Responsabilità civile - Ingiustizia, cause di giustificazione -  Riccardo Mazzon - 19/10/2017

Causa di giustificazione putativa (inesistente): sempre risarcibile il danno se c'è colpa

 Premesso come, ovviamente, l'erronea supposizione circa l'esistenza di una causa di giustificazione non abbia alcun effetto scriminante se l'errore attenga all'esistenza od all'efficacia obbligatoria di una norma giuridica, l’ultimo comma dell’art. 59 c.p. stabilisce che “se l’agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui”; così, per fare un primo esempio, la c.d. legittima difesa putativa richiede i medesimi presupposti della reale, con la sola diversità che nella prima la situazione di pericolo non esiste obiettivamente, ma è erroneamente supposta dall'agente a causa dell'inesatta valutazione delle contingenti circostanze del fatto: il codice penale “parifica”, infatti, la situazione di chi agisce effettivamente in presenza di una causa di giustificazione alla situazione di chi confida erroneamente nella sua esistenza (cd. scriminante putativa: si vedano, in dettaglio, i capitoli primo e secondo del trattato: "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017 -).

Così, proseguendo nell’esemplificazione, nel caso del consenso dell’avente diritto, la scriminante del “consenso dell'avente diritto in forma reale”, ex art. 50 c.p., presuppone che il titolare del diritto leso o messo in pericolo abbia prestato un consenso valido e definitivo, quanto all'oggetto della condotta illecita, alle sue modalità di estrinsecazione, alla collocazione storico-temporale della lesione del diritto disponibile di cui egli stesso può disporre; il consenso putativo, che esplica efficacia scusante ex art. 59 comma ultimo c.p., ricorre invece nel caso in cui, in base alle circostanze, sussista una ragionevole persuasione per l'agente di operare con il consenso della persona che può validamente disporre del diritto.

Ancora, in tema di legittima difesa, classico è il caso del soggetto che ha voluto uccidere colui che è stato erroneamente visto nei panni di un aggressore alla sua vita: per la concretizzazione dell'ipotesi della legittima difesa putativa, devono sussistere gli stessi elementi costitutivi della legittima difesa reale, con la sola eccezione dello stato di pericolo attuale di offesa ingiusta che, anziché essere esistente nella realtà, è erroneamente ritenuto esistente dal soggetto in base ad una errata - ma ragionevole - valutazione della situazione obiettiva; in effetti, più esplicitamente, è stato chiarito che in tema di legittima difesa, mentre la legittima difesa reale presuppone una situazione di pericolo attuale, effettivamente sussistente, per la legittima difesa putativa invece è richiesta una situazione di pericolo anche solo apparente: deve però trattarsi di un pericolo che non sia solo immaginato, nel senso cioè che l'erronea opinione di difendersi non deve basarsi su di un criterio meramente soggettivo, riferito al solo stato d'animo dell'agente, bensì su dati concreti, che, sebbene inidonei a creare un pericolo attuale, siano tuttavia tali da giustificare nell'animo dell'agente la ragionevole persuasione di trovarsi in una situazione di pericolo imminente; spetta poi all'agente l'onere quantomeno di allegare la sussistenza degli elementi di fatto, che possono aver ingenerato in lui l'erronea opinione della necessità di difendersi.

La ratio della rilevanza putativa attribuita/riconosciuta alle cause di giustificazione è dai più così spiegata: se il contenuto della rappresentazione e della volizione dell’agente è un fatto che l’ordinamento considera lecito perché, volendo realizzare il fatto tipico, l’agente ha anche erroneamente supposto di commetterlo in presenza degli estremi di una causa di giustificazione, allora non lo si potrà ritenere responsabile tout court, mancando il dolo dell’intero fatto tipico antigiuridico commesso; ad esempio, è stato deciso che, poiché l'errore sulla presenza di una scriminante, come quello su un elemento costitutivo del fatto, esclude il dolo, sussiste l'esimente dello stato di necessità putativo qualora, in presenza di un fatto che presenta oggettivamente gli estremi della resistenza a pubblico ufficiale, sia dimostrato che il comportamento del soggetto agente sia stato determinato dall'erroneo convincimento di dover intervenire per difendere altri da un danno grave alla persona: nella specie l'imputato, venditore ambulante abusivo, si era opposto con violenza ad un agente di pubblica sicurezza che lo stava accompagnando dall'auto di servizio per operare legittimamente un sequestro amministrativo, in quanto aveva erroneamente percepito che la moglie, accasciata a terra piangente, fosse stata percossa da altro agente di polizia; l'imputato è stato assolto perché il fatto non costituisce reato.

