Responsabilità civile - Ingiustizia, cause di giustificazione -  Riccardo Mazzon - 16/10/2018

Causa di giustificazione ex art. 2054 c.c.: attualità, inevitabilità altrimenti e non volontaria causazione del pericolo - prima parte -

Perché operi la scriminante di cui all’art. 54 c.p. e, parallelamente, perché possa applicarsi la causa di giustificazione prevista dall’articolo 2045 c.c., è necessario che sussistano tutti i requisiti legalmente previsti e relativi, da un lato, alla situazione necessitante (l’attualità del pericolo, la non volontaria causazione del pericolo, l’inevitabilità del pericolo, danno grave alla persona) e, dall’altro, al fatto necessitato (la costrizione, la proporzionalità): ognuno di questi requisiti merita d’essere specificatamente approfondito.

Quanto all’attualità del pericolo, essa implica che la condotta lesiva sia compiuta per evitare un pericolo che sia presente al momento del fatto, nel senso che sia imminente il danno che ne possa derivare; il pericolo, da qualsiasi fonte causato, deve essere individuato e circoscritto, delineato cioè nel contenuto e nei suoi effetti: insegna la Suprema Corte - dettagli, anche relativamente alle pronunce infra richiamate, in "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017 -, in ambito penale ma con evidente applicabilità al settore del risarcimento - in fattispecie in cui l'esimente dello stato di necessità, in relazione al delitto di tentata violenza privata, era stata invocata adducendo che le informazioni che si volevano ottenere dal soggetto passivo del reato avrebbero potuto evitare i pericoli all'incolumità delle persone e alla collettività nazionale che derivavano dall'attività terroristica delle brigate rosse -, come non sia sufficiente che l'azione delittuosa venga attuata nell'aspettativa che possano essere evitati pericoli che non abbiano i suddetti connotati e che siano invece meramente eventuali e futuri, possibili o anche probabili; al contrario, al fine dell'applicazione della causa di giustificazione, occorre un preciso e indefettibile collegamento causale tra la necessità di sacrificare un interesse penalmente protetto e lo scopo di evitare uno specifico e determinato pericolo e l'agente, dunque, può andare esente da pena soltanto quando il suo comportamento, che altrimenti costituirebbe un'offesa criminosa, sia stato causato dalla necessità urgente di evitare un pericolo del genere indicato e, con esso, un danno grave alla persona già ben individuato all'atto stesso in cui si agisce.

Al fine dell’applicazione della scriminante, dunque, occorre un preciso collegamento causale tra la necessità di sacrificare un interesse penalmente protetto – ovvero, in ambito civile, la risarcibilità di un danno subito - e lo scopo di evitare uno specifico e determinato pericolo; così, ad esempio (con esimente invocata per violazione agli obblighi della sorveglianza speciale: l'imputato non era stato trovato nella propria abitazione in ore notturne), è stato notato che l'esimente dello stato di necessità, prevista dall'art. 54 c.p., richiede la concreta immanenza di una situazione di grave pericolo alle persone, caratterizzata dall'indilazionabilità e dalla cogenza, tali da non lasciare all'agente altra alternativa che quella di violare la legge: ne consegue che l'esimente in esame non è ipotizzabile in presenza di uno stato di bisogno non caratterizzato da tali qualità, quale può essere un mal di denti.

L’elemento dell’attualità non va interpretato in senso strettamente cronologico, come rapporto di assoluta immediatezza tra la situazione di pericolo e l’azione necessitata, ma ammettendo la condotta necessitata anche anticipatamente quando, secondo una valutazione ex ante che tenga conto delle circostanze concrete e contingenti, esiste una ragionevole minaccia di danno: in tal senso è da intendersi anche l’equazione attualità del pericolo/incombenza dello stesso; così, il pericolo attuale, idoneo a scriminare la condotta per stato di necessità, va inteso nel senso di pericolo incombente; non sarà, pertanto, configurabile lo stato di necessità in relazione ad un pericolo futuro temuto: in altra pronuncia, ad esempio, l'imputato, in relazione al reato di estorsione contestatogli, aveva dedotto l'esimente dello stato di necessità perché costretto da minacce di terzi (a suo dire, i veri autori dell'estorsione); l'esimente è stata esclusa, sia perché, in fatto, le minacce di terzi non erano risultate, sia perché, comunque, l'imputato poteva rivolgersi agli organi di polizia per farsi difendere.

Neppure sarà configurabile lo stato di necessità in relazione al timore di future rappresaglie né, in tema di falsa testimonianza, in conseguenza di timore di future reazioni violente in danno proprio o di propri familiari: così è stato detto esser non configurabile, per difetto del necessario requisito di attualità del pericolo, la scriminante dello stato di necessità in relazione al reato di falsa testimonianza, addebitato a soggetto il quale abbia negato, contrariamente al vero, di aver ricevuto richieste estorsive da parte di gruppi malavitosi per il timore di eventuali, ancorché prevedibili, reazioni violente in danno proprio o dei propri familiari.

Il profilo putativo, naturalmente, potrà inoltre interessare anche la condizione dell’attualità e, a tal proposito, è stato per l’appunto testualmente affermato in giurisprudenza che, in tema di stato di necessità, anche le condizioni di attualità o inevitabilità del pericolo, che integrano i presupposti di operatività dell'esimente, possono costituire oggetto dell'errore cui è subordinata la configurabilità della scriminante stessa sotto il profilo putativo.

Verificando casistica particolare, si nota come la giurisprudenza di Cassazione tende ad escludere l’attualità del pericolo nei casi di costruzione abusiva, affermando che, nel reato di costruzione abusiva, non sono ipotizzabili gli estremi dell'esimente dello stato di necessità e in particolare, l'attualità del pericolo di danno alla persona; tale requisito è, invece, a volte riconosciuto, sempre in materia urbanistica, dalla giurisprudenza di merito, che spesso afferma come la lesione dell'interesse urbanistico, protetto dalla norma penale, per essere non punibile a norma dell'art. 54 c.p., dev'essere giustificata dalla duplice condizione che il bisogno di alloggio, tale da determinare un pericolo attuale di danno grave alla persona, non sia evitabile se non con la costruzione di una casa abusiva e che, inoltre, la detta lesione sia proporzionata al bisogno dell'agente, esposto al pericolo di un danno grave.