Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Maria Beatrice Maranò - 19/02/2018

Cassazione civile Sez. I, Sent.14-02-2018, n. 3594, oltre il clamore mediatico: approccio corretto alla fonte

ll clamore mediatico del caso ed ancor più la contorta interpretazione data dai social- networks, con il paragone tra una stepchild adoption praticata all’estero e il caso de quo, mi ha fatto sorgere la curiosità di approfondire il caso da giurista con l’approccio diretto alle fonti e così ho preso in mano la sentenza della Cassazione civile Sez. I, Sent., (ud. 30-11-2017) 14-02-2018, n. 3594. Trattasi del famigerato caso della bambina di Casale Monferrato nata da una madre ultracinquatenne e e da un padre quasi settantenne, concepita con la tecnica della fecondazione eterologa e ritenuti entrambi incapaci di svolgere il ruolo genitoriale. La Cassazione, menzionata ed oggetto di molto clamore mediatico ha stabilito che i due genitori sono incapaci di comprendere i bisogni emotivi, affettivi e pratici della bimba, risultando il padre "totalmente dipendente" dai desideri della moglie "chiusa in un processo narcisistico". Il “dictum romano” ricalca il verdetto emesso dalla Corte territoriale di Torino nel 2017, nel corso del procedimento di secondo grado-bis. La Corte d'Appello di Torino con sentenza n. 150 del 2012, aveva dichiarato l'adottabilità della minore. Questa sentenza era passata in giudicato con il rigetto del ricorso da parte della Corte di Cassazione avvenuto con sentenza n. 25213 del 2013, impugnata poi per revocazione dai ricorrenti e con la sentenza n. 13435 del 2016, la Corte di legittimità aveva accolto il ricorso ritenendo, sotto il profilo rescindente, che la dichiarazione di adottabilità era fondata, nella sostanza, su una circostanza di fatto, ritenuta decisiva, ma rivelatasi non corrispondente alla verità e, sotto il profilo rescissorio che non risultava conseguentemente sussistente lo stato di abbandono morale e materiale della minore che costituisce l'ineludibile presupposto della dichiarazione di adottabilità. La pronuncia rescissoria si era conclusa con la cassazione con rinvio della sentenza della Corte d'Appello che aveva dichiarato l'adottabilità della minore perchè fosse svolto un nuovo esame della situazione di abbandono morale e materiale della minore alla luce dell'esito del giudizio relativo alla revocazione. La Corte d'Appello di Torino ha correttamente evidenziato che il rinvio conseguente alla cassazione della sentenza con la quale era stata dichiarata l'adottabilità della minore, impone, nei limiti dei principi contenuti nella sentenza n. 13435 del 2016, di valutare nuovamente se sussistano le condizioni per la dichiarazione di adottabilità, essendovi un vincolo indotto dalla natura stessa del giudizio di rinvio che esclude il rilievo dell'intervenuto provvedimento definitivo di adozione. La Corte di Cassazione nell’ultima pronuncia illustra sinteticamente che nella sentenza n. 13435 del 2016 erano stati accolti i primi due motivi di ricorso nei quali si deduceva la violazione della L. n. 184 del 1983, artt. 1 e 8 in quanto era stato dato rilievo preminente se non esclusivo al profilo dell'età dei ricorrenti oltre che all'episodio dell'abbandono rivelatosi non vero e per essere stato dichiarato l'abbandono sulla base di enunciazioni generiche. Al riguardo la cassazione della sentenza della Corte d'Appello si è fondata sulle seguenti affermazioni: la dichiarazione di abbandono che giustifica l'adottabilità costituisce un'ingerenza particolarmente incisiva del diritto alla vita familiare così come declinato dalla Corte EDU e può giustificarsi soltanto se fondata su un'esigenza primaria e se proporzionata agli effetti determinati da essa. Nella specie, la circostanza che la minore sia stata abbandonata in una condizione di pericolo è stata esclusa dal giudicato penale e l'allontanamento che ne è