Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Maria Rita Mottola - 04/08/2019

Cass sez. II, 26 luglio 2019, n.20385 – Sì al gratuito patrocinio in caso di separazione consensuale

La Corte interviene in tema di verifica delle condizioni per accesso al beneficio del Patrocinio a spese dello Stato in relazione al disposto di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, artt. 76 e 92, che esclude il cumulo del reddito di conviventi che si trovino in contrasto di interessi con l’istante.

 La Corte ha sempre ritenuto che "nelle cause di separazione vi è conflitto di interessi solo con il coniuge che ha promosso l'azione o che è convenuto, mentre tale conflitto non è predicabile relativamente al figlio convivente, ancorché in posizione di adesione ad una delle parti in contesa" (Cass. 30068/2017). Sino alla decisione in commento non vi era un esplicito orientamento che consentisse di escludere dal computo del reddito di riferimento (utile a ottenere l’ammissione) quello del coniuge qualora si presenti un ricorso congiunto per la separazione. Di massima si escludeva tale possibilità.

La Corte, opportunamente, aderisce alla tesi prospettata dalla ricorrente e sottolinea come l'esclusione del cumulo “non va limitata al solo procedimento contenzioso di separazione giudiziale, ma vale anche per il procedimento di separazione su base concordata. Il fatto che i coniugi accedano al giudizio di omologazione sulla base di un accordo consensuale, accesso che, di regola comune, può avvenire anche unilateralmente (art. 711 c.p.c., comma 2), non comporta l'assenza di interessi confliggenti tra i coniugi.”

Correttamente la Corte rileva che “gli esiti dell'iniziativa per la separazione non sono predefiniti, neppure nell'accesso al giudizio di omologazione su base di un accordo consensuale, che costituisce un presupposto del procedimento, ma non ha efficacia se non a seguito del controllo del giudice, che può ricusare il tenore degli accordi per ragioni di contrarietà a principi di ordine pubblico o agli interessi dei gli (cfr. l'art. 158 c.c., comma 2), come può esitare in un assetto diverso rispetto al contenuto inizialmente concordato dai coniugi.”

Tale conclusione era già stata raggiunta da precedente sentenza che riconosceva efficacia  giuridica solo “in seguito al provvedimento di omologazione, al quale compete l'essenziale funzione di controllare che i patti intervenuti siano conformi ai superiori interessi della famiglia; ne consegue che, potendo le predette pattuizioni divenire parte costitutiva della separazione solo se questa è omologata, secondo la fattispecie complessa cui dà vita il procedimento di cui all'art. 711 c.p.c., in relazione all'art. 158 c.c., comma 1, in difetto di tale omologazione le pattuizioni convenute antecedentemente sono prive di efficacia giuridica" (Cass. 9174/2008).

Vale la pena proporre anche una osservazione della Procura Generale che suggerisce una interpretazione complessiva orientata anche alle conseguenze di sistema della tesi prescelta. “Lo stabilire che il patrocinio a spese dello Stato, a parità di condizioni materiali e reddituali, non abbia luogo per l'opzione per una separazione consensuale e invece possa darsi se i coniugi instano per la separazione giudiziale sembra un indirizzo suscettibile di produrre effetti distorsivi, nel senso che incentiva ex se la scelta per questo secondo modulo anche laddove in principio non ve ne sarebbe stata ragione, in contrasto con il favore per le composizioni e le forme semplificate, non per l'accentuazione del conflitto e le modalità più complesse.”

A volte è importante interpretare le norme valutando attentamente le conseguenze senza limitarsi al caso specifico.