Responsabilità civile - Ingiustizia, cause di giustificazione -  Riccardo Mazzon - 09/10/2017

Cause di giustificazione: se realmente esistenti hanno sempre rilevanza oggettiva (anche nell'illecito civile)

L’art. 59, 1° comma, c.p. sancisce un principio di fondamentale importanza quando prevede che “le circostanze che…escludono la pena…sono valutate……a favore dell’agente, anche se da lui non conosciute…o ritenute inesistenti”: la salvaguardia di un interesse prevalente su quello sacrificato, dunque, secondo la valutazione legislativa, è la ragione per cui, in presenza di cause di giustificazione, il fatto risulta obiettivamente lecito e ciò a prescindere da qualsivoglia indagine sull’atteggiamento soggettivo dell’agente.

La dottrina italiana – naturalmente è necessario rivolgersi a quella penalistica: cfr. il capitolo primo del trattato: "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017 - è pressoché unanime nel ritenere che le cause di giustificazione comuni operino su un piano meramente oggettivo in quanto, in assenza di un danno sociale (come avviene appunto nel caso in cui un fatto tipico sia commesso in presenza di una norma scriminante), il ricorso alla pena va escluso, quale che sia l’atteggiamento psichico dell’agente: ciò comporta che il soggetto agente, anche se non sa che il fatto da lui commesso è giustificato o anche se suppone che non lo sia, potrà comunque contare sull’efficacia scriminante della circostanza, in virtù della sola sua esistenza.

Granitica, e senza sbandamenti sul punto, la giurisprudenza: ad esempio (l’esempio è tratto da Cass. Pen., sez. V, 7 giugno 1985, GP, 1986, II, 684), nella diffamazione per mezzo della stampa, è stato affermato che l’esimente del diritto di cronaca presuppone la condotta lesiva della reputazione altrui ed il relativo dolo, le cui conseguenze sono appunto impedite dalla esimente stessa, la quale non opera dall'interno, per eliminazione di un elemento costitutivo del reato (in particolare il dolo), ma dall'esterno, quale causa impeditiva della punibilità o della responsabilità; ciò spiega perché l'ignoranza della esimente non esclude l'operatività della stessa, come previsto dall’art. 59, comma 1 c.p..