conseguito ha generato conseguenze ascrivibili allo Stato e non ai ricorrenti. L'esame compiuto sulla loro idoneità, escluso il rilievo del predetto episodio si è fondato soltanto sull'età, ovvero su un criterio palesemente illegittimo, senza evidenziare fattori concreti che, per la loro gravità ed irreversibilità, potevano ritenersi idonei ad integrare la fattispecie di abbandono morale e materiale posto a base dell'art. 8. L'oggetto del rinvio e quindi della sentenza ultima è, in conclusione, l'esame delle condizioni e dei requisiti per l'accertamento della situazione di abbandono e per la dichiarazione di adottabilità nel rispetto dei parametri normativi, così come meglio illuminati alla luce dei canoni desumibili dalla giurisprudenza CEDU. La Corte d'Appello che si vorrebbe riformata e oggetto di esame in questa ultima sentenza di Cassazione alle pag. 10 e 11 ha esattamente riprodotto i principi che la sentenza di questa Corte n. 13435 del 2016 le ha imposto di seguire al fine di riesaminare i presupposti della dichiarazione di adottabilità. La Corte, svolgendo un accertamento di fatto incensurabile in sede di giudizio di legittimità, ha affermato che la dichiarazione di adottabilità si fonda su "precisi e plurimi" elementi di fatto, confortati univocamente dalle indagini tecniche svolte dai consulenti d'ufficio, i quali sono pervenuti a conclusioni del tutto omogenee. Gli elementi di fatto sono stati indicati analiticamente a pag. 17 attraverso l'esame della complessa vicenda genitoriale dei ricorrenti, prima e dopo la nascita della figlia minore (la reiezione della domanda di adozione internazionale e le ragioni che l'hanno sostenuta; la riscontrata necessità di sostegno alla genitorialità riscontrata prima del parto e confermata dopo la nascita, rifiutata dalla madre; l'indicazione di forti difficoltà nell'accudimento oltre che pratico anche emotivo affettivo della minore; l'accettazione, successiva all'apertura di un procedimento di volontaria giurisdizione, di un sostegno da parte dei servizi territoriali; la forte differenza d'età con la minore). Tra i fatti esaminati, la Corte ha dato rilievo anche a ciò che è accaduto, precisando che la minore non si è trovata in stato di pericolo (così come stabilito dal giudice penale), ma che sotto il profilo materiale la sequenza accertata dei comportamenti dei ricorrenti non può essere ritenuta irrilevante unitamente alle altre emergenze istruttorie riscontrate, evidenziando un profilo di grave inadeguatezza. Le valutazioni tecniche, pur riconoscendo che i ricorrenti non presentano caratteristiche di emarginazione sociale, culturale ed economica e che vi è stato da parte loro un comportamento collaborativo con le indicazioni provenienti dai responsabili dei servizi territoriali, sono state, tuttavia, univocamente negative in ordine all'idoneità genitoriale, essendo stata riscontrata, in particolare, una complessiva incapacità non emendabile di comprendere quali siano i bisogni emotivo-affettivi e pratici della minore (cfr. pag. 20 sentenza impugnata), risultando il padre totalmente dipendente dalle aspettative e desideri della moglie e quest'ultima chiusa in un processo narcisistico che le impedisce di percepire la minore come un investimento affettivo. La sentenza impugnata pertanto ( e lo si evidenzia con la manifesta infondatezza del terzo motivo, l’infondatezza del quarto, l’inammissibilità del quinto, la manifesta infondatezza del sesto motivo non ha violato i principi cui doveva attenersi in sede di rinvio compiendo una valutazione dei fatti non centrata esclusivamente sul binomio episodio dell’abbandono - età dei ricorrenti, che è stato oggetto del clamore mediatico, ma arricchendo l'indagine svolta e l'accertamento finale di numerosi ulteriori elementi. La loro complessiva valorizzazione e valutazione costituisce il nucleo incensurabile del sindacato del giudice di merito.