Responsabilità civile - Ingiustizia, cause di giustificazione -  Riccardo Mazzon - 01/03/2018

Cause di giustificazione: sono applicabili alle violazioni/sanzioni amministrative?

L’art. 4 della L. 689/1981 prevede come non risponda delle violazioni amministrative chi ha commesso il fatto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima ovvero in stato di necessità o di legittima difesa: le cause di giustificazione e i principi generali sottesi alla loro applicazione si applicano pertanto, in virtù del richiamo succitato, anche in ambito di violazioni amministrative.

Per un esempio applicativo della causa di giustificazione dello “stato di necessità”, si confronti la seguente pronuncia, relativa a caduta accidentale della proprietaria del veicolo, che aveva indotto la conducente, nuora della prima, ad accompagnarla d'urgenza presso un ambulatorio medico, nel convincimento, pur erroneo, della sussistenza di un effettivo pericolo imminente: l’esclusione della responsabilità per violazioni amministrative derivante da "stato di necessità", secondo la previsione dell'art. 4 della l. n. 689 del 1981, postula, si legge nella pronuncia proposta, in applicazione degli art. 54 e 59 c.p., che fissano i principi generali della materia, una effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, ovvero l'erronea persuasione di trovarsi in tale situazione, persuasione provocata da circostanze oggettive; pertanto, con riguardo alla infrazione consistente nella circolazione di veicolo che non abbia superato la revisione periodica, la suddetta esimente può essere invocata ove detto veicolo sia stato usato per il trasporto di persone che si trovino in uno stato di pericolo fisico, anche putativo, purché si sia in presenza di circostanze concrete - dettagli in "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017.

Allo stesso modo, avuto riguardo alla circolazione di veicolo sprovvisto della carta di circolazione, non potrà scriminare la mera finalità di evitare danni di natura economica, in quanto l'esclusione della responsabilità per violazioni amministrative derivante da stato di necessità, secondo la previsione dell'art. 4 della l. 24 novembre 1981 n. 689, postula, in applicazione dei principi fissati dagli art. 54 e 59 c.p. un'effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, ovvero l'erronea persuasione di trovarsi in tale situazione, provocata non da mero stato d'animo, ma da circostanze concrete che la giustifichino: pertanto, recita la Suprema Corte, con riguardo all'infrazione consistente nella circolazione di veicolo sprovvisto della carta di circolazione (art. 58 del c.strad.), la suddetta esimente non può essere invocata, ove detto veicolo venga usato per il trasporto di persone, senza che queste si trovino in uno stato di pericolo fisico, reale o putativo nel senso specificato, ed al fine di consentire al contravventore di evitare danni di natura economica, quale quello per mancato puntuale adempimento di un contratto di trasporto.

La giurisprudenza precisa altresì come necessiti, anche in tale ambito, far riferimento ai medesimi istituti disciplinati dal diritto penale; così, in tema di mancata sottoposizione a vaccinazioni obbligatorie del figlio, la sentenza impugnata, confermata dalla Suprema Corte nella decisione sotto ripresa, aveva escluso la sussistenza dell'invocato stato di necessità, effettivo o putativo, nella condotta dei genitori che non avevano sottoposto a vaccinazioni obbligatorie il figlio, adducendo pericoli per la sua salute: in tema di sanzioni amministrative, infatti, secondo la Suprema Corte, ai fini dell'accertamento della sussistenza o meno delle cause di esclusione della responsabilità, previste dall'art. 4 l. 24 novembre 1981 n. 689, occorre, in mancanza di ulteriori precisazioni, fare riferimento alle disposizioni che disciplinano i medesimi istituti nel diritto penale; e la responsabilità dell'autore dell'illecito è altresì esclusa in caso di erronea supposizione della sussistenza degli elementi concretizzanti una causa di esclusione della responsabilità, in quanto l'art. 3 della citata legge n. 689 del 1981 esclude la responsabilità quando la violazione è commessa per errore sul fatto, ipotesi questa nella quale rientra anche l'erroneo convincimento della sussistenza di una causa di giustificazione; in tale ipotesi, peraltro, l'onere della prova dell'erroneo convincimento grava su chi lo invoca.

Da ultimo, si osservi come, in particolare in tema di scriminanti putative, in applicazione analogica dell’art. 3, comma 2°, della L. 689/1981, operano a pieno titolo le esimenti con modalità analoghe a quelle previste dall’art. 59 c.p.: in tal senso, la Suprema Corte precisa proprio che, nella disciplina di cui alla l. 24 novembre 1981 n. 689 delle violazioni amministrative, per cui è richiesto un elemento psicologico quale la legge penale esige per le contravvenzioni, operano le esimenti (nella specie, stato di necessità) anche nella forma putativa, poiché la rilevanza dell'errore sull'esistenza della causa scriminante - ancorché non espressamente sancita con disposizione analoga a quella dell'art. 59 cpv. c.p. - va comunque, ritenuta, in applicazione analogica dell'art. 3 comma 2, della stessa legge n. 689 del 1981 laddove esclude la responsabilità nel caso di "errore sul fatto" non determinato da colpa, configurandosi un tale errore anche quando l'agente supponga di trovarsi in una situazione concreta che, se realmente esistente, integrerebbe l'esimente”.