Responsabilità civile - Ingiustizia, cause di giustificazione -  Riccardo Mazzon - 19/02/2018

Cause di giustificazione: rapporti con l’istituto del c.d. “dolo”

Secondo la teoria tripartita del reato, applicabile all’illecito tout court, la presenza di cause di giustificazione esclude l’antigiuridicità del fatto: così, nell’ambito dell’illecito doloso, ci si chiede in che relazione le cause di giustificazione si pongano con il dolo, nei suoi diversi momenti.

Conviene argomentare distinguendo nettamente la presenza oggettiva di cause di giustificazione (al momento del compimento del fatto tipico da parte dell’autore), dall’assenza oggettiva delle stesse (nell’ambito del medesimo ambito temporale) - si veda, amplius, il trattato: "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017 -. 

Per quanto concerne la loro presenza, il primo comma dell’art. 59 c.p. esplicitamente afferma che le circostanze che…escludono la pena sono valutate a favore dell’agente anche se da lui non conosciute, o da lui per errore ritenute inesistenti”; è questa, a ben vedere, un’applicazione dello stesso principio che vuole come indifferente al diritto il c.d. reato putativo: come “non è punibile chi commette un fatto non costituente reato nella supposizione erronea che esso costituisca reato” (art. 49, primo comma, c.p.) così, allo stesso modo, non è punibile chi compia il fatto tipico in presenza di cause di giustificazione nella supposizione erronea della loro inesistenza.

Pare pertanto corretto affermare che, per aversi illecito, necessita il compimento oggettivo di un fatto non solo tipico (o atipico ma produttivo di danno, se riferito all’ambito civile), ma anche antigiuridico (compiuto cioè oggettivamente, in assenza di cause di giustificazione).

Ne consegue che il terreno del dolo è, giocoforza, quello dell’inesistenza oggettiva delle cause di giustificazione (così come ha senso parlare di dolo, in ambito penale, solo in presenza del fatto tipico oggettivo: nemo cogitatione poena patitur; quanto all’ambito civile, avrà senso parlare di elemento soggettivo solo qualora sia stato effettivamente causato un danno: l’illecito civile si completa e si contraddistingue per esser produttivo di danno - art. 2043 c.c.: “Qualunque fatto ... che cagiona ad altri un danno ingiusto...” -, dove il danno è offesa che necessariamente deve seguire il fatto illecito e giammai può in essa contenersi, pena lo snaturamento dell’istituto aquiliano); si dovrà pertanto ragionare sul rapporto dolo-inesistenza cause di giustificazione.

Posto che le cause di giustificazione (qui, si ripete, rileva la loro assenza) si presentano, almeno per quanto attiene all’argomento trattato, quali circostanze di fatto che esisterebbero indipendentemente dalla condotta del soggetto, sembra potersi affermare che, nel caso di delitto doloso, la loro assenza interessi il dolo nella sua componente intellettiva, e cioè che la loro inesistenza debba comunque essere oggetto di rappresentazione da parte dell’agente (si è già rilevato, ad esempio, come i presupposti della condotta o del fatto, poiché esistenti indipendentemente da ogni intervento del soggetto, non possano essere oggetto di volizione, ma di sola rappresentazione).

L’ipotesi è affrontata dal quarto comma dell’art. 59 c.p., il quale statuisce che “ se l’agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui”.

Non può sfuggire l’affinità del dettato di quest’ultima norma con quanto previsto dall’art. 47 c.p. (disciplina dell’errore): “l’errore sul fatto che costituisce reato esclude la punibilità dell’agente…” a titolo di dolo.

Ricordato che il disposto dell’art. 47 c.p. è comunemente utilizzato dalla dottrina per determinare, a contrario, l’oggetto del dolo (c.d. fatto tipico), la previsione del quarto comma dell’art. 59 c.p. ci consente di affermare che il dolo (rectius il suo momento intellettivo) deve investire anche l’antigiuridicità obiettiva hic et nunc del fatto tipico: l’agente deve cioè rappresentarsi (conoscere) la non esistenza di alcuna causa di giustificazione.

Naturalmente, si ripete, avendo a mente quanto sopra affermato relativamente al momento intellettivo che, unico, può interessare momenti storici non dipendenti dalla condotta del soggetto: in questo senso, l’inesistenza di cause di giustificazione deve essere meramente conosciuta dal soggetto agente.