Naturalmente, perché si possa validamente invocare l'applicazione dell'esimente putativa dello stato di necessità, l'erronea opinione della sussistenza della situazione di necessità deve basarsi non su un criterio meramente soggettivo riferito, cioè al solo stato d'animo dell'agente, bensì su dati di fatto concreti che, se pur non idonei a realizzare quelle condizioni - di fatto che farebbero obbiettivamente scattare la esimente, siano tali da giustificare l'erronea persuasione di trovarsi in una situazione di necessità.

Con particolare riferimento alla completezza del convincimento, la giurisprudenza da lungo tempo sostiene che, per aversi uno stato di legittima difesa putativa, di cui all'ultimo comma dell'art. 59 c.p., è necessario che ricorrano, nella supposizione dell'agente, le stesse condizioni da cui la legge fa dipendere l'applicabilità dell'esimente relativa e, pertanto, non basta il generico convincimento dell'agente di trovarsi esposto al pericolo di una ingiusta offesa altrui, ma si esige, altresì, che tale convincimento si estenda alla immediata attualità del pericolo ed alla conseguente necessità di agire in contrasto con la legge penale allo scopo di scongiurare il danno altrimenti inevitabile.

Peraltro, in ottica prettamente civilistica, occorre soprattutto rammentare come, pur in assenza del dolo, l’agente potrà tuttavia essere ritenuto responsabile per colpa, in relazione al fatto antigiuridico realizzato e ciò quando l’erronea supposizione della presenza di una causa di giustificazione del fatto commesso poteva essere evitata con la diligenza necessaria ed esigibile.

Infatti, in tal frangente, se, in ambito penale, la condanna risulterà inevitabile solo se il reato commesso sia espressamente previsto come reato colposo, in ambito civile, invece, sarà sempre sufficiente la colpa per fondare il diritto al risarcimento!

Si consideri come, per fare un esempio, la legittima difesa putativa, che postula i medesimi presupposti di quella reale, con la sola differenza che nella prima la situazione di pericolo non sussiste obiettivamente ma è supposta dall'agente a causa di un erroneo apprezzamento dei fatti, implichi che tale errore abbia efficacia esimente se sia scusabile, ma comporti, invece, la responsabilità di cui all'art. 59, comma ultimo c.p., quando sia determinato da colpa (in ogni caso, si ripete, l’errore deve in entrambe le ipotesi trovare adeguata giustificazione in qualche fatto che, sebbene malamente rappresentato o compreso, abbia la possibilità di determinare nell'agente la giustificata persuasione di trovarsi esposto al pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sicché la legittima difesa putativa non può valutarsi al lume di un criterio esclusivamente soggettivo e desumersi, quindi, dal solo stato d'animo dell'agente, dal solo timore o dal solo errore, dovendo invece essere considerata anche la situazione obiettiva che abbia determinato l'errore: essa, pertanto, può configurarsi se ed in quanto l'erronea opinione della necessità di difendersi sia fondata su dati di fatto concreti, di per sé inidonei a creare un pericolo attuale, ma tali da giustificare, nell'animo dell'agente, la ragionevole persuasione di trovarsi in una situazione di pericolo; persuasione che peraltro deve trovare adeguata correlazione nel complesso delle circostanze oggettive in cui l'azione della difesa venga ad estrinsecarsi).