in quanto non sono altro che lo svilimento, la tomba dell’amore e della coppia.
Eppure è emozionante vedere coppie che, dopo 50 anni di matrimonio, desiderano e vogliono rinnovare le loro promesse di matrimonio giurandosi ancora amore eterno, guardandosi negli occhi, emozionandosi come se fosse il giorno del loro matrimonio e che ci credono ancora.
E’ un elogio all’amore, un inno alla riflessione che la coppia, come l’amore eterno, esistono e che, quando c’è rispetto, fiducia reciproca, tutte le difficoltà si superano, ma è anche credere nell’altro.
L’amore è sapere tutto su qualcuno, è avere la voglia di essere e stare ancora con lui, più che con ogni altra persona. L’amore è la fiducia di dirgli tutto su voi stessi, compreso quello che ci potrebbe far vergognare. L’amore è sentirsi a proprio agio e al sicuro con qualcuno e ancor di più è sentirti cedere le gambe quando quel qualcuno entra in una stanza e ti sorride”, anche dopo 50 anni di matrimonio, è anche “addomesticare”, come nel libro “Il piccolo principe” di Antoine Saint-Exupéry nel dialogo tra la volpe e il principe dove "addomesticare” … vuol dire creare dei legami..., dove ... “se tu mi addomestichi , avremo bisogno l'uno dell'altra e per me sarai unico al mondo ed io per te sarò unica al mondo”.
Ma sfido chiunque, sposato o convivente innamorato, che non viva e non provi questi sentimenti nei confronti del proprio partner e quindi, dov’è la differenza, se non nella propria coscienza?


  A Latere

Articolo 143 c.c.:   Diritti e doveri reciproci dei coniugi
  Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri.  
Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza  morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione.
Entrambi i  coniugi sono tenuti , ciascuno  in  relazione  alle   proprie  sostanze  e  alla propria  capacità di lavoro  professionale o casalingo,  a contribuire ai bisogni della famiglia.

Articolo   144 c.c.:  Indirizzo della vita familiare e residenza della famiglia
    I coniugi concordano fra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della  famiglia  secondo le  esigenze di  entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa.
A ciascuno dei coniugi spetta il potere di attuare l’indirizzo concordato .    

Articolo 147 c.c.:    Doveri verso i figli
Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire , educare ed assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro  capacità,  inclinazioni naturali e aspirazioni, secondo quanto previsto dall’art. 315-bis   .


Da "Il gabbiano Jonathan Livingston"

E crescendo impari che la felicità non è quella delle grandi cose.
Non è quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...
La felicità non è quella che affannosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente,...
non è quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...
la felicità non è quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità è fatta di cose piccole ma preziose...
... e impari che il profumo del caffè al mattino è un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve…
... e impari che il profumo del caffè al mattino è un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.