Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Alceste Santuari - 23/04/2018

Case di riposo e rette alberghiere – Trib. Padova 739/18

I congiunti di una signora ricoverata in struttura hanno chiesto al Tribunale di accertare la nullità per la mancanza di causa e comunque perché contrari a norma imperativa ex art. 1418 c.c. degli impegni sottoscritti a favore della struttura con cui i congiunti si erano obbligati al pagamento della retta giornaliera. Essi hanno ritenuto che nulla fosse dovuto in quanto la loro congiunta è affetta dal morbo di Alzheimer e, pertanto, la retta doveva essere a totale carico del servizio sanitario regionale.

Il Tribunale di Padova, con sentenza n. 739 del 3 aprile 2018, ha respinto le domande attoree, evidenziando quanto segue:

-) non si è di fronte ad un caso di Alzheimer ma di altra patologia;

-) questa circostanza poteva legittimare anche la permanenza nel proprio domicilio della persona ricoverata;

-) l’obbligo dei congiunti riguarda la retta di ospitalità (alberghiera) offerta alla signora nella struttura di ricovero, quale alternativa all’assistenza erogabile a domicilio alle persone non autosufficienti;

-) tale quota non ricomprende né la quota a rilievo sanitario né quella a rilevo sociale;

-) ai sensi dell’art. 2, dpcm 8 agosto 1985 (c.d. decreto Craxi), non rientrano tra le attività di rilievo sanitario i ricoveri in strutture protette extra-ospedaliere meramente sostitutivi dell’assistenza familiare;

-) la sentenza n. 296/2012 della Corte cost. ha stabilito che è legittimo richiedere alla rete famigliare il coinvolgimento nel pagamento delle rette;

-) la Regione Veneto ha stabilito la “impegnativa di residenzialità” con la quale si intende il titolo rilasciato dalla competente azienda sanitaria locale al cittadino ivi residente per l’accesso alle prestazioni rese nei servizi residenziali convenzionati con la Regione;

-) la retta di accoglienza nei centri servizi residenziali accreditati per persone non autosufficienti si articolo in quota alberghiera e quota di rilievo sanitario, la prima essendo a carico dell’ospite ovvero del Comune qualora quest’ultimo risulti indigente;

-) l’ente pubblico non è caricato dell’obbligo di pagare (anche) le spese di vitto e alloggio nelle strutture accreditate;

-) la quota alberghiera è il risultato dell’incontro tra “domanda” e “offerta” dei servizi, determinata sulla base dei servizi offerti e della capacità economica del richiedere ospitalità.

In ultima analisi, il Tribunale ha rigettato integralmente la richiesta dei congiunti, atteso che il contratto sottoscritto dai medesimi è sorretta da una legittima causa: per l’ospitalità offerta dalla struttura protetta gli ospiti, e i loro famigliari, pagano un corrispettivo. L’ordinamento giuridico non prevede alcuna norma imperativa che imponga in capo alle istituzioni pubbliche l’intero onere in argomento.

Il contratto di ingresso in strutture socio-sanitarie accreditate deve considerarsi di natura mista: da un lato, le “obbligazioni” di matrice giuspubblicistica (finalizzate a garantire il diritto alla salute ex art. 32 Cost.); dall’altro, i rapporti di diritto privato (fondati sulla pubblicità del nostro sistema di welfare) che intercorrono tra ospite (e suoi famigliari) e la struttura ospitante per quanto attiene alla copertura della retta alberghiera.